Recensione: “Dente per dente” di Francesco Muzzopappa

Buon pomeriggio cari lettori, oggi vi parlo di un libro che vi ho già spammato in tutti i luoghi e in tutti i laghi, quindi mi auguro che ne leggerete anche la recensione. Vi ho parlato dei personaggi nella tappa del blogtour, vi ho riportato le prime pagine del libro nella rubrica “Amore a prima pagina” della scorsa settimana e oggi vi beccate la recensione completa. Felici, no? Io sì, perché mi ha fatto morire dalle risate XD


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Editore: Fazi

Collana: Le Meraviglie

Pagine: 218

Data di pubblicazione: 22 giugno 2017

Prezzo: brossurato € 15,00 / ebook € 7,99

Se Roma ha la GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna), Bologna il MAMBO (Museo d’Arte Moderna BOIogna) e a Napoli c’è il MADRE (Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina), a Varese hanno pensato bene di inaugurare il MU.CO (MUseo d’arte COn-temporanea). Qui, a detta dei critici, sono esposte le peggiori opere dei più grandi artisti contemporanei. Tra le altre, un orribile Warhol, un Dall terrificante, due drammatici Magritte e un Duchamp inguardabile. Leonardo ci lavora da tre anni. E un’assunzione obbligatoria: ha perso due dita in un incidente e insieme alle dita anche i sogni. Ha solo una grande certezza: si chiama Andrea, una ragazza molto cattolica, osservante e praticante, che rispetta alla lettera i dieci comandamenti, non dice parolacce e, soprattutto, non fa sesso. Non fa sesso con lui, però, perché Leonardo, sul punto di farle la sua proposta di matrimonio a sorpresa, la scopre a letto con un altro. Da quel momento, la sua vita va in pezzi. Alla disperazione più nera, tuttavia, segue la vendetta. Leonardo decide di rifarsi su Andrea e sui suoi preziosi comandamenti. Li infrange tutti, sistematicamente, uno dopo l’altro.


Ci troviamo in quel di Varese, città nota per le giornate soleggiate e la simpatia dei suoi abitanti (uuuuh!), in cui il nostro protagonista “LeonardopertuttiLeo”, lavora presso il MU.CO, museo in cui sono raccolte le opere di grandi artisti contemporanei. Ma non si tratta di opere qualunque, bensì di opere di cui si vergognano gli artisti stessi: ‘na ciofeca, insomma. Ma Leo è contento di lavorare come guardia in una delle sale del museo, e il suo compito è di riprendere discretamente i visitatori, quando vengono colti in atteggiamenti che vanno contro il regolamento del MU.CO. E lo fa così discretamente che non usa nemmeno le parole, ma fa le facce:

“Vivessimo nella serie Il trono di spade, un visitatore che osasse avvicinarsi a un’opera più del dovuto o anche solo tentare di fotografarla con il flash finirebbe come minimo stuprato o decapitato. Io invece sono pagato per riprendere i visitatori con discrezione. Ho imparato, così, una tecnica che posso riassumere in tre parole: fare le facce. Non urlo né mi avvicinino. Guardo il trasgressore con la faccia da “Ehi, non si fanno foto”, e quello immediatamente capisce.”

Menomale che ogni tanto può sgranchirsi le gambe andando al negozio di souvenir del museo, in cui lavora il suo amico Ivan (il mio personaggio preferito!) un comunista vecchio stampo che non vede l’ora di trascinarlo ad una delle sue serate al Circolo. E i loro scambi di battute sono semplicemente esilaranti:

Perché quando c’è da divertirsi non mi coinvolgi mai. Guarda che io di guerriglie urbane ne ho fatte tante. So costruire una bomba carta, sai?

Capisco e ti ringrazio. Ma questa cosa devo farla da solo.

Va bene, ma dopo ci vieni?

Dove?

AL CIRCOLO!

Ci penso.

È un sì?

No.

Vaffanculo.”

Leo, ora ventottenne, ci racconta della sua adolescenza difficile, causata, oltre che dalla sua introversione, dalla perdita di due dita della mano, incidente che gli è valso il soprannome “Ottodita”. Ma questa è acqua passata! Ora ha un lavoro, un blog di auto e motori (frequentato con assiduità da utenti dai nick discutibili, come Obama, Trump e Macumba Matata), ma soprattutto ha lei, Andrea, che nonostante il nome maschile è una bellissima ragazza con un fisico da pin-up anni ’50. Un fisico che Leo deve accontentarsi di guardare ma non toccare, perché Andrea, dopo un’adolescenza turbolenta, è diventata una santa donna e in poche parole non gliela dà. Ma Leo la ama così tanto e si sente talmente fortunato per il fatto che una come lei abbia scelto di stare con uno come lui, che le concede tutto, ed è disposto a sopportare questo supplizio fino al matrimonio. Del “supplizio” fanno parte anche il simpatico pappagallo di Andrea, Loreto, che appena vede Leo inizia a sfotterlo chiamandolo “Oooooottodita!”, e i genitori di Andrea, che sono la reincarnazione di Mussolini e la sposa di Satana, simpatici come la sabbia nelle mutande. Ma passino pure loro, se sono il prezzo da pagare per avere la sua donna. Questo finché “Lei” non diventa “Quella”: già, perché la santarellina viene beccata dal fidanzato durante un’allegra cavalcata in compagnia del vicino di casa. E allora, apriti cielo. Dopo i primi momenti di normale scoramento e frustrazione, Leo mette in atto un piano sadico e liberatorio: il VEV, “virile e vendicativo. E in cosa consiste il VEV? Nell’infrangere, uno ad uno, i dieci comandamenti che Andrea gli aveva egoisticamente imposto (da qui capirete il perché di “Dente per dente”). Un gesto catartico è quello di liberarsi di tutto ciò che le ricorda la traditrice, tutto tranne…la statua della Madonna che gli aveva regalato lei. E quale occasione migliore di sbarazzarsi di una statua sacra per provare il forno nuovo di zecca? XD Vale la pena di leggere il libro anche solo per la scena della cottura della statua in modalità “panificazione”, scena che ha effettivamente del grottesco e degna del pazzo di Psyco. Anche se tra questa e quella del pappagallo Loreto, sinceramente, non saprei cosa scegliere.

Con l’aiuto di Ivan, Leo riuscirà a completare le varie tappe del suo piano, non senza qualche intoppo. Dire che le scene “vendicative” sono spassose è un’eufemismo, perché da bravo anti eroe, a Leo non gliene va mai una giusta.

Ho letto il libro in pdf, ma ho voluto prendere anche il cartaceo perché un libro così non poteva mancare dalla mia libreria, e non dovrebbe neppure dalla vostra. Un libricino come questo, in cui le battute si rincorrono una dietro l’altra, dovreste sempre averlo a portata di mano. Mettete che un giorno vi sentite depressi: lo sfogliate, leggete qualche riga e vi tornerà il sorriso. Della serie “curarsi con i libri”, funziona meglio di uno Xanax! E niente, ora sono obbligata a leggere gli altri libri dell’autore, perché si sa che le droghe creano dipendenza.

Fatemi sapere se l’avete letto, perché se non l’avete fatto sono pronta, cazziatone alla mano, a venire armata di pinzette a strapparvi le sopracciglia. Una ad una. Fa male, vi avverto!

Stay imbranation

The imbranation girl

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