Recensione (spoiler free) di “La notte che ho dipinto il cielo” di Estelle Laure

Buon pomeriggio e ben trovati cari imbranations! Oggi vi parlerò del nuovo libro uscito ieri in casa De Agostini (che ringrazio infinitamente per avermelo fatto leggere in anteprima!) “La notte che ho dipinto il cielo” di Estelle Laure. L’ho letto da tempo e non vedevo l’ora di recensirvelo, e finalmente oggi posso parlarvene. Vi va di scoprire questa novità? Venite con me allora 😉

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Copertina italiana

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Copertina originale

Titolo: La notte che ho dipinto il cielo

Titolo originale: This raging light

Autore: Estelle Laure

Editore: De Agostini

Genere: young adult, narrativa

Collana: Ragazzi, Narrativa, Le Gemme

Pagine: 290

Data di pubblicazione: 16/02/2016

Prezzo: brossurato 14,90 euro/ ebook 6,99 euro

Il romanzo d’esordio più atteso dell’anno. Una storia romantica, commovente, inaspettata e piena di speranza. Come la vita, come l’amore. Come tutti i colori del cielo.

“Quanti volti ha l’amore? Per Lucille, diciassette anni e una passione per l’arte, l’amore ha il volto della sorellina Wrenny. Wrenny che non si lamenta mai di niente, Wrenny che sogna un soffitto del colore del cielo. E poi ha il volto di Eden. Eden che è la migliore amica del mondo, Eden che sa la verità. Quella verità che Lucille non vuole confessare nemmeno a se stessa: sua madre se n’è andata di casa e non tornerà. Ora lei e Wrenny sono sole, sole con una montagna di bollette da pagare e una fila di impiccioni da tenere alla larga. Prima che qualcuno ami i servizi sociali e le allontani l’una dall’altra. Ma è proprio quando la vita di Lucille sta cadendo in pezzi che l’amore assume un nuovo volto: quello di Digby. Digby che è il fratello di Eden, Digby che è fidanzato con un’altra e non potrà mai ricambiare i suoi sentimenti. O forse sì? L’unica cosa di cui Lucille è sicura è che non potrebbe esserci un momento peggiore per innamorarsi…”

Partiamo dalla copertina, che mi è piaciuta moltissimo: il profilo di una ragazza con una farfalla poggiata delicatamente sul naso, su uno sfondo azzurro lavanda che adoro. Anche il font e i colori dei caratteri usati per il titolo sono super azzeccati, in quanto ricordano delle pennellate, come quelle della protagonista nella notte in cui, presa dalla frenesia della situazione, dipinge la stanza della sorellina Wrenny dei colori del cielo. La storia ha inizio nel quattordicesimo giorno dalla partenza della mamma di Lucille e Wrenny per una vacanza, il giorno in cui sarebbe dovuta tornare. Ma Lucille sapeva in cuor suo che quella vacanza sarebbe durata molto più del previsto. Le due sorelle hanno già dovuto sopportare la mancanza del padre, che si è dovuto allontanare dalla famiglia dopo un fatto spiacevole accaduto un anno prima, a cui Lucille ha assistito. Negli sguardi delle persone la ragazza sembra incontrare il ricordo di quella notte, anche se nessuno ne fa mai parola. E ora dovrà sopportare anche l’abbandono della madre. Per le sue fragili spalle di diciassettenne sembra un fardello troppo pesante da sopportare, ma Lucille si rende conto di non essere sola. C’è la sua migliore amica Eden, che le sarà accanto per badare a Wrenny, la sorellina per cui Lucille farebbe di tutto, anche accettare un lavoro in un locale in cui mai avrebbe creduto di poter essere assunta. Ci sono dei “misteriosi angeli custodi”, che di soppiatto riforniscono la casa di prelibatezze. E poi c’è Digby, il fratello di Eden, il ragazzo per cui Lucille ha una cotta sin da  quando era bambina, ma a cui sa di non potersi avvicinare perché fidanzato con una ragazza seria e carina. Ma Digby è così dolce e premuroso con lei e con Wren, e lei è solo una ragazza che deve fare da madre alla sorellina, deve lavorare per pagare le bollette, deve essere forte per non far scoprire a nessuno come stanno veramente le cose. La situazione non è certamente delle migliori per innamorarsi del fratello della sua migliore amica (fidanzato per giunta!). Ma a volte l’amore si nasconde nei luoghi più inaspettati. L’amore sa qual è il momento giusto, siamo solo noi a credere che non lo sia.

