[Blogtour] “Della stessa sostanza dell’amore” di Biagio Veneruso:intervista all’autore

Buongiorno cari imbranations, oggi il blog ospita la quarta tappa del blogtour dedicato al romanzo di Biagio Veneruso, “Della stessa sostanza dell’amore”.

copertina

Editore: autopubblicato

Data di pubblicazione: 14 ottobre 2016

Prezzo: Ebook € 2.99 / cartaceo € 14.99

Pagina Facebook: Della stessa sostanza dell’amore

Blog dell’autore:   bit.ly/StreetlibLibro

Ebook su:  Streetlib (bit.ly/StreetlibLibro), Amazon, IBS, LaFeltrinelli, Mondadori.

Sinossi: 

A vent’anni, in piena crisi economica, Matteo conduce una vita “comoda”, fatta solo di svaghi, circondato da una schiera di amici a lui devoti e non ha particolari propositi per il futuro se non quello di continuare a divertirsi.

Un giorno assiste, per caso, ad un episodio inquietante che gli rivela una difficile situazione familiare, tale da mandare in frantumi quel microcosmo felice costruito anche grazie al benestare dei genitori.

Da quel momento il ragazzo inizia un percorso di cambiamento durante il quale conosce Flavia: l’amore per lei ha il potere di liberare la sua vera personalità che, però, nel tentativo di trovare una soluzione ai problemi di tutti, lo porta a commettere una serie di errori fatali.

Matteo è costretto ad andar via, inizia una nuova vita ma, quando sembra che abbia trovato la sua dimensione, il richiamo del cuore lo costringe a fare i conti con un passato che, per vergogna e frustrazione, aveva frettolosamente accantonato.

Tornato a casa, riceve subito una notizia che proprio non si aspettava…

Autore: 

Biagio ha 32 anni, è napoletano di origine ma risiede a Milano, la città in cui ha scelto di vivere. Laureato in giurisprudenza, scrive da sempre nel tempo libero e quando ne avverte la necessità, traendo ispirazione dalle proprie esperienze personali, in parte riunite in questo primo romanzo.

Scopri anche la pagina Facebook dedicata Della stessa sostanza dell’amore con tanti altri contenuti, foto e commenti.

Conosceremo meglio l’autore attraverso un’intervista che ho avuto il piacere di proporgli, ma se volete scoprire tutti i dettagli del libro vi consiglio caldamente di seguire tutte le tappe! Su Una rosa per amica, Scaffali da Riscrivere e Sognando dietro ai libri potete trovare le tappe precedenti 😉

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IV TAPPA: CHI È COLUI CHE SCRIVE?

Innanzitutto benvenuto sul blog “The imbranation girl”! Ti ringrazio molto per aver accettato di rispondere alle mie domande, mi fa molto piacere. Ti va di iniziare parlandoci (uso il plurale per dar voce anche ai miei lettori) un po’ di te ?

Parlaci del tuo libro e di com’è nata l’idea di scriverlo…

L’idea di scrivere un romanzo mi è venuta nel cuore della notte, in una di quelle notti tormentate in cui non riesci proprio a prender sonno e dai la colpa al cuscino. Mi alzai dal letto, infilai la vestaglia, mi sedetti sul divano poggiando un plaid sulle gambe e il computer su uno dei braccioli e iniziai ad abbozzare una trama: la prima trama, poi in gran parte modificata, aveva come protagonista un ragazzo che, a causa della crisi economica, non riusciva a trovare un lavoro che potesse consentirgli di vivere la propria storia d’amore. Tutto iniziò da lì, quella notte: era il 16 Dicembre del 2012. L’indomani mi aspettava un’udienza importante al Tribunale di Napoli, ma in quel momento non me ne poteva fregare di meno. A mio avviso, è un romanzo che possono leggere tutti, grandi e piccini, donne e uomini, intellettuali e persone comuni…in sintesi, penso che il libro sia rivolto a tutti quelli che son capaci di arrivare alla sostanza delle cose, cogliendo l’essenza di quello che, alla fine, conta davvero nella vita.

Quanto tempo hai impiegato per la stesura del romanzo?

Ci sono voluti ben 4 anni per finirlo, dalla notte del 16 Dicembre del 2012, quando è nata la “folle idea”, fino al 18 Giugno del 2016, quando salvavo il file sulla pen drive e mi recavo in copisteria…vi spiego perché…

All’inizio non ero lucidissimo: scrivevo perché sospinto da un’ignota forza interiore e, anche se la trama era più o meno delineata, buttavo giù tutto quello che mi passava per la testa. “Finisci la prima bozza” mi ripetevo. “Poi dopo sarà tutto in discesa”. Questo era il karma dei primi mesi, che ricalcava sostanzialmente il mio approccio ai temi e alle versioni dei tempi del Liceo. E, così, i primi 3-4 capitoli vennero fuori abbastanza rapidamente seppur in maniera molto grezza.

