Recensione:”L’albero delle bugie” di Frances Hardinge

Buongiorno cari lettori, oggi vi parlo di un libro che mi ha letteralmente catturata e che credo sarà una delle letture più belle di quest’anno, per cui drizzate le antenne e sintonizzatevi sulle sue vibrazioni…vi porteranno molto lontano! 😉

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Titolo: L’albero delle bugie

Autore: Frances Hardinge

Editore: Mondadori

Collana: Contempoanea

Genere: gotico, mystery, thriller, giallo, fantasy

Pagine: 415

Data di pubblicazione: 30 agosto 2016

Prezzo: brossurato € 17,00 / eBook € 8,99

Fin da quando era piccola Faith ha imparato a nascondere dietro le buone maniere la sua intelligenza acuta e ardente: nell’Inghilterra vittoriana questo è ciò che devono fare le brave signorine. Figlia del reverendo Sunderly, esperto studioso di fossili, Faith deve fingere di non essere attratta dai misteri della scienza, di non avere fame di conoscenza, di non sognare la libertà. Tutto cambia dopo la morte del padre: frugando tra oggetti e documenti misteriosi, Faith scopre l’esistenza di un albero incredibile, che si nutre di bugie per dar vita a frutti magici capaci di rivelare segreti. E proprio grazie al potere oscuro di questo albero che Faith fa esplodere il coraggio e la rabbia covati per anni, alla ricerca della verità e del suo posto nel mondo. Magia, scienza e desiderio di libertà si incontrano in un questo romanzo, con una coraggiosa eroina che rompe gli schemi, nel solco di Jane Eyre.

Frances Hardinge è cresciuta in una vecchia casa nelle campagne del Kent. Ha studiato letteratura all’università di Oxford e ha cominciato la sua carriera dopo aver vinto il premio indetto da una rivista. Dopo Philip Pullman e dopo quattordici anni L’albero delle bugie è stato il primo libro per ragazzi a vincere il “Costa Book Award 2015”, uno dei più importanti premi letterari inglesi.

Della copertina di questo libro non si può non parlare! Cioè…ma l’avete vista? È tutto perfetto: la grafica, i colori, il contrasto opaco/lucido che mette in risalto questo grande albero che si staglia contro la luna…è stato amore a prima vista!

Queste sono le copertine originali e quella a sinistra mi piace molto, anche se forse svela un elemento della trama che non è stato espressamente confermato, mentre a quella di destra manca un po’ di tono. Ora diamo un’occhiata alla trama, anche se questa volta non voglio e non posso svelarvi molto, perché non vorrei rovinarvi la lettura. All’inizio del libro un battello avanza lentamente avvolto nella nebbia, diretto verso una piccola isola sconosciuta trasportando la famiglia Sunderley al completo: il Reverendo Erasmus Sunderlay, la moglie Myrtle, i due figli Howard di otto anni e Faith di quattordici, e infine il cognato Miles. Il Reverendo Sunderley è un appassionato di archeologia, esperto studioso di reperti fossili, uomo rispettabile fin quando non viene alla luce che un fossile raccolto da lui sulla spiaggia è in realtà un falso creato ad hoc. Il Reverendo nega e difende la reputazione sua e della propria famiglia, ma le chiacchiere si sa, si estendono a macchia d’olio, e dopo un articolo che descrive l’accaduto apparso sull’Intelligencer, una famosa rivista scientifica, non è più possibile per la famiglia restare nel Kent. Così una proposta di collaborazione offerta da un gruppetto di studiosi che sta effettuando degli scavi su un’isoletta sperduta,Vane, si rivela essere, apparentemente, la salvezza della famiglia, la quale è pronta a seguire il Reverendo nella speranza che le notizie non giungano in quel luogo sperduto. Ma è evidente che Myrtle non sia al settimo cielo per questo “trasloco”, tanto più che la loro abitazione è sprovvista di due cose di cui non sembra poter fare a meno: il gas e una cuoca. L’umore generale è quindi sotto le scarpe, anzi sotto gli stivali, dato che a Vane sembra essere tutto fangoso e appiccicoso a causa delle continue piogge e dell’umidità provocata dal mare. Il personaggio principale del romanzo è Faith, la figlia quattordicenne del Reverendo, una ragazza dall’intelletto vivace, affamata di conoscenza,  curiosa, sveglia, coraggiosa, ma che deve tenere a bada questo aspetto della propria personalità dietro un’apparenza di figlia docile, coscienziosa e devota. Faith la chiama “Quella”, ossia la parte di sé che non deve venir fuori “l’esatto opposto della Faith che il mondo conosceva”. Nel tempo ha potuto nutrire quella “fame” in segreto, divorando i libri  e le riviste scientifiche del padre sparse in tutta casa, ma è stanca di essere trattata come una bambola di porcellana, adatta solo a fare conversazioni piacevoli e superficiali, come è giusto che si comporti una donna della sua epoca: ossia mostrando il più possibile di essere un esemplare non dotato di un cervello funzionante. E sua madre non fa che rammentarglielo ogni volta che aprendo bocca dice qualcosa di intelligente. Faith guarda al padre come ad un modello di integrità morale e intellettuale, e non riesce a credere alle voci sui fossili falsi. Ma il Reverendo è un uomo imperscrutabile, con un’espressione severa sempre dipinta sul volto incute timore e soggezione soprattutto ai propri figli. Faith vorrebbe stargli vicino, parlargli, dirgli che lei è dalla sua parte, sempre, qualunque cosa accada, ma la corazza del padre è impenetrabile e appena arrivati sull’isola passa moltissimo tempo nella fabrique de jardin, una vecchia costruzione situata dietro la casa, in cui ha fatto sistemare tutti i suoi “campioni botanici vari” che non lascia vedere a nessuno e a cui sembra tenere più dei suoi stessi figli. Addirittura fa sistemare delle tagliole intorno alla casa perché nessuno si avvicini ai suoi “esemplari”. Una volta Faith riesce a sgattaiolare nella fabrique avvertendo uno strano odore, “come un gelo mentolato che le bruciava gli occhi”, ma sentendo dei rumori all’esterno è costretta ad andarsene subito. Un ragazzo è rimasto intrappolato in una delle tagliole e bisognerebbe avvertire il Reverendo per avere il suo consenso a chiamare un medico, ma nessuno ha il coraggio di disturbarlo nel suo studio. Faith riesce a vincere le proprie paure e decide di infrangere la regola, ma quello che siede all’interno dello studio è un uomo diverso da suo padre: c’è qualcosa di inquietante in lui, a malapena riesce a vedere la figlia, sembra come ipnotizzato…e poi perché ha quegli occhi gialli? La sera seguente Faith torna dal padre decisa a rivelarle il suo piccolo segreto: è stata lei a frugare tra le sue carte e a lasciare un’impronta su un documento. La ragazza è pronta ad affrontare la rabbia e la conseguente punizione che inevitabilmente subirà, ma non è preparata alla tempesta che si abbatte su di lei. Il padre la umilia, la annienta con le sue parole. Avviene tutto molto in fretta, ma in quei pochi istanti Faith sente di aver perso l’amore del padre e si sente annullata:

