Recensione: “Una gabbia di stelle” di Robin Roe

Buongiorno cari lettori, oggi vi parlo di un piccolo tesoro uscito da poco in libreria, un libro che parla di paura, emarginazione, salvezza e amicizia. Il romanzo d’esordio di Robin Roe è una vera perla, e io spero tanto che questa ragazza continui a scrivere in futuro e a regalarci emozioni.

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Titolo: Una gabbia di stelle

Autore: Robin Roe

Editore: Piemme

Collana: Freeway

Pagine: 320

Data di pubblicazione: 31 gennaio 2017

Prezzo: rilegato  € 16,50 / eBook € 6,99

Adam è all’ultimo anno di liceo, è carino, gentile e circondato da amici. Quando gli viene chiesto di fare da tutor a un ragazzino problematico del primo anno si rende subito disponibile, ma scoprire che il ragazzino è Julian, il “fratellino” che era stato dato in affido alla sua famiglia e che non vedeva da cinque anni, lo rende ancora più felice. All’inizio Julian sembra lo stesso: semplice, pulito e amante delle storie. Ma più tempo passano insieme, più Adam capisce che Julian sta nascondendo qualcosa… Adam è determinato ad aiutarlo, ma il suo coinvolgimento potrebbe costare la vita di entrambi.


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Julian ha quattordici anni e frequenta il primo anno di liceo, è un tipo strano, se ne sta sempre in silenzio, in disparte e, come accade spesso in questi casi, i compagni di classe lo prendono in giro oppure lo ignorano. Anche i professori non è che siano proprio degli zuccherini e non contribuiscono con il loro atteggiamento a metterlo a proprio agio, dicendogli di alzare la voce quando parla, di sbrigarsi, di stare attento a dove mette i piedi. Julian è dislessico, e quando i professori gli chiedono di leggere ad alta voce gli altri lo deridono, così lui chiude gli occhi e desidera con tutte le sue forze di scomparire, credendo che prima o poi diventerà invisibile e potranno lasciarlo in pace. Durante la pausa pranzo ha trovato un luogo sicuro, nascosto, che nessuno potrà mai trovare, ed è lì che consuma il suo pasto, da solo, pensando alle avventure di Elian Mariner, il personaggio dei suoi libri preferiti. Le paure di questo ragazzino sono tante e si sono fuse in una sola grande paura, quella di vivere, ma le sue insicurezze e i suoi timori non sono infondati o frutto di una mente malata: Julian ha perso i genitori alcuni anni prima, due persone fantastiche che lo facevano sentire speciale non c’è giorno che passi che lui non pensi ai giorni trascorsi insieme.

La paura di parlare.

La paura di provare.

La paura di volere.

La paura di sognare.

Di pensare alle persone che hai perso,

e la paura di perderne altre.

Sono queste le cose

che ti tengono in trappola.

