Recensione: “La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola” di Raphaelle Giordano

 

Buongiorno cari lettori, iniziamo questa nuova settimana parlando di un libro che tutti dovremmo leggere di lunedì, che, come sappiamo, è il giorno più nero della settimana. Perché dovreste leggerlo di lunedì? Ma è semplice! Perché si tratta di una sorta di manuale di auto-aiuto nelle vesti di un romanzo, che vi aiuterà a ritrovare il sorriso e a sentirvi più leggeri. Seguitemi e scoprirete tanti piccoli trucchetti per ritrovare la strada del buonumore!


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Titolo: La tua seconda vita comincia quando capisci di averne una sola

Autore: Raphaelle Giordano

Editore: Garzanti

Collana: Narratori moderni

Pagine: 215

Data di pubblicazione: 26 gennaio 2017

Prezzo: rilegato € 16,90 / eBook € 9,99

Ci sono giornate in cui tutto va storto. E così per Camille, quando sotto un incredibile diluvio si trova con l’auto in panne e senza la possibilità di chiamare nessuno. Tutte le sfortune del mondo sembrano concentrarsi su di lei. Ma Camille non sa che quello è il giorno che cambierà il suo destino per sempre. Un uomo le offre il suo aiuto. Si chiama Claude, e si presenta come un «ambasciatore della felicità». Le dice che lui è in grado di dare una svolta alla vita delle persone. Camille sulle prime non dà peso alle sue parole. Eppure, riscoprire la bellezza delle piccole cose renderebbe tutto più facile: l’aiuterebbe ad andare di nuovo d’accordo con il figlio ribelle e a ritrovare la sintonia di un tempo con il marito. Così decide di ricontattare Claude e di seguire le sue indicazioni. Per liberarsi delle caratteristiche negative c’è ogni giorno un semplice esercizio da compiere, un piccolo passo alla volta: ripercorrere le sensazioni di un momento felice, guardarsi allo specchio e farsi dei complimenti, contare tutte le volte che ci si lamenta durante la giornata. A volte basta solo ringraziare per quello che di buono accade, dal profumo del caffè la mattina a una realizzazione personale. Camille comincia a mettere in pratica questi consigli, e intorno e dentro di lei qualcosa succede. Con il sorriso sulle labbra, non è più così difficile parlare con suo figlio e riscoprire con suo marito i motivi per cui si erano scelti. Ma c’è una cosa ancora più importante che Camille ha imparato. Non c’è felicità se non la si divide con qualcuno. Questo è davvero l’ultimo tassello per fare di ogni giorno un giorno speciale, di ogni istante un istante da ricordare.


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Camille è una donna sposata con un uomo normale, ha un figlio sano, una casa di tutto rispetto a Parigi, un lavoro con contratto a tempo indeterminato: gli ingredienti per una vita felice ci sono tutti, eppure ultimamente Camille è insofferente, si sente spenta, senza più motivazioni, assuefatta dalla vita quotidiana. Ecco cos’è accaduto, vive per “abitudine”. Una sera, dopo una pesantissima giornata, tornando a casa dal lavoro, Camille decide di prendere una strada secondaria, per non restare imbottigliata nel traffico del venerdì, ma la sua macchina la lascia a piedi nel bel mezzo del nulla, così si incammina nella speranza di trovare qualche abitazione nelle vicinanze. Dopo qualche minuto di cammino sotto l’acquazzone, la donna si ritrova davanti a un cancello e, dopo aver suonato, viene accolta all’interno della casa da un gentile coppia di sconosciuti. Offrendole il telefono e un posto davanti al camino per riscaldarsi, l’uomo cerca di tranquillizzare Camille, ancora sconvolta per l’incidente, e davanti a tanta gentilezza la donna si abbandona ad un pianto dirotto dando libero sfogo a tutte le frustrazioni accumulate negli ultimi tempi. Parlando con Camille l’uomo, che si presenta come Claude Dupontel, capisce subito quale sia il problema che la affligge:

“Abitudinite acuta. È una malattia dell’anima che colpisce sempre più persone nel mondo, soprattutto in Occidente. I sintomi sono quasi sempre gli stessi: calo motivazionale, incrudimento cronico, perdita di punti di riferimento, difficoltà ad essere felici nonostante il benessere e l’abbondanza di beni materiali, disincanto, stanchezza…”

Camille è molto colpita da questa diagnosi e chiede a Claude chi sia lui per esserne così certo. Lui è un “abitudinologo”, già, proprio così, e le spiega che l’abitudinologia è una disciplina nuova e ancora poco conosciuta in Francia, e che sempre più persone vengono colpite da quella sindrome:

“Senza essere depressi, si può avvertire un senso di vuoto, una vera e propria malinconia, e si finisce per convivere con la sgradevole impressione di avere tutto per essere felici, eccetto la chiave per approfittarne.”

