Recensione: “Notti al circo” di Angela Carter

Buon pomeriggio cari lettori, finalmente oggi vi parlo di “Notti al circo” di Angela Carter, ripubblicato lo scorso mese da Fazi Editore, che ringrazio immensamente per la copia che mi è stata inviata. Ho impiegato un po’ di tempo a leggerlo, poi vi spiegherò perché, ma ne è valsa davvero la pena, così come è stato per “Figlie sagge”, l’altro libro della Carter pubblicato lo scorso anno sempre dallo stesso editore.


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Titolo: Notti al circo

Autore: Angela carter

Editore: Fazi

Collana: Le strade

Pagine: 430

Data di pubblicazione: 9 febbraio 2017

Prezzo: brossurato € 18,00 / eBook € 9,99

E una notte londinese del 1899 e il tempo si è fermato. In un camerino dell’Alhambra Music Hall, «capolavoro di squallore squisitamente femminile», l’imberbe giornalista americano Jack Walser sta intervistando la star del momento: Fevvers, seducente trapezista vagabonda, un metro e ottantacinque per ottantotto chili, biondissima e dotata di un bel paio di ali. Una vera e propria leggenda. Scorrono fiumi di champagne e la diva racconta la sua vita rocambolesca: abbandonata in fasce sulla soglia di un bordello a Whitechapel e amorevolmente cresciuta dalla baffuta Lizzie, inizia presto a guadagnarsi da vivere prima come statua vivente di Cupido e poi come attrazione in un freak show. Ma Fevvers vuole volare alto. Il suo destino sono le luci della ribalta, e in poco tempo lei e il suo trapezio conquistano i palchi – e i cuori – di tutta Furopa. Inizialmente scettico, Walser finisce per soccombere al fascino incontenibile della Venere cockney. Un po’ già innamorato e un po’ in cerca dello scoop della vita, decide di mollare tutto e si unisce al circo. Insieme alla scalcagnata compagnia circense – capitanata da un colonnello del Kentucky e la sua fidata Sybil, una scrofa intelligentissima in grado di fare lo spelling – in viaggio attraverso la Russia vivrà mille peripezie e incontrerà i personaggi più bizzarri, in un esilarante caleidoscopio in bilico fra realtà e fantasia.


Siamo nell’anno 1899, in bilico tra il XIX° E IL XX° secolo: un dato che contribuisce ad introdurci nell’atmosfera surreale di questo romanzo, in cui tutto oscilla tra sogno e realtà. In una notte londinese il giornalista americano Jack Walser si trova nei camerini dell’Alhambra Music Hall per intervistare la famosissima trapezista Fevvers, un donnone biondo di un metro e ottantacinque. Ma ciò per cui è famosa Fevvers non è la sua stazza, inadatta certamente a una che deve tenersi in bilico su un trabiccolo sospeso per aria, bensì un bel paio di ali. Sì, avete capito bene, la ragazza, soprannominata la Venere cockney, è nata con le ali, particolare che le ha causato non pochi problemi durante la sua giovane vita. Nel camerino, oltre a Walser e Fevvers, compare anche Lizzie, la donna che ha cresciuto la bambina con le ali e che continua a prendersi cura di lei. Fevvers inizia a raccontare la propria vita, un susseguirsi di avventure rocambolesche, e il tempo pare dilatarsi: le ore scorrono lente e, tra spuntini degni di un camionista e bicchieri di champagne scadente, la Venere ammalia il giovane giornalista con il suo fascino e la sua voce profonda. La donna è tutto fuorché aggraziata, il camerino ( ino, ino, ino! un buco, praticamente) è un caos di calze, abiti e fiori avvizziti, Lizzie vigila sulla sua protetta come un piccolo cane da guardia e Walser viene lentamente risucchiato dall’atmosfera onirica cadenzata dalle parole di Fevvers: appena nata abbandonata davanti ad un bordello, fu accolta da una stramba combriccola di prostitute capeggiate dalla matrona, Ma Nelson, che affidò le cure della bambina a Lizzie, ormai inadatta a offrirsi ai clienti. Una volta cresciuta, Lizzie la spronerà a mettere alla prova la sua peculiarità e la spingerà letteralmente giù dal terrazzo per farla provare a volare. Scoperto che la sua corporatura, già ingombrante all’età di quattordici anni, non può essere sostenuta dalle fragili ali per un volo degno di tale nome, Fevvers accetta di impersonare Cupido nella sala del bordello, diventando così una sorta di mascotte della casa. Quando Ma Nelson muore, un lontano parente giunge a reclamare la casa e tutte le donne si ritrovano sul lastrico: fra baci e saluti ognuna se ne andrà per la propria strada. Fevvers e l’inseparabile Lizzie troveranno un nuovo alloggio, ma hanno bisogno di soldi, così l’angelo biondo accetta di diventare l’attrazione di punta nella miserabile esposizione della becera Madame Schreck. La donna aveva messo su una sorta di show di prodigi della natura, fenomeni da baraccone da offrire a clienti dai gusti un po’ particolari: oltre a Fevvers figuravano Fanny Quattrocchi, la Bella Addormentata, la Meraviglia del Wiltshire, alta solo dieci centimetri, Albert/Albertina “che era, per così dire bivalente, metà di entrambi e niente di tutti e due, e una ragazza chiamata Ragnatela. Quando Fevvers riuscirà a fuggire dalle grinfie di Madame Schreck inizierà la sua scalata verso il successo, divenendo famosa in tutto il mondo, oggetto di ammirazione e di studi scientifici. All’alba lo strano trio formato da Walser, Fevvers e Lizzie, si lascia in una Londra che si risveglia, e il giornalista capisce che la sua strada è segnata: la Venere cockney lo ha stregato e deve assolutamente seguirla! Si precipita dal direttore del giornale di buon’ora, presentandosi come il nuovo inviato, pronto a seguire la Grande Tournée Imperiale:

