Recensione: “Figlie sagge” di Angela Carter

Buon pomeriggio cari imbranations, ho rimandato troppo a lungo la lettura di questo libro in attesa di un periodo tranquillo in cui godermelo, e finalmente nei giorni passati sono riuscita a leggerlo. E l’attesa ne è valsa davvero la pena! Per cui sono felice che la prima recensione del nuovo anno sia dedicata ad un libro così speciale come “Figlie sagge” di Angela Carter.

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Titolo: Figlie sagge

Autore: Angela Carter

Editore: Fazi

Collana: Le strade

Pagine: 336

Data di pubblicazione: 26 maggio 2016

Prezzo: brossurato € 18,00 / eBook € 9,99

È il 23 aprile – data di nascita di Shakespeare – e le gemelle Dora e Nora, attrici e ballerine di seconda categoria, si apprestano a festeggiare i loro settantacinque anni. Suonano alla porta: su un cartoncino bianco arriva l’invito alla festa del padre, il celebre attore Melchior Hazard, che nello stesso giorno di anni ne compie cento, e che di riconoscerle non ne ha mai voluto sapere. C’è da decidere cosa indossare!
Così si apre Figlie sagge, la storia di due donne libere ed eternamente giovani che, nate nel lato sbagliato della città, quello più misero, sono sempre state attratte dal bagliore del mondo dello spettacolo. Dall’infanzia anticonvenzionale, alla strampalata carriera, fino ai vibranti settant’anni, la vita delle due gemelle è un susseguirsi di episodi grotteschi: fra identità scambiate, fidanzati presi in prestito, spettacoli improvvisati e feste che culminano in incendi, quello di Dora e Nora è un mondo dove le regole non sono ammesse e la spregiudicatezza regna sovrana. Un mondo popolato di personaggi improbabili, con l’ingombrante presenza di una bizzarra famiglia allargata: una compagine di teatranti dalle alterne fortune, in cui le coppie di gemelli si moltiplicano in maniera inestricabile e spesso incestuosa. Un romanzo dalle mille sfaccettature: un libro intriso di grande letteratura, di amore per l’arte e di un senso dell’umorismo pungente, un’ardita provocazione contro il tabù sessuale e la distinzione fra legittimo e illegittimo, ma soprattutto un inno alla spensieratezza, al piacere, alla gioia di vivere.

«Un libro davvero divertente».
Salman Rushdie

«A parità di eccellenze, esistono scrittrici inconsapevoli del loro valore e a distanza di sicurezza da ciò che fanno: altrimenti non potrebbero scrivere. Lucia Berlin, Anna Maria Ortese sono di questa natura qui. Ma poi esistono le scrittrici consapevoli, che dominano la pagina offrendola al lettore senza alcuna distanza, come se la concedessero, e sicure al cento per cento del loro indubbio talento.
È il caso di Elsa Morante come di Alice Munro, come di Angela Carter. Grande letteratura».
Valeria Parrella

«Talentuosa e fantasiosa scrittrice. L’immaginazione di Angela Carter non ha confini. Ricorda Orlando di Virginia Woolf».
Joyce Carol Oates

«Una scrittrice raffinata dallo stile bizzarro, originale, barocco».
Margaret Atwood

Inutile dire che la copertina è stupenda, spumeggiante proprio come la storia che contiene. Proprio come a teatro, si apre il sipario ed ecco che che fa la sua comparsa Dora Chance, colei che sarà la voce narrante e ci accompagnerà per tutto il libro, nonché protagonista a metà della storia. L’altra metà è sua sorella gemella Nora, con cui ha sempre condiviso tutto fin dalla nascita. Le gemelle Chance vivono nella vecchia casa che era stata della Nonna, ma non la loro vera “nonna” come ci spiegherà Dora più avanti, insieme alla prima moglie del loro padre, Lady A., soprannominata ironicamente “Weelchair” poiché l’anziana donna se ne va in giro su una sedia a rotelle. Vivono entrambe in mezzo a bauli pieni di ricordi, fatti di pailettes, frange, bustini e vecchie canzoni. Dora si trova nella soffitta in cui è nata, giusto cinque minuti prima di sua sorella Nora:

“La casa sa di gatto, ma più ancora di ballerine in pensione: crema emolliente, cipria, naftalina, vecchie cicche e tè ammuffito.”

Dora ci fa accomodare nella sua stanza, proprio come se fossimo andati a farle visita nel giorno del suo settantacinquesimo compleanno, e ripensa ai bei vecchi andati:

“Quando Nora ride è impossibile non notare che le mancano due molari inferiori. Io invece li ho ancora tutti. Per il resto siamo, come sempre, due gocce d’acqua. Anni fa l’unico modo per riconoscerci era il profumo. Lei usava Scalinar, io Mitsouko. Comunque, si può essere identici, ma simmetrici mai. È il corpo stesso a non esserlo.Siamo destinati ad avere un piede più lungo dell’altro o un orecchio con più cerume. Nora evacua più volte al giorno, io sono stitica. Con il denaro lei non si è mai fatta problemi: lo scialacquava con gli uomini, povera piccola, mentre io ho sempre cercato di mettere qualcosa da parte. E anche le mestruazioni: il suo flusso è abbondante e il mio è misero. Lei diceva “sì” alla vita, io dicevo “forse…”. Ma adesso siamo sulla stessa barca. Aggrappate l’una all’altra. Due vecchie streghe un po’ svitate: pagaci un bicchiere e canteremo per te. Possiamo anche fare un po’ di can-can, ma lo serbiamo per le occasioni speciali, come il veglione di Capodanno, o la nascita del nipotino dell’oste.  Che bello cantare e ballare!”

