“Una ragazza senza ricordi” di Frances Hardinge

Lo scorso anno, proprio in questo periodo, scoprii Frances Hardinge, autrice di storie fantasy, horror e gotiche per ragazzi, leggendo “L’albero delle bugie”, che sarebbe diventato uno dei più bei libri letti nel 2016. Il 29 agosto è uscito in Italia il suo nuovo romanzo intitolato “Una ragazza senza ricordi” e, una volta letta la trama, non ho potuto resistere e sono corsa in libreria. Anche questa volta la Hardinge ci regala una protagonista femminile forte e pronta a tutto pur di scoprire la verità su quella buia notte in cui è caduta nel fiume Macaber, una caduta che ha cambiato la sua vita. Scambi d’identità, lettere che giungono da un fantasma, personaggi che si muovono ai limiti di una dimensione parallela: tanta carne al fuoco per gli amanti del genere! Scopriamo il libro insieme 😉


Editore: Mondadori

Pagine:  444

Data di pubblicazione: 29 agosto 2017

Prezzo: rilegato € 18,00

Triss ha un’unica certezza: da quando è caduta nel fiume Ma-caber, nella sua vita tutto è cambiato. Era una notte buia, di cui non riesce a ricordare nulla. I minuti passati sott’acqua sembrano averla trasformata: Pen, la sorellina di nove anni, ha paura di lei, e continua a dire che in realtà Triss non è più Triss. Sembrano pensarla così anche i suoi genitori, che bisbigliano sottovoce dietro porte chiuse celando segreti e misteri, come le lettere che continuano a ricevere da Sebastian, il figlio morto in battaglia durante la Prima guerra mondiale. E intanto Triss ha continuamente fame, una fame insaziabile e brutale, piange lacrime di ragnatela e si ritrova in un corpo sempre più fragile, che sembra fatto di foglie e fango. Ben presto, Triss scopre l’esistenza di un perfido architetto che vive tra il mondo reale e l’Altronde, una dimensione popolata di malevole creature senza volto, ed è lì che Triss e Pen devono avventurarsi, prima che sia troppo tardi. Un romanzo unico e profondo, in cui una scrittura magistrale dipinge un mondo lontano eppure vicinissimo, pieno di sfumature e soglie da oltrepassare.


Inghilterra, 1923: Triss è una bambina di undici anni, tranquilla, remissiva, di salute cagionevole, per questo i genitori la tengono da sempre sotto una campana di vetro, a differenza di sua sorella Penny di nove anni, spericolata, dispettosa, testarda e impulsiva. La famiglia si trova in vacanza, come ogni anno, nella casa di campagna e una sera Triss cade nel fiume Macaber: dopo il trauma della caduta, al suo risveglio sente delle voci nella testa (un po’ in stile “The Ring” per la verità: “Sette giorni…sette giorni”), si trova in ospedale e i dottori dicono che ha bisogno solo di un po’ di riposo, mentre lei sente che c’è qualcosa che non va. Ha solo vaghi ricordi della notte in cui è caduta. Sua sorella Pen ha paura di lei e continua a ripetere ai genitori che quella non è la vera Triss, ma Pen è capricciosa e i genitori non sono disposti ad assecondare le sue fantasie. Ma Triss è sempre più confusa ed è convinta che qualcosa di brutto le sia accaduto nel Macaber, e quella fame incontenibile che l’assale è una conferma. Non una semplice fame, ma una vera e propria frenesia che riesce a stento a mascherare a tavola, di fronte ai genitori. Una volta tornati a casa ad Ellechester, Pen si rifugia nella sua stanza e si rifiuta di vedere la sorella, mentre Triss è sempre più spaventata dalla sua fame insaziabile e dagli sguardi dei genitori che iniziano a farsi preoccupati. La sua camera da letto le è familiare eppure percepisce lo sguardo ostile delle sue bambole, quasi fossero animate, e una notte, in preda ai morsi della fame, Triss ingerisce una delle bambole e subito il ruggito che le sale da dentro si placa. Ma come è possibile? Come può aver mangiato una bambola? Il sonno l’abbandona del tutto e durante le sue veglie ascolta le conversazioni sussurrate dai genitori nei corridoi su alcune lettere misteriose e su un uomo con il quale il padre non dovrebbe avere più nulla a che fare. Così Triss si avventura in camera di Sebastian, il fratello maggiore morto durante la Grande Guerra in Francia, e lì scopre che uno strano essere dotato di ali porta ogni notte una lettera da parte di Sebastian. Mentre i misteri di famiglia s’infittiscono, Triss è ormai certa che qualcosa di irreparabile sia in atto: la sua fame perenne, le ragnatele che le spuntano agli occhi al posto delle lacrime, la scia di foglie secche, rami e terra che si lascia dietro ovunque vada, i suoi scatti di rabbia, le bugie che racconta ai genitori, sono segni inequivocabili di qualcosa di oscuro e sinistro dentro di lei. La vera Triss non avrebbe mai alzato la voce con i propri genitori, nè tantomeno si sarebbe mai sognata di raccontare loro bugie: Triss è la figlia perfetta, educata, obbediente, mentre Pen è quella cui dare sempre tutte le colpe, il capro espiatorio per qualsiasi marachella. Nella ricerca della verità Triss troverà un’improbabile alleata proprio in sua sorella Pen e nella fidanzata di Sebastian, Violet, una ragazza ribelle che gira in città su una motocicletta. E la verità sarà dura da accettare per tutti…Triss scopre di non essere la vera Triss, mentre Violet è bloccata nei ricordi del passato e in un inverno senza fine che la segue ovunque.

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L’autrice ci presenta tre personaggi femminili inizialmente molto diversi, poi sempre più compatibili, uniti dall’emarginazione, dal pregiudizio degli altri e dalle loro stesse paure. In questo romanzo la Hardinge affronta vari temi, primo fra tutti quello dell’identità, la sua scoperta e la sua affermazione, poi il pregiudizio, il dolore per la perdita delle persone care, quel desiderio di rivederle che ci spinge a fare patti anche con la persona più pericolosa del mondo. E torna anche il tema della menzogna, della bugia, che l’autrice aveva affrontato nel romanzo precedente. Una storia che insegna a guardare al di là delle apparenze e a riconoscere i veri “mostri” in coloro che vogliono condizionarci con le proprie convinzioni e soffocarci con le loro paure.

Frances Hardinge riconferma il proprio talento nello scrivere storie che catturano il lettore e lo trascinano in un mondo al limite tra finzione e realtà. “The Cuckoo Song” (sì, preferisco di gran lunga il titolo originale) non è il classico libro in cui “vissero tutti felici e contenti” ed è per questo che mi è piaciuto, perché i personaggi sono imperfetti, perché ci sono ombre e dolori che non si possono cancellare, perché insegna che si può guardare in faccia la vita in tutta la sua cruda realtà e venire a patti con essa uscendone un po’ ammaccati, ma indubbiamente più forti.

Assolutamente consigliato! 😉

Stay imbranation

The imbranation girl

 

 

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