I° TAPPA BLOGTOUR “La foresta assassina” di Sara Blaedel | PRESENTAZIONE ED ESTRATTO DEL ROMANZO

Buongiorno a tutti e benvenuti alla prima tappa di questo blogtour tutto dedicato al nuovo romanzo di Sara Blædel, intitolato “La foresta assassina”. Si tratta di un giallo (è pubblicato infatti da Fazi nella collana “Darkside” dedicata al genere) danese, ambientato nelle foreste della Selandia, regione orientale della Danimarca, ed è il secondo romanzo dedicato ai casi dell’investigatrice Louise Rick, della quale avevamo letto le imprese ne “Le bambine dimenticate”, uscito lo scorso anno (e di cui trovate la tappa del blogtour con la recensione qui). Ora la ritroviamo alle prese con divinità nordiche come Thor e Odino, sacrifici e riti neopagani di iniziazione. Come nel precedente capitolo, anche qui il passato torna a tormentarla, ma questa volta Louise dovrà dipanare finalmente il filo di bugie che l’ha soffocata per tanto tempo. Se amate i gialli e i thriller, vi consiglio di tener d’occhio quest’autrice davvero promettente, che è già stata osannata dai grandi nomi della letteratura nordica, come Camilla Läckberg.

Ora vi lascio alla lettura in anteprima di un estratto del romanzo, good reading!