Subito dopo l’incidente Julian è stato affidato ad una famiglia amorevole in cui si è subito sentito accolto, ma dopo i primi tempi si è fatto avanti Russell, suo zio, e ha preteso la custodia del ragazzo portandolo a vivere con sé. La casa dello zio è molto lussuosa, regna un ordine maniacale, e Julian viene presto sottoposto ad un regime molto rigido da parte di Russell: ci sono precise regole da rispettare e se queste vengono violate Julian viene punito. All’inizio del libro il lettore non si rende conto di ciò che accade davvero in quella casa, ed è proprio quando si alza il velo della verità davanti ai nostri occhi che comprendiamo l’orrore in cui vive il ragazzo. Un giorno, nei corridoi della scuola, Julian incrocia Adam Blake, il figlio delle persone a cui era stato dato in affido. Non lo vede più da quando ha lasciato la casa e il suo primo istinto è quello di fuggire via. Adam è all’ultimo anno di scuola ed è il figlio, l’amico, il fidanzato che tutti vorrebbero avere: sempre felice, sorridente, sincero, leale, carino con tutti, amato dai professori, un ragazzo adorabile insomma. Quando la professoressa Whitlock, una sorta di psicologa della scuola, gli chiede di accompagnare Julian ai suoi incontri settimanali con lei Adam non si tira certo indietro anzi, è felice di rivedere il suo “fratellino” e di scoprire come se la passa. Adam e Julian dormivano nella stessa stanza quando il ragazzino viveva in casa sua e Adam lo conosce bene, conosce la sua storia, le sue paure, le sue stranezze. Settimana dopo settimana Julian riprende confidenza con lui, e Adam cerca di fargli conoscere i suoi amici, di coinvolgerlo durante le sue uscite, ma presto si renderà conto che alle paure di Julian se n’è aggiunta un’altra, più forte, che però non riesce a comprendere. Il ragazzino sta nascondendo qualcosa nei suoi silenzi e Adam dovrà faticare molto per aprirsi un varco nella sua corazza e riuscire a salvarlo. Quando Adam comprenderà, verrà risucchiato nell’incubo di Julian, ma non si tirerà indietro, rischiando di perdere tutto ciò che ama…

La storia è scritta da due punti di vista, quello di Julian e quello di Adam, che si alternano tra un paragrafo e l’altro, e ci offrono una comprensione a 360 gradi dei sentimenti dei personaggi. Sentimenti profondi, toccanti, legami indissolubili e salvifici sono l’argomento principe di questo libro che fa commuovere e sperare. Julian è un ragazzino di soli quattordici anni, ma il suo passato lo ha fatto crescere in fretta portandosi via la spensieratezza e la leggerezza che tutti dovrebbero avere alla sua età. In alcuni punti mi sono davvero commossa rispecchiandomi nelle parole di Julian, ricordando che anch’io mi sono sentita così e che, a volte, mi ci sento ancora. La perdita delle persone care è qualcosa che tutti abbiamo affrontato almeno una volta nella vita, ma se ciò avviene quando si è molto piccoli è davvero più difficile superarlo:

“È strano in quanti modi si possa sentire la mancanza delle persone. Si sente la mancanza delle cose che facevano e di chi erano, ma si sente anche la mancanza della persona che eri tu insieme a loro. Il modo in cui tutto quello che dicevi e facevi era bello o divertente o importante. E quanto contavi. Quando ero piccolo, mi riempivo sempre la testa di pensieri, perché sapevo che, non appena finiva la scuola, mia madre e mio padre volevano che glieli raccontassi tutti. Quando sai che c’è qualcuno a cui racconterai ogni cosa, la tua giornata la vedi con i tuoi occhi e con i loro occhi, come se la vivessero al tuo fianco. In caso contrario, non è solo non vederci doppio, è non vederci per niente. Perché se loro non ci sono, non ci sei nemmeno tu.”

“Una gabbia di stelle” è una storia di salvezza grazie al potere dell’amicizia. Julian viene salvato da questo ragazzo fantastico che è Adam, in tutti i modi in cui una persona può essere salvata, citando le parole di Rose (ve le ricordate in “Titanic”?). Ci fa riflettere su come le persone, a volte, si costruiscono addosso una corazza di paure e insicurezze, dettate soprattutto dal giudizio degli altri, e alla fine, spesso, si finisce per credere in queste paure ed è così difficile uscirne fuori. Se si è fortunati, si incontra un angelo custode che ci aiuta a rinascere, come nel caso di Julian, oppure bisogna ricorrere a tutta la propria forza di volontà per reagire e salvarsi da soli. In ogni caso, fatevi un regalo e fatelo a qualcuno a cui volete bene, leggete questo libro. Sono sicura che non vi deluderà.

Fatemi sapere! 😉

Stay imbranation

The imbranation girl

 

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2 pensieri su “Recensione: “Una gabbia di stelle” di Robin Roe

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