«Ho bisogno di riprendermi, di dare una spolverata al mio senso del fantastico. Che ne direbbe di una serie di articoli sull’esotico e il meraviglioso: risate, lacrime ed emozioni varie? E se il suo corrispondente seguisse in incognito la più straordinaria millantatrice della storia nelle più straordinarie città del mondo? Proseguendo poi, attraverso le lande impraticabili della Siberia, fino alla terra del Sol Levante? Anzi, ho un’idea migliore…il suo inviato potrebbe farsi assumere direttamente dal capitano Kearney, partecipando così assieme a Fevvers alla Grande Tournée Imperiale! Pensi un po’, notizie fresche di pista! Capo, permetta che la inviti a qualche serata al circo!»

Si conclude così la prima parte del libro intitolata “Londra”, a cui seguiranno “Pietroburgo” e “Siberia” in cui vedremo un Walser in veste di novellino clown intraprendere l’avventura circense pur di stare accanto alla sua musa. Anche qui ne vedremo davvero delle belle e con il suo inconfondibile stile irriverente Angela Carter ci mostra le retrovie della grande macchina del circo, non tutta rose e fiori (soprattutto per gli odori!), e seguiremo le avventure e disavventure della Venere cockney, questa volta alle prese anche con i propri sentimenti: riuscirà l’americano Walser a scalfire il cuore della bella bionda affamata di soldi e fama?

“Notti al circo” è una carrellata di personaggi che paiono usciti dalle favole, favole blasfeme ma pur sempre fantastiche. Giunti alla fine però, guardandosi alle spalle ci si rende conto che questi personaggi sono tutti delle vittime, dalla cui parte si schiera fieramente l’autrice proclamando la vittoria dei reietti. Ognuno di loro ci racconta la propria storia di decadenza e di rinascita, se di rinascita si può parlare, e lo fanno in modo sfrontato, quasi fieri di essere ciò che sono.

Avendo letto “Figlie sagge” della stessa Carter (se volete recuperarla, vi lascio qui la recensione), non ho potuto notare una certa somiglianza nella trama, seppure con le dovute differenze: là le protagoniste erano due gemelle con il ballo e il canto nel sangue, nate e cresciute in un bordello sotto l’ala protettrice della matrona, divenuta la loro Nonna acquisita; qui la protagonista è una ragazza con le ali abbandonata alla nascita sulla soglia di un bordello, affidata alle amorevoli cure di una prostituta mancata. Come in “Figlie sagge” la realtà è sovvertita dalla voce narrante e tutto diventa sogno e fantasia, fra capriole linguistiche di cui solo la Carter è capace. Vi ho detto che ho impiegato più tempo a leggerlo rispetto ai miei soli standard, e questo era capitato anche con l’altro libro della stessa autrice, perché quella della Carter è una scrittura che va assorbita lentamente. Il ritmo non è lento anzi, è trascinante e divertente, ma dietro l’apparente brio della narrazione c’è una volontà di denunciare le ingiustizie e riaffermare il valore di ogni essere umano. Bisogna saper guardare al di là dei fuochi d’artificio che abbagliano per cogliere la realtà fumosa che resta dopo la fine di uno spettacolo sfavillante.

Come posso non consigliarvelo? Angela Carter si è riconfermata come una delle mie scrittrici preferite, conquistandomi con la sua vena irriverente. Per cui invito anche voi a passare una notte al circo, ne vedrete di tutti i colori! 😉

Stay imbranation

The imbranation girl

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