Poi, nell’estate del 2013, un paio di mazzate, in ambito professionale e personale, prosciugarono il mio entusiasmo iniziale fino a relegare la cartella “Matteo” in altre sottocartelle nascoste nel mio pc. Avevo perso fiducia in me stesso e mi ripetevo frasi del tipo: “Ma come pensi di poter scrivere un libro, tu che non sei capace di portare a termine niente? Tu che hai così poco tempo da dedicare non solo alla scrittura, ma anche alla lettura? Non ci si improvvisa scrittori dalla sera alla mattina! Non basta saper dove e quando mettere le virgole per scrivere un libro!”

Fino all’anno successivo forse avrò scritto in tutto 3 o 4 pagine. Era l’agosto del 2014 quando decisi, un po’ per necessità, un po’ per soddisfare un desiderio da sempre latente dentro di me, di cambiare completamente vita, a partire dalla città in cui vivere. Avevo il bisogno “vitale” in quel momento di ripartire da zero perché continuavo a prendere mazzate da ogni parte, in ambito professionale, sentimentale e da me stesso. Ma, in quei momenti durissimi, io mi sostenevo sull’illusione di poter scrivere e terminare quella storia che avevo iniziato, per dimostrare a me che qualcosa di buono potevo farlo.

E, così, trasferitomi a Milano, lentamente ripresi a scrivere: mentre cercavo lavoro, tra l’invio dei curriculum e un colloquio, mi fermavo con il pc in uno dei tanti parchi della città. Inevitabilmente, la trama del romanzo subì delle modifiche e delle aggiunte sostanziali dettate dalle esperienze dolorose e da quelle “nuove” che stavo vivendo in quel periodo.

Poi, una volta trovato lavoro, è successo che ho incontrato dei colleghi, poi diventati amici, con i quali abbiamo goduto delle tante “distrazioni” che offre Milano: aperitivi, cene, eventi, partite di calcetto, ragazze e così via. Forse è stato il periodo più bello della mia vita: io, che venivo da una realtà “chiusa”, ristretta, sia territorialmente che di mentalità, si può dire che abbia iniziato a vivere per la prima volta, parallelamente con la scoperta di una città meravigliosa e la conoscenza di nuove persone e nuove culture. La conseguenza è stata che un’altra volta, anche se per motivi opposti, ho messo da parte la “folle idea” di scrivere un romanzo: in tutto il 2015 forse avrò scritto mezzo capitolo.

Questa fase si è chiusa nel 2016, quando mi sono innamorato di una ragazza che mi ha dimostrato con i fatti che era pronta a fare il mio stesso percorso di cambiamento pur di starmi accanto. Di fronte alla prospettiva di un’imminente convivenza, quindi, da gennaio a giugno, ho accelerato tantissimo: ricordo, senza alcun dispiacere, i week-end trascorsi alla scrivania, quando dopo aver fatto un paio di lavatrici e la spesa settimanale, mettevo il mondo in un angolino per dedicarmi anima e corpo al mio sogno. Ricordo le sere infrasettimanali in cui, dopo otto ore di lavoro e dopo aver cucinato rapidamente qualche surgelato, prendevo il caffè e ascoltavo un paio di canzoni su Youtube che mi davano l’energia per scrivere finché ne avevo forza e lucidità.

Sono stati sei mesi duri, ma maledettamente gratificanti perché non stavo sputando sangue per nessuno che non fossi io, non stavo sprecando tempo che non fosse il mio tempo, non stavo inseguendo nessuna chimera che non fosse il mio sogno. Più faticavo, più mi sentivo felice. E’ una sensazione difficile da spiegare: erano tutti sacrifici che facevo con piacere perché sapevo di farli solo per me stesso e più intravedevo la fine, più tiravo fuori grinta e risolutezza. Alla fine ce l’ho fatta. Ho stampato la prima bozza, l’ho letta, l’ho fatta leggere, ne sono seguite altre due, fino alla versione definitiva, quella che non ho mai letto perché, per come sono fatto io, ci avrei trovato ancora qualcosa da migliorare o da aggiungere e non avrei mai finito…

La storia è ambientata a Napoli e a Milano, due città che ti appartengono da quanto leggiamo nella tua bio. Com’è il tuo rapporto con loro?

Con Napoli ho sempre avuto un rapporto di amore-odio: è una città dalle mille potenzialità, dalle mille bellezze, ma quasi sempre poco sfruttate, poco valorizzate, anzi spesso e volentieri deturpate…per un motivo semplice, ma terribilmente complicato: la gente, ogni giorno, deve capire cosa fare per tirare avanti, deve “inventarsi” la giornata, deve portare a casa qualcosa da mangiare per la propria famiglia…non c’è lavoro! E allora, di fronte a queste esigenze primarie, si trascurano valori pur importanti quali il rispetto per gli altri, la buona educazione, la cura dei beni comuni, a partire dai monumenti…per non parlare della legalità…chissà come sarebbe bella Napoli se fosse abitata da persone con un lavoro normale. Milano è, invece, la città che mi ha adottato, che mi ha cullato, che mi ha fatto rinascere letteralmente. Era l’agosto del 2014 quando la mia vita ha preso una svolta cruciale, sebbene inevitabile…presi un treno e raggiunsi un amico a Milano. Volevo dare un taglio netto: ero insoddisfatto del lavoro che facevo e mi sentivo soffocato dal punto di vista delle relazioni personali. A Milano ho trovato un nuovo lavoro, ho iniziato una vita più serena, ho scoperto una città in grande fermento culturale e, soprattutto, ho ripreso a scrivere…ovunque andrò nella mia vita, sentirò Milano come casa mia.