Il suo orgoglio s’era scontrato con l’amore, e questo tipo di collisione ha in genere un unico possibile esito. L’amore non combatte lealmente.

Poi accade qualcosa di assolutamente inaspettato: il padre, ancora fermo a studiare delle carte, chiede alla figlia il suo aiuto. Faith è frastornata, un minuto primo l’ha definita un peso e un disonore per la famiglia e un minuto dopo le sta chiedendo di aiutarlo…sorpresa dall’insolita richiesta e con la prospettiva di recuperare la fiducia del padre, Faith fa quello che le ordina di fare: dovrà accompagnarlo in barca in una delle grotte marine dell’isola per nascondere qualcosa di molto prezioso. Così escono nel freddo della notte, e affrontano il mare nero rischiando di infrangersi contro gli scogli. Faith è spaventata ovviamente, ma nessuna sensazione potrebbe ripagarla come quella di essere stata d’aiuto a suo padre, il quale, una volta tornati a casa, le chiede di non raccontare a nessuno dove sono stati quella notte. Lei deve tornare nella sua stanza e se qualcuno l’indomani le chiederà qualcosa dovrà dire che è rimasta nello studio del padre a parlare con lui fino all’una di notte: quando Faith sale di sopra vede il padre uscire con una lanterna in mano e allontanarsi da casa. Non lo vedrà mai più. Il giorno seguente il Reverendo Sunderley viene ritrovato appeso ad un albero sulla scogliera e la causa della morte sembra irrefutabile: suicidio. Questa parola si insinua viscidamente nella testa di Faith, ma lei non si da pace, è impossibile che il padre abbia compiuto un atto del genere, lo conosceva fin troppo bene. Non si sarebbe mai tolto la vita in quel modo gettando del fango sulla sua famiglia, e lei è decisa a dimostrarlo. Prima di tutto deve scoprire cosa ha nascosto suo padre in quella grotta perché potrebbe avere a che fare con la sua morte; così torna alla grotta e trova un’alberello dalle foglie scure che cresce al buio. Era da lì che proveniva l’odore gelido e pungente  che aveva percepito nella fabrique , ora tutta la grotta ne è impregnata; ma suo padre ha davvero rischiato la vita per una pianticella? Trovando quella pianta Faith non ha idea di cosa ha appena scoperto, qualcosa di antico e potente, che nessuno pensava fosse mai realmente esistito.

