4° Tappa Blogtour “Storie di matti” di Arianna Porcelli Safonov | Come diventare matti

Buongiorno cari lettori, oggi il blog ospita la quarta tappa del blogtour di “Storie di matti” un libro di Arianna Porcelli Safonov, edito Fazi Editore, uscito ieri in libreria. In questa tappa affronteremo un aspetto trattato dal libro in questione, ossia come diventare “matti”, quali sono le cause scatenanti un comportamento giudicato socialmente deprecabile. Questo libro vuole spiegare un concetto bene preciso, ossia che la normalità genera follia. L’autrice offre un campionario di matti che tutti possiamo incontrare: i “matti” fanno parte della nostra quotidianità e, in fondo, matti lo siamo un po’ anche noi. L’autrice ci propone una carrellata di figure, ritratti crudi venati di ironia, di persone fragili e insicure. Ma se c’è una cosa che ho capito leggendo questo libro è che i matti sono soprattutto incazzati, contro tutto e tutti, ed è per questo che la società tende ad emarginarli.

“Si ha sempre paura di chi ha paura.”

Preparatevi, arrivano i matti!


safonov

Editore: Fazi

Collana: Le meraviglie

Pagine: 220

Data di pubblicazione: 13 luglio 2017

Prezzo: brossurato € 16,00 / ebook € 6,99

Che ci capiti o no di volerli vedere, i matti sono tra noi. Per strada, alle Poste, ai matrimoni: hanno solo cambiato i connotati. Sono moltissimi e forse più pericolosi di quelli di una volta rinchiusi in manicomio. I matti della porta accanto sono un movimento sempre più evidente e distruttivo. Quelli malati di socialità sono a briglia sciolta all’apericena o in fila dal nutrizionista. La loro versione 2.0 è composta per la maggior parte da persone dichiarate normali, pregevoli, da conoscere, imitare o invitare alle feste. Ma la cosa che più ghiaccia il sangue è la loro evoluzione. I matti odierni non solo si sono inseriti nel tessuto sociale come se niente fosse, ma sono riusciti a piazzarsi ai piani alti dei grattacieli o dei governi. Oppure sono in vestaglia ad annaffiare i cespugli di bosso nel nostro pianerottolo, ogni mattina alla stessa ora, sono in fila con noi al supermercato, pronti a linciarci se chiediamo di passare avanti perché abbiamo solo il detersivo da pagare. O, ancora, sono nel nostro letto da vent’anni. I nuovi pazzi sono i nostri sindaci, i nostri tabaccai, nostra moglie, nostro marito, il nostro amministratore delegato, l’amica di nostra figlia o semplicemente il tipo che ci siede accanto in treno. Ci attirano nella loro inquietante rete appiccicosa facendoci accettare tutto il marcio e malato come vero, assodato, chic o quantomeno normale.


I matti cambiano nel tempo, come le mode. Oggi, ad esempio, ci sono i “malati di socialità e si incontrano all’apericena o in fila dal nutrizionista.” I nuovi pazzi non sono più confinati tutti insieme tra quattro mura, legati ai letti, come accadeva fino al 1978, prima della legge Basaglia. Oggi i matti sono ovunque, pronti ad esplodere quando meno te lo aspetti, come un temporale estivo. Ci sono dei folli buoni e altri cattivi, ma quello che li accomuna è avere alle spalle storie di vite difficili, pesanti, penose. Ma, direte, chi non ha avuto una vita difficile? Certo. Alcune persone, però, sono più fragili di altre e, come una pentola a pressione, accumulano dentro insicurezze, umiliazioni, rabbia, disperazione, fin quando la maschera della “normalità” inizia a sgretolarsi (c’è sempre l’annosa questione su cosa è normale e cosa non lo è, ma non è questa la sede per affrontarla). La famiglia gioca sicuramente un ruolo primario nella formazione di un nucleo pulsante di follia: una madre troppo apprensiva, un padre ingombrante, le aspettative disattese. Ma anche la società è responsabile di quesi reietti. Una società che ci chiede sempre di più, spremendoci come limoni:

“persone nate sane impazziscono a causa di un’ordinarietà tanto competitiva”.

E la società siamo anche noi, quando guardiamo da un’altra parte, quando abbiamo paura di verità scomode, quando ci nascondiamo dietro un finto perbenismo. E allora, come si diventa matti?

I matti di madre: “larve ridotte in schiavitù psicologica dalle madri”, bambini mai cresciuti davvero, rimasti invischiati nella trappola del controllo materno. Mentre le donne riescono più facilmente a liberarsi da queste catene, gli uomini, soprattutto se scapoli, hanno meno chance. Ed è qui che iniziano i guai.

