{5° tappa Blogtour} “Notte fonda in via degli Angeli di Susanna Mancinotti | Estratti

Buongiorno cari lettori, oggi il blog ha il piacere di ospitare la quinta e ultima tappa del blogtour dedicato a “Notte fonda in via degli Angeli”, un giallo con sfumature rosa di Susanna Mancinotti. In questa tappa vi proporrò alcuni estratti dal libro così, dopo aver letto le tappe precedenti del tour, potrete farvi un’idea completa del romanzo. Buona lettura! 🙂


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Titolo: Notte fonda in via degli Angeli

Autore: Susanna Mancinotti

Editore: Sperling & Kupfer

Collana: Pandora

Pagine: 228

Data di pubblicazione: 21 febbraio 2017

Prezzo: rilegato € 17,90 / ebook € 9,99

Elisa Montani è disperata. La rivista per cui scriveva è fallita, non ha più soldi neanche per l’affitto di casa, e ha appena scoperto che il suo fidanzato la tradisce. Si rende conto di non avere più nulla, quando le accade qualcosa di singolare e imprevisto. Viene a sapere che un suo zio, che non vedeva da quando era bambina, le ha lasciato in eredità il suo studio da detective, a condizione che si prenda cura di Quin, un magnifico pastore tedesco femmina. Elisa si arrangia a vivere con Quin nello studio dello zio. Non ha mai avuto un cane prima di allora e Quin la sorprende svelandole un mondo nuovo, ricco di affettuosi colpetti dati con il muso, sguardi dolci, repentini inviti al gioco e tanta allegria. Elisa inizia a proporre la sua collaborazione ad altre riviste, ma l’incontro con un giovane attraente dai bellissimi occhi blu e la visita di un’elegante cliente di suo zio tormentata dalla gelosia scombinano i suoi piani. Elisa, infatti, accetta di investigare sul marito della signora, noto professore universitario, e sulla sua amante. L’indagine, però, si complica per il sopravvenire di un omicidio. E saranno proprio Roma, attraverso i suoi meandri più sconosciuti, e Quin, dal fiuto eccezionale, ad aiutare Elisa nella soluzione del mistero. Immerso nell’atmosfera del giallo che sfuma nel rosa, il romanzo si ispira a un fatto di cronaca realmente accaduto a Roma, e testimonia come a volte la realtà superi veramente la fantasia.


ESTRATTI:

Prologo

Lui dormiva ancora, lei era accanto al letto e lo guardava con occhi dolci. La fioca luce del giorno che filtrava dalla serranda rischiarava appena la stanza. La sera prima Massimo, uno dei migliori detective di Roma, era rientrato a casa tardi, zuppo di pioggia dalla testa ai piedi. Aveva posato la ventiquattrore sul tavolo, si era liberato degli indumenti grondanti e poi, tossendo, si era infilato sotto le coperte. Aveva cinquantanove anni e il peso di quelle nottate di lavoro cominciava a lasciare il segno, conferendogli una perenne aria stanca. Lei lo osservò ancora per qualche secondo. Sapeva tutto di lui, conosceva ogni sua abitudine, ogni sua più piccola mania. Era troppo presto per svegliarlo. Si diresse verso il corridoio e, arrivata all’ingresso, aprì la porta di casa, posando sulla maniglia le zampe anteriori, poi corse giù per le scale. «Ciao, Quin», disse la portiera, vedendola arrivare. Lei abbaiò in segno di risposta e uscì dal portone. I negozi avevano aperto da poco. Dopo aver rincorso una manciata di foglie alzate dal vento, Quin girò l’angolo del palazzo e si infilò in una panetteria, fiutando l’odore del pane fresco e delle brioche. Nessuno si stupì più di tanto nel vederla, tutti sapevano che quel pastore tedesco era il cane di Massimo Milani. Tornò a casa tenendo delicatamente tra i denti un sacchetto con dentro due cornetti appena sfornati, spinse la porta, che era rimasta socchiusa, e corse allegramente nella stanza del suo padrone. Come di consueto, lasciò cadere la busta su una sedia e si avvicinò a lui per svegliarlo. Gli leccò una mano che penzolava fuori dal letto, gli diede dei colpetti col muso su una guancia e mugolò debolmente, poi, vedendo che era tutto inutile, appoggiò il muso sul letto, mettendosi ad aspettare. Nei giorni che seguirono ci fu un grande trambusto nella casa di Milani, gente che andava e veniva di continuo. Il notaio Bertoni, amico di vecchia data del detective, si avvicinò a Quin, che stava accucciata in disparte tenendo fra le zampe una scarpa del padrone. «Massimo non c’è più», disse, «ma stai tranquilla, troveremo chi si prenderà cura di te.»


Elisa tornò alla macchina frastornata. Le girava la testa, non aveva mangiato niente dalla mattina e adesso erano le sei di pomeriggio. In poche ore le si era sconvolta la vita intera, pensò, dirigendosi con l’auto verso la periferia sud della città. Elisa guidava riflettendo sul suo futuro. Quell’eredità del tutto inaspettata era un segno. Avrebbe voluto confidarsi con Gemma, incontrarla e parlarle per ore, ma la sua migliore amica era in tournée con una compagnia teatrale d’avanguardia. Elisa e Gemma erano state inseparabili compagne di liceo, poi si erano iscritte insieme a Scienze della Comunicazione, ma Gemma, dopo un anno, aveva partecipato al concorso per essere ammessa all’Accademia d’Arte drammatica. Era entrata nella graduatoria e aveva lasciato l’università per diventare un’attrice. Una volta diplomatasi, aveva affrontatao con determinazione il difficile mondo dello spettacolo, eppure la sua carriera non riusciva a decollare. Era fuori Roma già da quattro mesi, calcolò Elisa, sentendone ancora di più la mancanza. In quel momento il cellulare le segnalò l’arrivo di un messaggio: Sono a Gubbio, lesse. Ieri sera lo spettacolo è andato alla grande, c’erano solo quindici spettatori in teatro, ma erano tutti entusiasti! A presto, baci. Gemma. Elisa sorrise per un attimo, pensando all’ottimismo incontenibile di Gemma. Poi si concentrò di nuovo sulla strada. I palazzi della periferia romana le scorrevano a fianco, casermoni tutti uguali raramente inframezzati da quadratini di verde. Con i suoi articoli di denuncia su Ecologia domani, Elisa aveva lottato affinché si realizzassero, negli angoli più degradati della città, giardini che potessero diventare un punto d’incontro per ragazzi, ma le lungaggigni burocratiche e soprattutto la mancanza di fondi destinati allo scopo rendevano arduo anche il più piccolo cambiamento. Era esausta, e per di più il traffico a tratti la costringeva ad andare a passo d’uomo. Il notaio l’aveva avvertita che lo studio dello zio era piuttosto fuori mano, in via degli Angeli, nella zona di Tor Pignattara. Con le chiavi dello studio, le aveva dato anche un biglietto da visita, dove spiccava la scritta: Detective privato Massimo Milani. Il fratello di sua madre era stato dunque un detective, si disse, non l’avrebbe mai immaginato, ma, in fondo, non sapeva niente di lui.

Ora, recuperate tutte le tappe precedenti! Ecco il calendario:

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A presto!

Stay imbranation

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