Faith è una ragazzina di quattordici anni, ma potrebbe benissimo essere una donna dalla mente lucida e brillante per il suo modo di agire e di ragionare. Non si comporta mai come una bambina e dimostra di essere fin troppo matura per la sua età, a volte anche più matura della madre, verso la quale prova un intenso sentimento di odio in più momenti della storia. Non appena muore il marito, Myrtle è infatti presa nella scelta dei tessuti per confezionare vestiti per il funerale e si lascia corteggiare spudoratamente dal reverendo di Vane e dal dottore dell’isola. Quello che mi ha colpita è stata la tenacia con cui questa ragazza si aggrappa all’immagine del padre per poterla difendere, anche se il Reverendo l’aveva ignorata, ferita e umiliata negli ultimi anni della sua vita. Dopo la morte del padre “Quella” parte di sé che ha sempre dovuto reprimere viene fuori prepotentemente e l’aiuterà a diventare una donna forte e sicura, anche se per accettarla dovrà mettersi in discussione e ammettere di essere diversa da come è sempre stata:

Era quella Faith, la fanciulla brava e buona? La ragazza nello specchio era capace di qualunque cosa. Ed era tutto fuorché brava e buona, lo si capiva al primo sguardo. “Non sono buona.” Qualcosa nella mente di Faith riuscì a liberarsi, a volare via sbattendo ali nere nel cielo. “Una persona buona non sarebbe mai capace di provare quello che provo io. Sono cattiva e subdola e piena di rabbia. Non c’è salvezza per me.”

Faith è una vera eroina femminista che decide di voler essere diversa dalle donne che ha conosciuto finora, non vuole fare tappezzeria, non vuole essere trattata come un animale domestico. Faith vuole di più, e se questo dovrà significare sacrificare la propria vita e la propria reputazione non importa:

Se Faith avesse proseguito con lo studio delle scienze naturali, da donna era probabilmente destinata a venir sbeffeggiata, sminuita, trattata con condiscendenza e ignorata per tutta la vita. Era probabile che nessuno volesse sposarla. Come avrebbe potuto guadagnarsi da vivere, e trovare il denaro per perseguire la sua passione? Forse sarebbe andata all’estero per prender parte a degli scavi, e sarebbe stat tenuta in dispregio come donna scandalosa che viaggiava da sola. Forse si sarebbe sposata e tutto il suo lavoro sarebbe stato attribuito al marito. Forse si sarebbe ridotta a diventare una vecchia zitella senza un soldo, con una collezione di coralli per unica compagnia. E forse qualche ragazza in un futuro, sfogliando la libreria paterna, avrebbe incontrato una nota a piè di pagina in una rivista accademica e avrebbe letto il nome “Faith Sunderley”. Faith? avrebbe pensato. Ma è un nome femminile. È stata una donna a fare questo. E se è così…allora anch’io posso farlo. E il piccolo fuoco della speranza, della fiducia in se stessa, e della determinazione si sarebbe trasmesso a un altro cuore.

Collocare questo romanzo all’interno di un genere ben preciso non è cosa facile, in quanto risulta essere un’armonia perfetta tra vari generi letterari, come il romanzo gotico, il mystery, il thriller, il giallo, il fantasy e il romanzo vittoriano. Tutti elementi che mi hanno mandata in visibilio! Non è affatto un romanzo per ragazzi, anzi mi sento di consigliarlo anche ad un pubblico adulto perché non ha nulla da invidiare ai libri “per i grandi”. Se iniziate a leggerlo, vi avverto, non riuscirete facilmente a separarvene, perché ogni capitolo rappresenta una piccola scoperta che vi spingerà ad andare avanti e a divorare questo libro. Il soggetto della storia è bellissimo ed originale, e l’autrice merita un plauso per aver creato un gioiello della letteratura per ragazzi come non se ne leggevano da anni. La scoperta dell’albero e tutto ciò che esso significa è stata una scelta geniale e molto, molto inquietante. Per questo mi è piaciuto così tanto! Ora sono nella fase di lutto che deve inevitabilmente affrontare il lettore dopo aver terminato un libro molto coinvolgente, ma quando leggerete questo post sarò senz’altro in via di ripresa e starò leggendo gli altri libri interessanti che mi aspettano sul comodino. Vorrei dirvi altre mille cose ma non posso perché finirei per spoilerarvi tutto, e poi mi rendo conto di aver superato le duemila parole quindi avrò pietà di voi. È stata la recensione più lunga che abbia mai scritto. XD Se siete arrivati fino a questo punto allora vi meritate tutta la mia stima e, soprattutto, dovrete leggere per forza il libro!

Lo trovate qui⇒ L’albero delle bugie

Spero che la mia recensione vi abbia tenuto compagnia. Se avete delle domande resto a vostra disposizione, fatemi sapere cosa ne pensate! A presto 😉

Stay imbranation

The imbranation girl

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