Recensione: “Il bambino bugiardo” di S. K.Tremayne

Buon pomeriggio cari lettori, oggi vi parlo del nuovo thriller di Tremayne, divenuto famoso nel 2015 grazie al suo primo libro “La gemella silenziosa”, che avevo letto e apprezzato molto (se vi interessa, potete leggere qui la recensione). Ho atteso con trepidazione l’uscita di questo libro e non vedevo l’ora di potervene parlare!

Titolo: Il bambino bugiardo

Autore: S. K. Tremayne

Editore: Garzanti

Collana: Narratori moderni

Pagine: 317

Data di pubblicazione: 20 aprile 2017

Prezzo: rilegato € 16,90 / ebook € 9,99

La vetrata del grande salone si affaccia sul mare della Cornovaglia. Mentre osserva le onde infrangersi sulla scogliera, Rachel si guarda intorno. Stenta ancora a credere che quella sala e l’intera tenuta di Carnhallow siano sue. Si è finalmente gettata alle spalle la sua vita tormentata grazie al matrimonio con David, un ricco avvocato, e al rapporto speciale che ha con il figlio di lui, Jamie, un bambino timido e silenzioso, segnato dalla tragedia della morte della madre, due anni prima. La donna è rimasta vittima di un terribile incidente nelle miniere sotterranee su cui si erge Carnhallow e il suo corpo non è mai stato ritrovato. Rachel si affeziona al piccolo come se fosse suo. Ma improvvisamente il comportamento del bambino diventa molto strano. Comincia a fare sogni premonitori e dice di sentire la voce della madre che lo chiama dal labirinto di cunicoli sotterranei. Finché un freddo pomeriggio d’autunno, mentre lui e Rachel sono soli sulle scogliere, le rivela: «Tu morirai il giorno di Natale». Un tarlo comincia a scavare nella mente di Rachel. Cosa è successo due anni prima? La madre di Jamie è davvero morta? Perché David si rifiuta di parlarne con lei? E possibile che il marito di cui è tanto innamorata le nasconda qualcosa? Dicembre si avvicina e Rachel sa che deve scoprire la verità, e in fretta, perché ogni angolo della sua nuova casa nasconde un pericolo mortale.


La storia di Rachel Daly sembra quella di una moderna Cenerentola: proviene dai bassifondi del sud londinese, a trent’anni ha sposato David Kerthen, un uomo ricco e affascinante, più grande di lei, vedovo, discendente da una delle famiglie più antiche della Cornovaglia. I Kerthen vivono da oltre mille anni in quelle terre aspre e selvagge che si affacciano a strapiombo sull’Atlantico e, da sempre, possiedono le più importanti miniere di stagno del paese. Gli antenati di David hanno costruito la loro fortuna sfruttando il lavoro di gente umile che, pur di vivere, era disposta a calarsi negli insidiosi tunnel sotterranei, scavando al buio alla ricerca dell’indispensabile metallo.

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Una delle reali miniere della Cornovaglia a cui l’autore si è ispirato.

Carnhallow House è stata costruita dai Kerthen proprio vicino alla miniera di Morvellan, su una roccia che permette di contemplare l’incessante movimento delle onde dell’oceano infrangersi contro la terrificante scogliera che si stende ai suoi piedi. Carnhallow è dunque una casa molto antica, immersa nella brughiera, che ospitato molte generazioni di Kerthen, i quali, nei momenti di silenzio, potevano udire il perpetuo martellare dei minatori nei tunnel che scendono profondi sotto il mare. Ora la casa appartiene anche a Rachel, e la donna sta imparando a conoscerla a poco a poco, stanza dopo stanza, dato che ha molto tempo libero. David è un avvocato di successo e durante la settimana è quasi sempre a Londra, e in casa ci sono solo lei, Cassie, la giovane thailandese che si occupa della casa, Juliet, la madre di David, che vive tutta sola nel suo appartamento nell’ala Ovest (questo fa molto “castello della Bella e la Bestia”), e Jamie, il figlio di otto anni di David, figlio di Nina, l’affascinante prima moglie di suo marito. Il bambino è rimasto orfano di madre quando due anni prima, una sera dopo Natale, Nina è caduta nel pozzo di Morvellan. Da quella terribile notte il corpo della donna non è mai stato ritrovato. Rachel e David si sono sposati dopo neanche due mesi dal loro primo appuntamento, ma tra loro è scattata subito la scintilla e da allora Rachel vive in un bellissimo sogno, con un uomo fantasico, il suo bellissimo figlio e una casa da principessa.