Quando ricevono l’invito alla festa per il centenario del padre sono così eccitate da mettere a soqquadro la casa nell’intento di trovare la mise adatta all’occasione. Nel trambusto dei preparativi, mentre saltano fuori vecchi cimeli, Dora inizia a raccontarci la storia della propria bizzarra famiglia. La loro madre a diciassette anni faceva la sguattera nella locanda di Mrs Chance e morì dandole alla luce: fu così che Mrs Chance divenne “Nonna”, la tutrice delle due piccole. Il padre, Melchior Hazard, discende da una famiglia di attori e artisti, e inizia a lavorare giovanissimo in teatro. Lui non riconoscerà mai le gemelle, passando da una moglie all’altra e da un ruolo all’altro, alle ragazze penserà invece lo zio Perry, fratello del padre, un omone dai capelli rossi e dalla risata fragorosa. Tra un viaggio e l’altro, scomparendo per lunghissimi periodi tanto da essere creduto morto da tutti, Perry torna dalle gemelle carico di regali e assegni. Le ragazze crescono in casa della Nonna, una sorta di maîtresse, imparando presto a conoscere le turbolenze della vita e superandole sempre con leggerezza. Capelli tinti di nero, taglio a caschetto, gambe da urlo, le gemelle Chance fanno il loro ingresso nel mondo dello spettacolo. Sempre in coppia, mai divise, perché era quello il loro punto di forza: “insieme”.

“Una cosa era certa: prese singolarmente, nessuno si sarebbe voltato a guardarci. Ma insieme…”

I primi ruoli, i primi amori, i primi battibecchi, l’avventura in America per interpretare Fior di Pisello e Gran di Senape insieme al padre, fra un balletto e l’altro le sorelle Chance vedono il mondo cambiare, ma che importa! Finché si balla e si canta loro resteranno giovani e niente potrà abbattere la loro voglia di vivere. Poi Dora si rende conto che si è fatto tardi, accidenti! Devono prepararsi per la grande festa per il compleanno del padre, che è o stesso giorno del loro compleanno, fra l’altro, e devono preparare anche Lady A.! E allora via di lustrini, tacchi, veli e trucco in abbondanza, si va in scena per l’ultima volta, forse. La festa è una sorta di reality show ripreso dalle telecamere, con centinaia di inviati, e un’orchestra, e ci saranno colpi di scena degni di “Beautiful”!

In questo libro che sembra un unico grande spettacolo, le gemelle Chance sgambettano da una festa all’altra e da un amore all’altro con la leggerezza di due farfalle dai colori sgargianti in grado di volare in alto, eppure fragili, a volte smarrite. In questa contraddizione sta il fascino delle due protagoniste: appaiono come ragazze e poi donne forti e indipendenti, ma ciò che è sempre mancato loro e che non hanno mai ammesso neppure con loro stesse è l’affetto e l’approvazione del padre. Per questo si sono aggrappate ai loro amori con la stessa forza con cui un bimbo si avvinghia alla mano del padre. Ma non si sono mai lasciate abbattere e, con la convinzione che tutta la vita è un palcoscenico, hanno affrontato i loro settantacinque anni con il sorriso e con molta praticità. La loro ironia è spiazzante, ma allo stesso tempo sono due figure malinconiche,  in quanto vivono all’ombra di un passato sfavillante che non tornerà più, disprezzando il mondo moderno.

Perché “figlie sagge”, vi chiederete? Come sostiene Valeria Parrella nella sua postfazione al libro, le gemelle non sono mai state sagge nel senso comune del termine, ma lo sono state nel non curarsi delle apparenze e delle convenzioni «anzi mostrandone la falsità: sono sagge perché sono figlie di una tradizione carnascialesca e magica che plana perfino sulla letteratura perché arriva direttamente al cuore degli spettatori, anche quelli degradati e sbavanti di un avanspettacolo.» Nel romanzo sono moltissimi i riferimenti a Shakespeare, alla sua vita e alle sue opere, tanto che Melchior Hazard diventerà famoso proprio per le sue interpretazioni del bardo.

Proverete subito empatia e simpatia per queste due sorelle un po’ sgangherate, e vi ritroverete a sorridere alle loro battute. Pur essendoci molti personaggi maschili, si tratta di un romanzo tutto al femminile, che porta in scena le fragilità e la forza innata delle donne. Non vedo l’ora di leggere un’altro romanzo di Angela Carter che verrà ripubblicato, sempre da Fazi Editore a febbraio, intitolato “Notti al circo”.

E come diceva sempre Nonna Chance, dato che siamo all’inizio dell’anno e mi sembra un augurio di tutto rispetto, “sperate nel meglio e aspettatevi il peggio”!!! 😉

Stay imbranation

The imbranation girl

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