Recensione: “Un’anima che vibra” di Loredana Frescura e Marco Tomatis

Buon pomeriggio cari lettori, oggi vi parlo di un libro che mi ha inaspettatamente conquistata. Perché inaspettatamente? Perché, sarò sincera, non nutrivo grandi aspettative. Non so, la copertina non mi era piaciuta e, anche se so che non bisogna fermarsi alle apparenze, non mi ispirava affatto. E invece…c’è un INVECE grosso come una casa! Leggete il resto e capirete 😉


NZO-209

Titolo: Un’anima che vibra

Autore: Loredana Frescura, Marco Tomatis

Editore: Leggereditore

Collana: Narrativa

Pagine: 238

Data di pubblicazione: 30 marzo 2017

Prezzo: rilegato € 14,90

Domenica, detta Mimi, diciassette anni, vive con la mamma Caterina e la zia Diletta a Roma. Da un giorno all’altro la sua famiglia si trasferisce in un piccolo paese, Piandiperi, dove la fabbrica presso cui Caterina lavora come operaia ha aperto un nuovo stabilimento. Per Mimi si tratta di un cataclisma che stravolge la sua esistenza tranquilla e rassicurante. Ma proprio in quel paese “sbagliato dalla A alla Z”, dove a dispetto del nome non c’è l’ombra di un albero, e un ragazzo dalla pelle d’ambra può chiamarsi Gaetano e sfrecciare a bordo di un carretto, Mimi, che si sente “sbagliata dall’uno all’infinito”, finirà col trovare sé stessa. Soprattutto, guarderà con occhi nuovi sua madre e scoprirà che non è affatto la donna rinunciataria e fredda che ha sempre creduto. Dietro un’apparenza remissiva e dimessa, Caterina nasconde una forza e una vitalità che Mimi non avrebbe mai immaginato e che sono quanto di più importante una figlia possa imparare dalla madre.


A parlare è Domenica, detta Mimì, una ragazza di diciassette anni che vive a Roma con la mamma Caterina e la zia Diletta. Nel prologo dice che ci racconterà la vita di sua madre, poi però inizia a parlare di sé e per un po’ ci dimentichiamo il vero scopo della storia e quella domanda sulla cover del libro sembra rimanere in sospeso. In realtà Mimì ci sta raccontando la vita della madre attraverso la sua, perché sono inevitabilmente legate e per comprendere l’una dobbiamo conoscere l’altra.

Mi chiamo Mimì. Sbagliato. Mi chiamo Domenica, ma quasi mai nessuno per chiamare me utilizza il settimo giorno della settimana, quello in cui Dio si riposò. Mimì è più veloce e comodo, una bisillaba accentata, quasi un sussurro mormorato sovrappensiero. Domenica quindi è il mio nome, ma Mimì sono io. Ho pensato, oggi che compio diciannove anni e sto guidando verso il mare gonfio di vento e onde scure, che il regalo da farmi, quello di cui ho realmente bisogno, non è tanto una giornata tutta per me in pura solitudine, ma raccontare. Non la mia storia. Ma sì, anche la mia storia: Caterina e io siamo vissute insieme fin dalla mia nascita, quindi parte di lei è anche parte di me. Caterina, mia madre. Perché raccontare, ordinare gli eventi, mettere in fila i sentimenti e poi scompaginarli? Non so, ma credo che qualcosa accadrà, come sempre accade quando lo si desidera fortemente e quando il fato acconsente. (…) La gente dice molte cose su di lei, Caterina, madre di Mimì. Ci sono parole dette e sussurrate, ma solo io ne conosco l’essenza e forse l’essenziale.”

Caterina, separata dal marito, quasi ingegnere meccanico (ha lasciato l’università quando le mancavano solo un esame e la tesi di laurea), lavora in una fabbrica di lavatrici, ma quando la sede di Roma chiude, annuncia alla figlia di doversi trasferire in un paesino a trecento chilometri di distanza in cui l’azienda ha aperto un nuovo stabilimento e in cui dovranno adattarsi e ricostruirsi una vita tutte e tre: lei, Mimì e Diletta. Andare via da Roma, dalla scuola, dalle amiche, dalla spensieratezza, dai ponti che tanto ama? La reazione di Mimì è a dir poco drammatica, ma cosa può fare se non ingoiare il rospo e seguire le due donne della sua vita? Destinazione Piandiperi, dove di peri non ce n’è manco l’ombra, un paesino immerso nel verde, tra colline e fiumi, tutto salite e discese, dove il massimo della movida è in piazzetta a mangiare un gelato. La ragazza detesta Piandiperi-senza-peri, detesta sua madre, detesta suo padre che le ha lasciate per una giovane donna che adesso è pure incinta. E già, tra tutte le novità Domenica deve digerire anche il fatto che presto arriverà un fratellino “con il pisello”, come ha tenuto a precisare il padre. Bel casino. È estate e lasciare Roma in estate è ancora più doloroso, vuol dire addio vacanze, vuol dire che non conoscerà nessuno quando a settembre andrà in una nuova scuola. Appena arrivate a Piandiperi, la mamma e la zia sono sempre a lavoro in fabbrica e lei si ritrova da sola in una nuova casa, che fare? Inforca la sua bici e visita il paese, senza peri e senza ponti, arrancando su per una salita per raggiungere la piazza. Conosce Patrizia, una sua vicina di casa, dei cui problemi tutti accennano senza voler rivelare i particolari, appena uscita dalla finestra perché il fratello l’ha chiusa in casa e mentre le sta chiedendo di accompagnarla in paese arriva Gaetano, un ragazzo dalla pelle ambrata, occhi neri come liquirizia, con un’entrata in scena assolutamente degna di nota:

“Stavo per rispondere che no, non ne avevo voglia, grazie, quando lo sguardo si fermò in alto, nell’angolo tra il muro in pietra che costeggiava la strada e una specie di torre con i merli sbeccati. All’inizio sembrava un puntino, un puntino lucente che si muoveva a zig-zag. Dopo due secondi il puntino divenne più grande e capii quasi subito, ma non volevo crederci. Mi sporsi dalla finestra per osservare meglio. Il rumore cominciò a farsi insopportabile. Dalla discesa arrivava a gran velocità un qualcosa che sembrava un carretto con ruote di ferro, e dentro il carretto c’era qualcuno. Qualcuno votato al suicidio. Anche Patrizia si voltò. Mi sentivo paralizzata. Il carretto si sarebbe schiantato tra un attimo e io avrei voluto urlare, avvertire Patrizia del pericolo, ma non ci riuscivo, ero strabiliata. Non poteva accadere una roba simile, non in questo pianeta, non in un paese che non aveva neppure un frutteto di pere. Giunto sullo spiazzo davanti al casermone, il carretto sobbalzò, poi si sentì chiaramente lo stridere del ferro seguito da un odore di bruciato. Fece una mezza inversione nel piazzale e si fermò proprio di fianco a Patrizia. Ricominciai a respirare. Dal carretto uscì un casco, quindi un corpo con le gambe tutte intere. Lunghe dentro i jeans. Quando la figura si sfilò il casco, vidi qualcosa che per un attimo mi fermò il cuore: occhi di lune nere, capelli ricci, sorriso mozzafiato, denti di confetto e pelle color caramello. Patrizia ridendo guardò verso di me. «Dai, scendi! È Gaetano! Gaetano lei è…ehi tu, come ti chiami? Mi sono dimenticata, accidenti! Ma sì, Domenica!» 

Pensai che quello era proprio un paese sbagliato dalla A alla Z. Un ragazzo dalla pelle scura che si chiamava Gaetano e che andava a 100 all’ora su un carretto con le ruote di ferro. Pensai anche che quello era probabilmente il paese giusto per me, dato che io ero sbagliata dall’uno all’infinito.”

Mimì in quel momento non poteva sapere che il ragazzo con il nome dell’uomo che a largo delle coste di Lampedusa aveva salvato la vita a sua madre quando lo portava in grembo e che la trascina con sé nel carretto per gareggiare al Palio della Carrettera, che si svolge ogni anno a Piandiperi, sarà il ragazzo con cui vivrà i momenti più belli della sua estate. L’amore c’è ed è assicurato, un amore tenero e forte come solo in quegli anni dell’adolescenza può esserlo. Le passeggiate in bici per le colline, stare ammollo nel fiume con una sola narice tappata, il lavoro nella gelateria in piazzetta, la raccolta differenziata, lo sfilacciarsi dei rapporti con le amiche di Roma, Gaetano che ha perso sua sorella e che le racconta della Siria, il paese dei suoi genitori: nei mesi trascorsi a Piandiperi, Mimì cresce e scopre molte cose che prima non riusciva a vedere. Più di tutto, la ragazza scopre una madre che credeva di conoscere e che invece nasconde un profondo pozzo di segreti e di qualità che la lasceranno basita. All’inizio dell’estate Mimì non voleva che la sua vita diventasse come quella di sua madre, vuota, piatta, senza ambizioni né desideri, ma dopo l’estate dovrà ricredersi e si renderà conto di averla giudicata in maniera superficiale.

Il personaggio di Mimì mi ha conquistata sin dalle prime righe, forte e insicura allo stesso tempo, contro tutto e contro tutti, un po’ cinica, a volte egocentrica, a volte detestabile ( cosa non fa passare a quel santo di Gateano! In alcuni momenti due sberle gliele avrei tirate volentieri XD), realistica, pragmatica, simpatica, un uragano sempre pronto ad esplodere, a fare cazziatoni a destra e a manca e ad urlare il proprio disappunto al mondo intero. Ho terminato di leggere il libro ieri sera e volevo riportarvi le mie impressioni a caldo di questo libro che, come ho già detto, è stato una scoperta inaspettata. Dai personaggi alla storia, dalle emozioni che mi ha suscitato al finale (il finale ragazzi, il finale spiazzante, oh mio Dio!). Non avevo mai letto uno young adult italiano e, che dire, i due autori si meritano tutta la mia stima e ammirazione. Non dev’essere semplice scrivere un romanzo a quattro mani, ma in questo libro non c’è una sbavatura, un’esitazione, la scrittura scorre liscia e piacevole come scaturita da una sola penna. Loredana Frescura e Marco Tomatis hanno scritto un libro meraviglioso sull’adolescenza, la crescita, la scoperta di se stessi e degli altri, quel momento in cui le nostre anime vibrano come non faranno mai più in tutta la vita. Una storia genuina, vera, mai banale. È stata proprio la genuinità dei personaggi a piacermi, Mimì, Caterina, zia Diletta, Gaetano, mi sono entrati nel cuore e mi mancheranno tantissimo. Vi dico solo che ho letto le ultime pagine con una vista molto appannata, perché non sono riuscita a trattenere le lacrime: il finale è stato un vero colpo di grazia.

Potrei stare qui ore a parlarvi di cosa mi è piaciuto di questo libro, ma non credo sia giusto nei vostri confronti rivelare la bellezza che potreste assaporare leggendolo anzi, credo di aver già parlato anche troppo! Non mi resta che ringraziare di cuore la casa editrice per avermi inviato una copia del romanzo e avermelo fatto scoprire. Spero di essere riuscita a trasmettervi almeno un po’ di ciò che il libro mi ha trasmesso e mi auguro davvero che lo leggiate. 🙂

Stay imbranation

The imbranation girl

 

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