I matti di padre: una figura paterna piuttosto ingombrante può condizionare la vita dei figli fino a distruggerla, soprattutto se parliamo di figli maschi, che in quella figura dovrebbero avere un punto di riferimento benevolo e incoraggiante. Se invece il padre è sinonimo di imposizione, di doveri, di timore reverenziale, allora il dolore e la rabbia repressi generano individui instabili, timorosi e incazzati con il mondo intero, ma soprattutto con se stessi, per non essere stati capaci di ribellarsi.

“La famiglia: la causa di ogni terreno fertile per la semenza della follia. Il germe stesso del tradimento, del disagio inascoltato e represso. La famiglia ha lo stesso potenziale delle armi chimiche. Cosa sono le famiglie se non cellule sparse su tutti i territori con la spaventosa capacità di poter cambiare il mondo nel bene e nel male, nel giro di un ventennio?”

I matti di pubbliche relazioni: come si fa a impazzire a causa delle pubbliche relazioni? È un attimo. Immaginate di far parte di una famiglia (vedi che torna sempre la famiglia?) in cui tutto è apparenza, che genera nei figli una vera e propria ossessione nel cercare i “contatti giusti” e la “gente utile”. In questi casi, il perbenismo delle famiglie che progettano l’esistenza dei figli, soffocando i problemi reali, crea dei veri e propri mostri. Perché nessuno può tenere in piedi un teatrino per tutta la vita. Prima o poi, i nervi saltano. E in quel momento, vi auguro di non trovarvi nelle vicinanze.

I matti di provincia: potrebbe essere chiunque, la vicina di casa, la maestra d’asilo, il postino, il medico di famiglia, tutte persone apparentemente “tranquille”. Vite vissute ai margini, covando in silenzio alternative possibili, un riscatto, una rinascita che non sono mai arrivati. Persone che, guardandosi indietro, non vedono altro che fallimento e desolazione. E allora “nulla spaventa più della tranquilla, piccola borghesia quando perde la ragione e ritrova il meritato attimo selvaggio, bestiale, rivoluzionario”.

I matti di disoccupazione: questo, purtroppo, è un problema che l’Italia di oggi conosce fin troppo bene. Quante volte, negli ultimi anni, leggendo i giornali, abbiamo appreso di persone impazzite per aver perso il lavoro? Impazzite, a volte,  fino al punto di togliersi la vita. Se andate all’ufficio di collocamento della vostra zona, sono sicura che qualche matto di questo tipo lo troverete. Quando quel futuro in cui speravi non si realizza mai, quando vedi infrangersi tutte le promesse che ti avevano fatto, la molla è pronta a scattare. Quando quelli che hanno un lavoro ti guardano come se non ti fossi impegnato abbastanza, è un’umiliazione dura da sopportare.

I matti di controllo: credo che sia la tipologia più diffusa, che troviamo ai piani alti della società. Guidano costose auto, infilati nei loro completi sartoriali, proprietari di vari immobili sparsi per il globo e con deliri di onnipotenza. I più odiosi insomma, che se sono matti non è che ce ne freghi poi tanto. Ma questa smania di controllo non è altro che un modo per nascondere le profonde insicurezze che tormentano questi individui. Sono l’insicurezza, il senso di inferiorità e di inadeguatezza, che mai si ammetterebbero in pubblico, le principali cause di questa follia.

I matti d’amore: e qui, ragazzi, chi più ne ha più ne metta! Tutti siamo un po’ folli in amore, ma la pazzia in questione può essere molto pericolosa per l’altra metà. Anche in questo caso, le insicurezze, la paura di essere abbandonati e del vuoto che ciò comporterebbe, se non gestite nel modo giusto possono scatenare ire funeste.

“Non tutti possono amare. Soprattutto se non sono stati educati a farlo e ad elaborarne le conseguenze”.

I matti di posto fisso: come si fa ad impazzire con un posto fisso? vi starete chiedendo. Semmai il contrario. E invece no. C’è chi dietro una maschera di rispettabilità e compostezza nasconde ossessioni e pulsioni che possono essere liberate da un nulla. Se ordinate il guardaroba in ordine cromatico, se per terra non dev’esserci mai nemmeno una briciola, se nessuno deve mai farvi uno sgarro, se avete una propensione all’ordine maniacale in generale, allora siete i perfetti candidati. Alcune persone si fossilizzano nella loro routine quotidiana, e se un imprevisto arriva a sconvolgere la loro regolarità, diventano dei cavalli imbizzarriti.

“Soprattutto guardatevi da coloro che hanno fatto dell’abitudine uno stile di vita rassicurante perché, presto o tardi, ne tradiranno i dogmi”.

In buona sostanza, sono molti i modi in cui la gente impazzisce oggi, così come impazziva in passato. Dobbiamo farcene una ragione, “i matti sono tra noi, hanno solo cambiato connotati”.

Il libro è molto interessante e divertente, e vi consiglio di leggerlo. Seguite anche le altre tappe del blogtour che vi abbiamo preparato, mi raccomando:

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