Nella Premessa al romanzo dici che sono “vere e vissute la gran parte delle emozioni raccontate nel libro”. Quindi “Della stessa sostanza dell’amore” parla anche un po’ di te?

Il romanzo parla molto di me…e quando non parla direttamente di me, magari di persone che ho conosciuto e di cui ho voluto raccontare esperienze e/o emozioni vissute, talvolta per valorizzarle, altre volte per segnalarne pericoli e disagi. Ma il lettore non deve commettere l’errore di identificarmi in Matteo, il protagonista del romanzo: lui è un ragazzo di vent’anni, ha l’entusiasmo e lo spirito di quell’età, io ho superato i trenta e, purtroppo o per fortuna, ho un altro modo di vedere e vivere la vita.

Come ti sei sentito quando hai capito di aver scritto l’ultima parola del romanzo e di aver compiuto il tuo lavoro?

In realtà, il lavoro è ancora all’inizio, il difficile arriva ora…ho scelto di fare tutto da solo, di autopubblicarmi, per tanti motivi…e, quindi, sono più impegnato di prima per pubblicizzare il più possibile il libro sui social, con eventi-presentazione, volantinaggio e così via…credo che soltanto tra qualche anno, guardandomi indietro, realizzerò di aver scritto un libro e, sicuramente, sarò essere fiero di me stesso.

Ti va di parlare ai lettori di cosa significhi per te scrivere, di quel “piantare” di cui parli nei ringraziamenti?

Ti rispondo con una nota che ho scritto sul mio blog:

Per me scrivere é…

un atto di ribellione, 

un grido di dolore,

la mia conquista della libertà.

Ma anche…

uno scavo interiore,

un viaggio attraverso le mie paure,

la rappresentazione più intima di me.

E infine…

 una dichiarazione d’amore,

un massaggio rigenerante per l’anima,

l’approdo ultimo delle mie emozioni.

“Piantare” vuol dire lasciare un seme, con le mie parole, nella mente e nel cuore delle persone che mi leggono… affinché possa nascere ogni volta qualcosa di nuovo, un’emozione diversa, un rinnovato piacere di scoprire e farsi scoprire da chi ha voglia di essere coccolato da qualcosa di bello, autentico… nella consapevolezza che la vita riserva gioie e dolori, ma pur sempre delle esperienze che ci aiutano a crescere.

Ti definiresti un “lettore forte”?

No, purtroppo ho sempre letto poco in vita mia per mancanza di tempo e anche perché ho sempre preferito scrivere, tra le altre cose, nel tempo libero. Quindi, direi di non essere affatto un lettore “forte”.

Quali sono i tuoi libri “cult”?

I miei libri “cult” sono “I Malavoglia” (il primo che ho letto in assoluto), “Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini (quello che forse mi ha dato la spinta decisiva a provare a scrivere) e “Gomorra” di Roberto Saviano (la persona che forse ammiro di più per le scelte coraggiose che ha fatto, la costanza e la determinazione con cui porta avanti quelle scelte).

Credi che continuerai a scrivere in futuro?

Sì, scriverò sempre, almeno finché avrò qualcosa da dire, qualche emozione da descrivere, qualche cuore da scuotere…e spero di riuscire a trovare tempo ed energie per pubblicare un secondo romanzo perché già mi stanno frullando in testa tante idee nuove.

Grazie ancora per averci dedicato del tempo. Complimenti per il tuo libro, è stato davvero un piacere poterlo leggere!

Vi ho incuriositi? Volete aggiudicarvi una copia del libro? Ecco come partecipare al giveaway:

a Rafflecopter giveaway

A presto!

Stay imbranation

The imbranation girl

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13 pensieri su “[Blogtour] “Della stessa sostanza dell’amore” di Biagio Veneruso:intervista all’autore

  1. Grazie per questa bella intervista con l’autore, è stato piacevole scoprire come le esperienze della vita di Biagio l’abbiano spinto a realizzare il suo sogno di scrivere… e non ti preoccupare Biagio, non ti identificheremo con Matteo, promesso! 😉
    Il libro mi incuriosisce sempre di più e mi fa molto piacere partecipare a questo BlogTour 😉

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  2. Mi incuriosisce davvero troppo questo libro. Credo che sia una di quelle storie che fanno al caso mio, anche perché adoro i libri con i personaggi all’incirca della mia età. Sembra un libro meraviglioso.
    Per quanto riguarda la tappa, adoro! E’ sempre bello scoprire com’è nata una storia, e wow, quattro anni di duro lavoro! I sacrifici almeno hanno dato ottimi frutti!
    Inoooltre a me “Il cacciatore di aquiloni” manca, devo assolutamente rimediare!
    Grazie per aver condiviso quest’intervista con noi! ❤

    Liked by 1 persona

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