Ho iniziato a leggere questo libro e non sono riuscita a smettere fin quando non sono arrivata alla fine: l’ho divorato in una sola sera! Il linguaggio scorrevole dell’autrice e il suo modo delicato di raccontare una storia piena di complicazioni e anche di dolore mi ha totalmente conquistata. Perché è, sì, una storia che parla di amicizia, di legami e d’amore, ma è anche una storia piena di ferite, di quelle peggiori, che ci infliggono le persone a noi più care. Lucille deve imparare a convivere con l’abbandono della madre, che decide consapevolmente di lasciare le sue figlie a se stesse. Poi c’è il ricordo doloroso del padre, di quella notte in cui la famiglia è andata in pezzi, un ricordo con cui Lucille dovrà fare pace per il bene di sua sorella. Mentre leggevo ho provato a immedesimarmi con la protagonista e non so se sarei riuscita ad avere la sua stessa forza. Poi però la sua storia mi ha ricordato che “quella” forza l’abbiamo tutti noi. È come una riserva nascosta a cui possiamo attingere quando crediamo di non riuscire ad affrontare la vita e le sue innumerevoli prove. È quella spinta che ci fa rimboccare le maniche e ci ricorda che c’è sempre qualcuno o qualcosa per cui vale la pena di lottare e di vivere.

“So cosa ho dentro. Sono un mostro sputa fuoco, e non mi lascerò sconfiggere. (…) Resterò ben salda con i piedi per terra, perché so che posso farcela. E so anche che se mai dovessi cadere, ci sono molte mani pronte a prendermi. (…) Che senso ha vivere, se non sei disposto a lottare per ciò che di vero hai nel cuore, se non sei disposto a rischiare qualche ferita?”

Mi è piaciuta moltissimo la scena in cui Lucille decide di esprimere il groviglio di gratitudine, eccitazione e dolore dipingendo la stanza di sua sorella, una scena catartica per la protagonista, che riesce a sublimare tutte le sue emozioni catalizzandole in quel “cielo” nella camera di Wrenny:

“Non basta un quadro, non basta neanche un miliardo di quadri. Non questa sera. Ho bisogno di altro.E così dipingo il cielo nella stanza di Wren. Lo faccio per lei. Lo faccio per mamma. Per papà. Lo faccio anche per mia zia Jan che non c’è più, portata via troppo presto da quella malattia al seno, la zia a cui somiglio tanto. Ma soprattutto lo faccio per me stessa. La sensazione del pennello in mano mi sorprende. È perfetto, si incastra a dovere, come un pezzo di me che non sapevo di aver perso. Come l’ultima volta. Mentre l’azzurro copre le macchie, mi calmo. Domattina sarò esausta, ma adesso mi sento libera. Dipingo i profili delle pareti, seguo le linee alla perfezione, e accenno anche un balletto. Mi sfilo i jeans di mamma e rimango in canotta e mutande. E allora via, via con l’azzurro, azzurro su tutto, via ogni segno, ogni macchia, ogni brutta impronta sui muri. Muovo il sedere, ascolto la musica dalle cuffie, mi azzardo persino a canticchiare. Quando ho finito, prendo il bianco e dipingo le finestre, coprendo la vernice ingiallita delle cornici. Faccio tutto con calma, mi perdo tra scanalature, profili, angoli. È incredibile quello che riesce a fare la pittura, come possa rendere tutto più bello.”

Non posso che consigliarvi la lettura di “La notte che ho dipinto il cielo”, per riscoprire quella forza nascosta in ognuno di voi. E la forza dell’amore, ovviamente! Spero che la mia recensione vi abbia incuriositi, fatemi sapere cosa ne pensate! 😉

A presto!

Stay imbranation

The imbranation girl

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