Ma sarà proprio quella casa così antica, conservatrice di segreti, a parlarle delle vecchie leggende di famiglia, superstizioni, racconti che inizieranno a renderla inquieta. Inoltre, Jamie, dopo l’iniziale entusiasmo per il matrimonio di suo padre, diventa molto chiuso e sembra sempre spaventato o perseguitato da qualcosa. Secondo la leggenda, i membri della famiglia Kerthen possiedono un dono speciale, il dono della “luce”, ossia della veggenza, e Jamie inizia a comportarsi in modo strano, come se sapesse che qualcosa di orribile dovrà accadere. Finchè un giorno dirà a Rachel di aver avuto una visione e che il giorno di Natale lei morirà. Da questo momento, un senso di angoscia invade la donna, la quale sente vorrebbe aiutare il bambino ancora ossessionato dalla morte della madre: Jamie è infatti convinto che la madre non se ne sia mai andata davvero, ma che sia viva e vaghi nelle stanze di Carnhallow. Rachel diventa sempre più paranoica e David inizia a stancarsi del suo atteggiamento, ed è diviso tra il suo amore per lei e la necessità di proteggere il figlio. Un’escalation di fatti inquietanti ci porteranno nel finale a scoprire la verità sul passato di Rachel e su quello di Jamie, nella tenebrosa cornice di una casa isolata dalla neve la Vigilia di Natale.

Innanzitutto, il titolo, secondo me, è proprio sbagliato, perchè il bambino non è bugiardo. Dunque, mi chiedo, perchè non lasciare il titolo originale “The Fire Child”, che è molto più appropriato? :/ Appurato il fatto che il bambino è ambiguo, è inquietante, è spaventato, ma NON bugiardo, possiamo andare avanti. L’ambientazione è superlativa, poichè ci troviamo in un angolo di Cornovaglia caratterizzato da una natura particolarmente selvaggia, che costituisce una perfetta cornice per la storia, contribuendo a creare una sensazione di oppressione e di inquietudine.

La brughiera, i boschi che circondano la casa, il mare sempre in tempesta: tutti gli elementi atmosferici riflettono le emozioni e gli stati d’animo dei personaggi. È un thriller psicologico sicuramente ben riuscito, in cui il lettore viene più e più volte disorientato volutamente dallo stesso autore, riuscendo nell’intento di creare un’alta tensione che porta al finale. Un finale che, sinceramente, io non ho ben capito. La storia è inquietante e in alcuni momenti, come era successo ne “La gemella silenziosa”, ci si chiede se non si ha a che fare con entità sovrannaturali, ma puntulamente le ipotesi del lettore in questa direzione vengono smentite da una verità più dolorosa. Nel romanzo siamo nella mente di Rachel, tranne qualche episodio che ci viene narrato dal punto di vista di David, e la sua è una mente molto suscettibile, tanto da divenire un filtro distorsivo che si interpone tra la realtà e le percezioni della protagonista. Il finale è un po’ ambiguo perchè, personalmente, non ha chiarito un punto centrale della storia, ossia, senza spoilerarvi nulla: chi è il vero “visionario”? Mi immaginavo una conclusione leggermente diversa, ma il romanzo mi è comunque piaciuto tantissimo e l’ho letteralmente divorato. La scrittura di Tremayne tiene incollati alle pagine e si riconferma come un grande autore di thriller, che io vi consiglio caldamente. Se vi siete persi “La gemella sbagliata” andate a recuperarla, perchè è uno dei thriller psicologici più belli che abbia mai letto.

Stay imbranation

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