Recensione: “Il respiro del fuoco” di Federico Inverni

Buon pomeriggio cari imbranations, oggi vi parlo del nuovo psicothriller di Federico Inverni “Il respiro del fuoco”, che torna a toglierci il fiato dopo meno di un anno dal suo esordio letterario con “Il prigioniero della notte”. Lo scorso anno ho amato tantissimo il suo primo romanzo, tanto da eleggerlo “miglior thriller dell’anno”,  e, in caso ve le foste persi, vi lascio qui il link alla recensione e all’intervista all’autore. Come ormai ben sappiamo, Federico Inverni è uno pseudonimo dietro il quale si cela uno scrittore eccezionale, che ha regalato al thriller italiano due personaggi estremamente complessi e che difficilmente si possono dimenticare: il detective Lucas, un uomo schivo e scabroso, dalle intuizioni insuperabili, dall’incidente in cui ha perso moglie e figlia è affetto da episodi di spersonalizzazione, che lo assalgono improvvisamente lasciandolo confuso e inerte; e la profiler Anna Wayne, vittima in passato di un folle maniaco, un passato che la tiene ancora stretta nella sua morsa e non vuole lasciarla andare. Nel primo libro abbiamo imparato a conoscerli e ci siamo addentrati nei meandri più bui delle loro menti, scoprendo le loro paure e le loro fragilità, anche se Lucas rimane sempre insondabile fino in fondo. Li avevamo lasciati ne “Il prigioniero della notte” dopo che Anna aveva affrontato i propri fantasmi e Lucas si era sottoposto ad uno speciale “trattamento” per curare i suoi disturbi mentali. Ne “Il respiro del fuoco” li ritroviamo, sempre ad Heaven, la città in cui erano ambientati anche i fatti del primo libro, impegnati a risolvere un caso che vede coinvolta una nuova setta religiosa.


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Titolo: Il respiro del fuoco

Autore: Federico Inverni

Editore: Corbaccio

Collana: Top thriller

Pagine: 474

Data di pubblicazione: 23 febbraio 2017

Prezzo: rilegato €16,90 / eBook € 9,99

Manca poco al tramonto quando il cielo grigio e nero che incombe sulla città di Haven si accende di un rosso infuocato. Ma quel bagliore non proviene dal sole calante che tenta di illuminare uno degli ultimi giorni che precedono il Natale. E il rosso violento di un incendio scaturito sulla cima di una collina in periferia, nella cittadina abbandonata di Eden Crossing. Il respiro del fuoco non ha lasciato scampo: l’eccentrico tempio che accoglieva il reverendo Tobias Manne e i suoi adepti è ora un sepolcro ardente con decine di vittime. La profiler Anna Wayne e il detective Lucas sono arrivati troppo tardi per impedire quel devastante suicidio rituale… …ma qualcosa appare assurdamente incongruo. Qualcuno è riuscito a dominare il fuoco, a farsene padrone. E forse quello non è un suicidio collettivo, ma la più efferata delle stragi, messa in atto da una mente visionaria e geniale. Perché esiste soltanto una cosa più affascinante e pericolosa del manipolare il fuoco: manipolare le menti. Mentre in città la notte arde di altri fuochi, Anna e Lucas devono sfidare il tempo per riuscire a elaborare un profilo del killer, ricostruire la storia delle vittime e individuare la più sfuggente delle ombre, prima che uccida ancora. Ma ogni indagine ha un prezzo, e quando sia Anna sia Lucas scoprono che quel caso affonda le radici nel loro passato, nei loro segreti, sono costretti a chiedersi se possono davvero fidarsi l’una dell’altro… O se invece, come predicava il reverendo Tobias Manne, non sia il momento di compiere l’ultimo passo: accettare l’inaccettabile.


Ringrazio tantissimo la casa editrice Corbaccio per avermi inviato una copia cartacea del libro,per di più autografata dall’autore! E’ stato un regalo graditissimo!!!


Come dicevo, a Heaven i membri della setta dei Testimoni dell’Avvento, capeggiati dal fondatore del culto e capo della confraternita, il reverendo Tobias Manne,  si erano stabiliti nella pagoda che sorge sulla collina di Eden Crossing, ma quando i poliziotti irrompono nell’edificio li trovano stesi a terra, disposti a raggiera e completamente vestiti di bianco, apparentemente morti. Dopo qualche minuto un’esplosione improvvisa all’interno della pagoda costerà la vita non solo ai membri della setta, che, si scoprirà in seguito, erano solo stati sedati, ma anche ad alcuni della squadra di polizia. Fortunatamente Lucas riesce a mettere in salvo l’agente Anna Wayne, ma da questo momento in poi accadrà una serie di eventi che non vi lascerà il tempo per riprendere fiato. Un suicidio di massa dunque, ispirato da una nuova dottrina che predica la purificazione e dopo neanche un’ora dall’esplosione alcune persone in città, facenti parte della setta, iniziano a darsi fuoco, lasciando messaggi di addio sul sito della confraternita. Ma chi ha fatto esplodere la pagoda è ancora vivo e sarà davvero la setta la vera responsabile di questi incendi? Considerate che nelle 474 pagine del libro sono narrati gli eventi accaduti in soli tre giorni. Sono infatti tre le parti in cui è divisa la storia: “Venerdì. Il rituale del fuoco”, “Sabato. Il secondo testimone.” e “Domenica. Il respiro del fuoco.” Durante questi tre giorni vedremo morire alcuni personaggi importanti che avevamo conosciuto ne “Il prigioniero della notte” e Anna dovrà trovarsi di nuovo faccia a faccia con il mostro che l’ha perseguitata per sbloccare un punto morto nelle indagini: quell’uomo le insinuerà però un dubbio riguardo al suo collega Lucas, un dubbio che la tormenterà fino alla fine del libro. Mentre hanno a che fare con un pazzo piromane assetato di vendetta, i protagonisti si trovano costantemente messi di fronte ai propri punti deboli e l’autore è un maestro nello scavare a fondo tra i sentimenti e  i ricordi dei suoi personaggi, descrivendoci dettagliatamente ciò che avviene nella loro mente.

Lucas è un personaggio molto singolare e affascinante dal punto di vista psicologico, e il finale di questo libro ci porta ad una svolta decisiva per il suo personaggio, svolta che sicuramente verrà sviluppata nel prossimo libro, dato che il finale de “Il respiro del fuoco” rimane chiaramente aperto. Credo che possiate leggerlo tranquillamente anche non conoscendo i fatti avvenuti nel precedente libro, che comunque vengono accennati e ripresi un poco anche qui, ma io vi consiglio di recuperare “Il prigioniero della notte” se non lo avete letto, perché, a parte il fatto che è bellissimo, riuscirete a comprendere meglio i dettagli della storia.

Vi assicuro che il ritmo è serrato e la scrittura molto coinvolgente. Non vi renderete conto di come volerà il tempo mentre lo leggerete: io ricordo che era mezzanotte l’ultima volta che ho guardato l’orologio e ho pensato “ok, mezz’ora e metto giù”, poi sembravano passati cinque minuti e invece erano le due! XD Ma dovevo assolutamente finirlo, non potevo attendere il mattino seguente per conoscere il finale!

Federico Inverni riconferma il suo talento con questo secondo lavoro e io non posso che stra consigliarvelo! 😉

Fatemi sapere se l’avete letto o se avete letto il primo libro, ok?

Stay imbranation

The imbranation girl

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