Recensione | “Tanti piccoli fuochi” di Celeste Ng

Ciao a tutti cari imbranations, è da un po’ che latito da queste parti, ma oggi voglio prendermi il tempo per segnalarvi questo romanzo, “Tanti piccoli fuochi” di Celeste Ng, del quale ho atteso con trepidazione la traduzione italiana in quanto lo avevo scoperto lo scorso anno sulla pagina Instagram dell’attrice Reese Witherspoon che, per chi non lo sapesse, gestisce un gruppo di lettura molto famoso. Tutti i bookblogger stranieri ne parlavano benissimo e non vedevo l’ora di leggerlo, tanto più perché è stato eletto come miglior libro del 2017 nella categoria “Fiction” di Goodreads! Arrivato finalmente in Italia il 19 aprile 2018 (brossurato € 18,00), non ho avuto la possibilità di leggerlo fino ad ora, ma è valsa la pena dell’attesa.

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La storia è ambientata nel 1998, nell’America post Sexgate, nella rispettabile cittadina di Shaker Heights, una comunità formata da ricchi democratici che credono di essere il perfetto modello del cittadino americano: rispettosi della legge, della morale, dei diritti altrui, con il prato sempre ben curato, una casa accogliente e in ordine e pronti a battersi contro le discriminazioni. Non passerà molto tempo per scoprire che questa è solo una facciata da mantenere in pubblico e che sotto il finto perbenismo degli abitanti di Shaker Heights si cela un fastidio per tutto ciò che non è conforme alle regole. La famiglia Richardson è un caposaldo all’interno della comunità: marito avvocato, moglie giornalista per un quotidiano locale, tre figli modello (almeno agli occhi della madre), una figlia, Izzy, la più piccola, ribelle alla perfezione della sua vita e pertanto pecora nera della famiglia. All’inizio del romanzo troviamo Mrs Richardson in pantofole e accappatoio in giardino, di fronte alla propria abitazione in fiamme. Tutti i membri della famiglia sono usciti fuori sul prato, accortisi che qualcuno ha appiccato tanti piccoli fuochi nelle varie stanze. All’appello manca solo Izzy: la madre e i tre fratelli non hanno dubbi sul colpevole.

“Più avanti la gente avrebbe detto che i segnali c’erano fin dall’inizio: che Izzy era una piccola pazza, che c’era sempre stato qualcosa di sbagliato nella famiglia Richardson, che non appena avevano sentito le sirene quel mattino sapevano che era successo qualcosa di terribile.”

A questo punto l’autrice ci fa tornare indietro a undici mesi prima, quando Mia Warren e sua figlia Pearl arrivano in città e prendono in affitto un appartamento di proprietà della famiglia Richardson. Mia è un’artista che lavora come cameriera per mantenere la figlia adolescente Pearl, e il suo spirito gitano la porta a non fermarsi mai in alcun luogo. Pearl non ricorda di aver mai vissuto a lungo nello stesso posto e, finora, le è sempre stato bene. Arrivate a Shaker Heights, dovranno entrambe imparare molte regole per cercare di integrarsi nel tessuto della società. Pearl entra subito in confidenza con i ragazzi Richardson e passa molto tempo nella loro splendida casa, fino a sentirsi quasi parte della famiglia. Una famiglia apparentemente perfetta, che lei non ha mai avuto, con un padre che rientra tutte le sere dal lavoro e una madre che mette in tavola pranzetti prelibati. Mrs Richardson arriva a proporre a Mia di lavorare per lei come domestica, in modo da poter controllare più da vicino la nuova inquilina di Winslow Road. Tutto sembra procedere a meraviglia fin quando una famiglia, amica di lunga data dei Richardson, decide di adottare una bambina cinese trovata davanti la caserma dei vigili del fuoco. La madre biologica, che aveva abbandonato la piccola per disperazione, vuole ottenere la custodia della figlia e da qui nascerà una lunga battaglia legale che coinvolgerà l’intera cittadina, spaccando a metà l’opinione pubblica del paese. Nella mente di Mrs Richardson si insinua l’idea che Mia abbia a che fare con la situazione, e più la osserva più coglie in lei i segnali di un’anticonformismo che non è assolutamente disposta ad accettare nella propria città. Così, con il suo fare da giornalista, inizia ad indagare sul passato della donna, fino ad esserne quasi ossessionata. Ma questa sua indagine le si ritorcerà contro, avendo effetti devastanti su tutta la sua famiglia.

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Tutto il romanzo ruota attorno a un termine, “scintilla”, che sottolinea lo scatto vitale che da’ origine a tutte le nostre azioni, tutto ciò che accende un fuoco dentro di noi, e che viene utilizzato anche metaforicamente per richiamare l’incendio a cui assistiamo all’inizio del libro. Ho apprezzato moltissimo la scrittura fluida di quest’autrice, una scrittura che sa colorarsi sempre delle giuste sfumature nel momento di descrivere il sentimento o l’emozione che si cela dietro un’azione. E di emozioni ce ne sono davvero tante nella storia, considerando che il tema principale è quello della maternità, affrontata da varie angolazioni. Le protagoniste più forti del romanzo sono tutte donne che devono fare i conti con la propria cultura, la propria educazione, nel momento in cui vanno a confrontarsi con i propri figli. Celeste Ng ha descritto perfettamente alcuni ruoli genitoriali, facendo riflettere il lettore sulla potenza della maternità in tutte le sue sfaccettature. L’autrice ci descrive un fatto, lascia che ne sviluppiamo un nostro giudizio per poi abbatterlo successivamente attraverso la descrizione di tutto ciò che sta a monte di un evento, di un comportamento, e il lettore rimane spiazzato. C’è una profonda introspezione psicologica dei personaggi che, ad un certo punto, devono vedersela con il loro passato o con le loro paure più recondite.

Vi lascio con una bellissima, a mio parere, riflessione sull’essere genitori e figli che scaturisce dalla mente di Mia:

“Per un genitore, un figlio non è solo una persona: un figlio è un luogo, una specie di Narnia, uno spazio vasto ed eterno dove il presente che stai vivendo, il passato che ricordi e il futuro che attendi con ansia coesistono nello stesso istante. Ti basta guardare tuo figlio per capirlo: sul suo viso si sovrappongono il neonato che è stato, il bambino che è diventato  e l’adulto in cui si trasformerà, e si vedono tutti simultaneamente, come un’immagine tridimensionale. Una cosa da far girare la testa. È un luogo in cui trovare rifugio, a patto di sapere come entrarci. E ogni volta che lo lasci, ogni volta che tuo figlio esce dal tuo campo visivo, hai paura di non potervi più fare ritorno.”

Stay imbranation

The imbranation girl

 

 

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