Recensione: “Una ragazza bugiarda” di Ali Land

Buongiorno cari imbranations, oggi andiamo di brivido con il thriller del momento, “Una ragazza bugiarda” di Ali Land, in corso di traduzione in oltre venti paesi, salito in testa alle classifiche inglesi  a pochi giorni dall’uscita. Vediamo se merita tutto questo clamore 😉


NZO-236

Titolo: Una ragazza bugiarda

Autore: Ali Land

Editore: Newton Compton

Collana: Nuova narrativa Newton

Pagine: 351

Data di pubblicazione: 30 marzo 2017

Prezzo: rilegato € 9,90 / ebook € 2,99

Denunciare la propria madre a soli quindici anni può essere straziante. Dopo quella decisione, la vita di Annie è completamente cambiata. Ora ha un nuovo nome, Milly, e vive insieme alla sua nuova famiglia: Mike, la moglie Saskia e la figlia, Phoebe. Adattarsi ai loro ritmi e alle loro abitudini è molto più complicato di quanto avesse pensato. E il pensiero del processo che si avvicina, nel quale sarà chiamata come testimone, non le dà tregua. Mike, che inizialmente aveva richiesto l’affidamento di Milly sperando di poterla aiutare, è sopraffatto dai suoi impegni di psicoterapeuta. Saskia riesce a malapena a gestire la figlia naturale, e non è in grado di occuparsi anche di quella adottiva. Phoebe ha reagito malissimo all’arrivo di Milly: è sempre di malumore, vorrebbe che se ne andasse e, per rivalsa, comincia a maltrattarla, spalleggiata dalle amiche. Milly si sente isolata e in cerca di sostegno. Avrebbe assoluto bisogno di qualcuno che le desse ascolto: ci sono segreti che riguardano i crimini di sua madre, di cui sa molto di più di quanto non abbia confessato. Eppure nessuno sembra disposto a farlo…


Annie è una ragazza di quindici anni ed è in attesa di testimoniare al processo contro un brutale serial killer di bambini. Già questo sarebbe sufficiente a devastare psicologicamente qualunque adolescente…ma se vi dicessi che il criminale in questione è la madre della ragazza? Annie ha vissuto per quindici anni con un mostro che doveva chiamare “mamma”, che abusava di lei nei modi più atroci e la costringeva ad aiutarla a catturare le sue vittime, tutti bambini, e a guardare da un buco nella parete mentre lei le uccideva.

“Otto gradini. Altri quattro.

La porta sulla destra.”

È qui, in una stanza sempre chiusa a chiave, che la donna chiudeva i bambini, finché un giorno sua figlia Annie decide di denunciarla alla polizia e tutto finisce bruscamente. Annie entra in un programma di protezione testimoni, cambiando il proprio nome in Milly e andando a vivere con i Newmont, la sua nuova famiglia affidataria formata da Mike, uno psicologo esperto in traumi, sua moglie Saskia e la loro figlia Phoebe, coetanea di Milly. Solo Mike e il preside della nuova scuola conoscono il suo passato e la sua vera identità, che non deve assolutamente trapelare. La ragazza è chiusa, silenziosa, ma con un gran desiderio di essere accettata e amata, così si dimostra sempre gentile nei confronti della sua nuova famiglia, soprattutto con Phoebe, che in teoria dovrebbe diventare una sorta di sorella. In teoria, appunto. Phoebe vive da sempre in una famiglia che ha visto avvicendarsi ragazzi con situazioni familiari complicate e non ha mai potuto godere di un normale rapporto con i propri genitori, dovendoli dividere con i vari “ospiti”. Per cui quando arriva Milly a casa, che dovrebbe essere l’ultima ragazza ospitata dalla sua famiglia, Phoebe riversa su di lei tutto l’odio che cova dentro di sé da anni. A scuola Milly viene bullizzata dalla sorellastra e dal suo gruppo di amiche popolari, ma i genitori non si accorgono della situazione dato che Saskia è sempre fuori casa a fare shopping o yoga o chissà che altro, mentre Mike è completamente assorbito dalla preparazione di Milly in vista della sua testimonianza al processo. Annie, o Milly, è perseguitata dall’ombra di sua madre che la segue perfino nei sogni, strisciando accanto a lei quando la casa è silenziosa. Nonostante tutto quello che ha subito, la ragazza prova a volte un senso di mancanza nei confronti della madre, odiandola allo stesso tempo per non averle offerto una vita normale. Ma cos’è normale? Dopo quindici anni vissuti ad essere picchiata o torturata per aver dato una risposta sbagliata, per non aver preparato la cena o peggio, per non aver fatto nulla, qual’è il modo giusto di amare? Per apparire “normale” agli occhi della nuova famiglia Milly ce la mette davvero tutta, ma ad un certo punto un dubbio si insinua nel lettore: quale storia si sta raccontando la ragazza? Fino a che punto riesce a spingersi per superare il limite tra bugia e verità?

Per tutta la lunghezza del libro ci troviamo in un luogo ambiguo e oscuro, la mente di Milly. La sentiamo canticchiare, ricordare, ammonirsi, convincersi e dubitare dei suoi stessi pensieri, seguendola in un vortice ossessivo di senso di colpa e voglia di rinascita. Seguendo il filo dei suoi pensieri riusciamo a comprendere lo strazio di questa ragazza che si dilania per aver denunciato la propria madre, per cercare l’approvazione degli altri, per non aver agito prima, per non aver avuto la vita che meritava. La osserviamo camminare sul filo del rasoio, in bilico tra mania, paranoia, alienazione e tranquillità, equilibrio e prudenza, temendo sempre che possa sbilanciarsi verso il lato oscuro. Un romanzo che ci spinge a chiederci nelle ultime pagine se abbiamo voluto vedere solo ciò che volevamo, proprio come i personaggi del libro. Trovate tutti gli elementi del thriller psicologico, che vi terranno incollati alle pagine fino al sorprendente finale. Se amate il genere, vi consiglio di buttarlo in borsa nel prossimo giro in libreria.

Stay imbranation

The imbranation girl

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