“Esitò, prima di prendere la gallina morta che suo padre gli porgeva. C’erano chiazze rosse sulle piume bianche, nel punto in cui prima c’era stata la testa. Sune non aveva mai sopportato l’odore e il colore scuro del sangue che sgorgava fino a formare una pozza, ma non l’avrebbe dato a vedere a suo padre. Non oggi.
“Sarebbe stato più facile se fosse venuta anche la mamma”, pensò, battendo un paio di volte le palpebre. Sua madre era a letto, morente, e lui aveva passato buona parte della giornata al suo capezzale. La cosa più brutta era la flebo. Quasi non era riuscito a guardare il punto in cui l’ago entrava nella mano, anche se era coperto da un cerotto. Quando papà l’aveva chiamato dicendogli che era tempo di partire, lei dormiva.
Da mesi non vedeva l’ora che ci fosse il momento dell’iniziazione e della festa che sarebbe seguita. Molte volte aveva provato a immaginare come si sarebbe sentito a uscire di casa bambino per tornarci adulto la notte seguente. O perlomeno a essere considerato tale, con tutte le responsabilità e i diritti del caso. I suoi compagni di classe erano già cresimati, ma Sune, da buon pagano, aveva dovuto attendere il quindicesimo compleanno per il rito di maggiorità religiosa. E quel giorno cadeva oggi.
Mise la gallina nel secchio che papà Lars aveva prelevato dalla lavanderia e posò il tutto sul tappetino davanti al sedile destro, dopodiché salì a bordo, tirando su le gambe. Nel vano posteriore del furgone papà aveva già approntato tutto il necessario per il sacrificio di mezzanotte, e Sune vi aveva aggiunto i due piccoli doni per gli dèi. Dovevano rappresentare il passato e il futuro. Come simbolo dell’infanzia che si lasciava alle spalle aveva scelto il libro di Winnie the Pooh con cui era cresciuto, anche se gli dispiaceva separarsene. Era un volumetto tenuto insieme con il nastro adesivo. Sua madre gliel’aveva letto talmente tante volte che ormai le pagine si staccavano. Papà Lars aveva disapprovato questa sua scelta, ma la mamma aveva preso le difese di Sune. Invece il dono che rappresentava il futuro era il robusto temperino che gli era stato regalato dal padre. Sune sperava che gli dèi lo premiassero dandogli coraggio e forza per la sua vita adulta, anche se non aveva intenzione di fare il macellaio come suo padre e suo nonno. Non gli era venuto in mente nessun oggetto più appropriato, tutto qui. Comunque, papà aveva approvato.
Poi c’era il dono che toccava a Sune, per dargli una spintarella nella direzione giusta. Lars, da ragazzo, non era particolarmente dedito alla lettura e alla scrittura, perciò aveva avuto in regalo un coltello da macellaio e, dopo l’iniziazione, era stato ritirato dalla scuola per cominciare un apprendistato presso la macelleria di famiglia. C’era anche stato il caso di un ragazzo che aveva ricevuto un biglietto aereo con l’ordine di non tornare finché non fosse diventato abbastanza grande da non doversi più aggrappare alle gonnelle di mammà. Non era mai più tornato a casa.
Sune sperava che il suo dono fosse una catenina d’argento con il Mjöllnir, il martello di Thor, simbolo del paganesimo scandinavo. Era stato suo padre a dirgli di desiderare questo. Quando papà svoltò e imboccò la strada del bosco, chiedendogli se fosse pronto, lui sorrise e annuì.
In lontananza vide le fiaccole e il falò. Il buio si stava facendo compatto, il cielo della notte e le ombre nere scavate fra gli alberi conferivano alle fiamme una tinta dorata e accogliente. Sentì un formicolio al petto nel constatare che gli altri si erano radunati in anticipo per preparare tutto per lui. Le lingue di fuoco danzavano nell’oscurità.
Questo era il suo rito. Per la prima volta avrebbe fatto parte del cerchio degli uomini. Per tutta la vita era venuto in questi boschi, insieme ai genitori, per gli incontri con gli altri pagani. Adorava quest’atmosfera, e anche il grande banchetto che si teneva quando gli adulti avevano completato le preghiere agli dèi, ma non aveva mai preso parte al cerchio. Era libero dalle regole. Stasera sarebbe diventato uno degli uomini, il cerchio si sarebbe chiuso e per tutta la vita Sune avrebbe avuto il vincolo del giuramento. Gli unici a poter spezzare il cerchio erano i bambini e gli animali, che non ne comprendevano la sacralità, perciò di solito lui veniva mandato a giocare con i suoi coetanei dietro il grande falò, con la severa proibizione di disturbare, a meno che qualcuno non si fosse fatto male.
Da stasera in poi, lui avrebbe fatto parte del cerchio, quando venivano invocati gli dèi. Avrebbe potuto bere dal corno che veniva passato di mano in mano. In segno di ringraziamento per l’iniziazione avrebbe sacrificato la gallina agli dèi, confermandosi nella sua fede pagana. Da mesi ripassava tutti i rituali. Suo padre gli aveva parlato dell’anello del giuramento, giurando sul quale, gli aveva ribadito più volte, si contrae un impegno dinanzi agli dèi, una promessa alla quale non si può venire meno.
Pensò al maiale nel vano posteriore. Per concludere il rito, l’animale sarebbe stato immolato e il sangue sarebbe stato offerto agli dèi. Era il gesto con cui la famiglia li avrebbe ringraziati per aver accolto Sune.
Suo padre andò verso il falò, intorno al quale le fiaccole formavano un cerchio di qualche metro di diametro, a mo’ di cinta fortificata. D’un tratto Sune si sentì in imbarazzo in mezzo a tutto quel silenzio e a tutti quegli uomini che con gesti solenni si mettevano in riga e, uno dopo l’altro, si facevano avanti per abbracciarlo. Non gli veniva in mente niente da dire e tentò di reprimere il sorriso di fierezza, per non sembrare troppo puerile. Poi il goði indossò il manto e senza dire una parola gli uomini si disposero in cerchio intorno al fuoco. Il bagliore delle fiaccole era come un muro che chiudeva fuori il bosco.
“È adesso”, pensò Sune. “Ecco che comincia. Fra poco sarò adulto”.

Passi di: Sara Blædel. “La foresta assassina”.

Spero che il romanzo vi incuriosisca e che decidiate di leggerlo (a me è piaciuto moltissimo!), ma se siete ancora indecisi, seguite le altre tappe del blogtour preparate dagli altri colleghi!

foresta calendario

Stay imbranation

The imbranation girl

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2 pensieri su “I° TAPPA BLOGTOUR “La foresta assassina” di Sara Blaedel | PRESENTAZIONE ED ESTRATTO DEL ROMANZO

  1. Dopo aver letto la trilogia di Stieg Larson credo che i nordici siano molto portati per i thriller di un certo tipo. In passato PeterHoeg e la sua Smilla mi fecero compagnia per tante notti. Chissà questa scrittrice …

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