Quando Camille se ne va, Claude le lascia un biglietto da visita chiedendole di ripensare attentamente a ciò che le ha detto e che lui sarebbe disposto ad aiutarla. Nei giorni successivi quell’incontro Camille riflette sulle parole di Claude e su quanto lei desideri uscire da quel tunnel soffocante in cui vive, così, dopo vari rimuginamenti, decide di chiamarlo e prendere un appuntamento. Claude le spiega che il percorso per tornare a sentirsi bene con se stessi può variare da persona a persona, ma che sono previste comunque delle tappe che l’aiuteranno a mettere ordine nella propria vita, piccoli esercizi pratici per riprendere il contatto con le piccole cose di cui ci dimentichiamo ogni giorno. Le viene data una catenina con un piccolo ciondolo: un fiore di loto bianco, a cui andranno ad aggiungersi fiori di altri colori ogni volta che avrà raggiunto la tappa successiva. Non è prevista nessuna tariffa, ognuno può decidere in base ai risultati ottenuti, se ci sono, di poter quantificare una somma per il percorso effettuato. All’inizio sa tanto di truffa, ma l’aura pacata di Claude e il suo vivido disinteresse nell’aiutare gli altri, convincono Camille ad intraprendere questa strada. Sarà una strada tutta in salita, e non mancheranno i momenti in cui Camille vorrebbe mandare tutto al diavolo, Claude compreso, ma pian piano lo spirito di cambiamento ha la meglio su di lei, e la sua grande forza di volontà la spingeranno ad arrivare fino in fondo.

“L’aspetto più complicato non è fare le cose una volta, è farle tutti i giorni. «Noi siamo quel che facciamo ripetutamente», diceva Aristotele.”

Camille si mette in gioco, iniziando a buttar giù una lista di tutto quello che vorrebbe cambiare nella propria vita, e di tutti i personaggi, di finzione o reali, cui ispirarsi per il suo cambiamento. Durante il percorso si ritroverà a montare collage come una studentessa e a creare dei veri e propri modelli di realizzazione personale, tecniche che apprenderete leggendo il libro. A volte Claude la coinvolgerà in esperienze spiazzanti, come fare aeroplani di carta con i fogli su cui ha scritto tutto ciò che vuole eliminare dalla sua vita e poi salire su una mongolfiera per sbarazzarsene, oppure fare un’immersione sott’acqua, per imparare a gestire il panico e a controllare la respirazione. Camille inizia a gettare delle “ancore della positività” in questi momenti in cui si sente libera e felice, ossia con un gesto, come ad esempio stringersi il mignolo sinistro, crea un legame fisico con quella sensazione di benessere, in modo da poterla richiamare nei momenti più bui. Ma il mio preferito è il “brontolaio”, un vaso di vetro in cui bisogna inserire un euro ogni volta che ci si crogiola nei pensieri negativi: dovrei adottarlo anch’io…se pensassi di dover lasciare un euro per ogni pensiero catastrofico potrei ritrovarmi a non pensare più a nulla! Ahahah scherzo, non sono così negativa XD

Ovviamente il cambiamento di Camille coinvolgerà anche il marito Sebastien, che non prenderà molto bene la questione perché non sa come comportarsi di fronte a questa donna nuova e intraprendente, ma Camille è decisa a riconquistarlo e a riaccendere la scintilla spenta da troppo tempo. Mentre il figlio Adrien sembra apprezzare la nuova mamma più positiva e rilassata, che è tornata a giocare con lui e soprattutto a sorridere.

Leggendo il libro mi sono resa conto di essere stata con Camille durante tutto il percorso: abbiamo imparato a respirare regolarmente, a sorridere e a ringraziare per le piccole cose di ogni giorno, e ho condiviso anche la sua frustrazione e la voglia di spaccare tutto quando era a dieta o quando non ne poteva più della perfetta calma di Claude. A volte avrei voluto anch’io urlargli in faccia “ehi, mister perfezione, ma non perdi mai le staffe?”, ma ogni volta Claude sorprendeva me e Camille con una sua irresistibile trovata.

Il senso del libro è tutto nel finale, che svela la vera identità di Claude Dupontel e il ruolo che avrà d’ora in avanti la nostra Camille. Questo libro, come dicevo all’inizio, è una sorta di manuale di auto-aiuto camuffato da romanzo, e ciò lo rende appetibile anche a chi, come me, non sopporta saggi e manuali, per cui se volete concedervi un weekend nella vostra SPA mentale leggetelo e poi ditemi cosa ne pensate! 😉

LA CHICCA: in fondo al libro trovate un piccolo vademecum di abitudinologia!

A presto

Stay imbranation

The imbranation girl

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