Recensione: “Il gioco” di Edith Nesbit

Buon pomeriggio cari lettori, oggi vi parlo de “Il gioco”, un romanzo di Edith Nesbit che è stato pubblicato proprio qualche giorno fa in Italia da Elliot Edizioni. La Nesbit, vissuta tra ‘800 e ‘900, è stata una nota autrice inglese di libri per ragazzi, tra cui ricordiamo “I bambini della ferrovia” e “Cinque bambini e la Cosa”. “Il gioco”, inedito in Italia, è indirizzato ad un pubblico leggermente più adulto, ma si inserisce perfettamente nel filone magico- avventuroso della produzione dell’autrice.


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Titolo originale: The Lark

Editore: Elliot

Collana: Raggi

Pagine: 317

Data di pubblicazione: 29 giugno 2017

Prezzo: brossurato € 17,50

Jane ha tredici anni quando con le sue amiche trova nella biblioteca cittadina un vecchio libro di incantesimi. Tra questi ce n’è uno in particolare che attira la ragazza: se pronunciato a voce alta dopo la mezzanotte, le permetterà di vedere l’uomo che sposerà un giorno. Le amiche la prendono in giro, ma Jane è così curiosa che una notte nel bosco decide di provare, solo per gioco. La magia però funziona e, anche se per pochi istanti, le appare un giovane, John Rochester. Quello dunque dovrebbe essere il suo futuro amore? Con questo strano sogno nel cuore la ragazza cresce, gli anni passano e con loro la Grande Guerra. Jane e la cugina Lucilla sono in gravi ristrettezze economiche e sono costrette a trovarsi un lavoro, avventurandosi nel mondo. Quando si presenta l’occasione di potersi occupare del giardino di una ricca famiglia, le due ragazze non se la fanno scappare. Sarà proprio lì che Jane incontrerà di nuovo John…


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Jane, la cugina Lucilla e un’amica si trovano in un’istituto per ragazze e devono ingannare il tempo in un tedioso pomeriggio d’estate. Rovistando tra i libri della biblioteca, Jane, la più curiosa e vivace, scova un libro d’incantesimi, tra cui ce n’è uno che va pronunciato proprio quella notte, la notte di San Giovanni, per scoprire chi sarà il futuro marito. Le compagne cercano di dissuaderla, asserendo che si tratta solo di vecchie quanto sciocche credenze, ma Jane è troppo eccitata all’idea di recitare la parte della piccola strega nella notte e, subito dopo cena, inizia a preparare il suo angolino “magico”: corone di fiori, cerchi di pietre e tante lucine disseminate in giardino. Quando tutto è pronto, Jane, con una veste bianca e una corona di fiori dorati, va al centro del cerchio di luci e recita il seguente incantesimo:

“Oh, buon San Giovanni, ora discendi

e l’amicizia di una vergine prendi.

Al rito tuo una fanciulla s’appresta

ha i tuoi fiori sul seno e in testa.

Buon San Giovanni, rivelami adesso

i piani del fato, di rovina o successo.

Se mi toccherà di morir fanciulla

circondami allora di camomilla.

Ma se di aver marito mi sarà permesso

mostrami ora il mio amore promesso.”

Mentre Jane si dedicava alla preparazione del momento magico, nel bosco confinante con la tenuta stava passeggiando il giovane John Rochester, immerso nei propri pensieri. John è un ingegnere di buona famiglia, molto legato a sua madre, la quale ultimamente è sempre più convinta che lui debba prendere moglie. Ma conosciamo il personaggio direttamente dalle parole dell’autrice:

“John Rochester era giovane e purtroppo di bell’aspetto. “Purtroppo” perché gli uomini di bell’aspetto sono di norma molto stupidi e vanesi. Eppure ogni regola deve avere delle eccezioni. John Rochester era una di queste: non era né vanesio né stupido. A dire il vero era di intelligenza più che discreta, specialmente nel suo campo, l’ingegneria. Cervello e bellezza non erano i suoi unici vantaggi. Aveva cervello, bellezza e vigore, una combinazione quasi irresisitibile. Questi erano i suoi punti a favore. Il rovescio della medaglia era invece costituito da quanto segue: non era molto alto, otto centimetri in meno di quel che avrebbe voluto, aveva grandi ambizioni, molto poco denaro, ancora meno parsimonia e un brutto carattere. “

Ebbene, nel momento in cui Jane pronuncia queste parole “mostrami ora il mio amore promesso”, i suoi occhi s’incontrano con quelli di un incredulo John Rochester che lei scambia per un’apparizione improvvisa. Da quella notte di San Giovanni molte cose cambieranno nelle vite di Jane e John: lui andrà a combattere durante la Grande Guerra, lei e la cugina Lucilla andranno a vivere in un piccolo cottage in campagna, dopo che il loro tutore fugge con i soldi lasciati loro dalla famiglia. Jane ora è una donna molto determinata, concentrata sulla strada da intraprendere per il suo futuro, sempre affiancata da una timorosa e pessimista Lucilla, che cerca di farle tenere i piedi per terra. Ma la nostra eroina ha una visione molto particolare della vita, e cerca più volte di illustrarla a sua cugina, cercando di alleggerire i suoi pensieri e infonderle coraggio.

“La vita è un gioco, in ogni sua parte, anche quelle normalmente considerate serie, come i soldi e le preoccupazioni relative, e l’incertezza sul futuro. Se guardate dalla giusta prospettiva, ognuna di queste cose è un’avventura, un gioco. Finché abbiamo da mangiare e da vestirci, e un tetto sopra la testa, tutto quanto è un grande gioco. Per noi la vita deve essere tale, e come tale dobbiamo trattarla.”

Jane ha elaborato questa teoria e se la ripete continuamente come un mantra, per darsi forza, ma è solo un guscio all’interno del quale trema al solo pensiero che qualcosa possa andare storto. Quando si trasferirà insieme a Lucilla ad Hope Cottage, non può immaginare che rivedrà proprio quel volto che si era così ben impresso nella sua mente, quella lontana notte di San Giovanni… Ma ora sono entrambi così diversi, e Jane non ha tempo né voglia di pensare ai ragazzi.

Jane mi è subito stata simpatica, con la sua grinta e il suo invidiabile buonumore, mentre Lucilla è una piaga sociale, ragazzi. Poi uno dice. Quella poveraccia di Jane a forza di starle accanto da una vita, per non soccombere alle sue lagne, si è dovuta inventare questa storia del gioco, altrimenti avrebbe preso il primo fosso inglese che trovava e si sarebbe buttata (o più probabilmente ci avrebbe annegato la cugina!). L’inizio del libro è stato piacevolissimo: battibecchi tra ragazze, incantesimi, una desrizione dei paesaggi che, stranamente, non mi ha affatto annoiata. Poi c’è stato un calo di attenzione da parte mia a circa metà libro, in cui la storia sembrava ristagnare, per risollevarsi invece nel finale, anche perché ero curiosissima. Tutto sommato è una lettura scorrevole, che consiglio particolarmente agli amanti dei classici della letteratura inglese. L’espediente dell’incantesimo vi conquisterà! 😉

Stay imbranation

The imbranation girl

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