Recensione: “Beate noi” di Amy Bloom

Buon pomeriggio cari imbranations, eccomi tornata con la prima recensione dopo le vacanze, e non poteva che essere questo libro che ho letteralmente divorato e amato. Amy Bloom è una delle scrittrici americane contemporanee più affermate e con quest’ultimo lavoro ha consolidato la propria posizione.

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Titolo: Beate noi

Autore: Amy Bloom

Editore: Fazi

Collana: Le strade

Pagine: 300

Data di pubblicazione: 23 giugno 2016

Prezzo: cartaceo € 18,00

“Beate noi” è la storia di due sorellastre: Eva, schiva dodicenne, abbandonata dalla giovane madre sulla soglia della casa del padre Edgar, appena diventato vedovo, e Iris, figlia dello stesso Edgar e di una benestante signora di provincia. Iris è la ragazza perfetta: affascinante, ironica, spiritosa e brava a scuola. La convivenza inizialmente forzata con Eva si rivela ben presto proficua: le due decidono di partire alla volta di Hollywood, dove Iris vuole tentare la fortuna come attrice. Ha così inizio una serie infinita di peripezie e spostamenti, che a un certo punto le porterà a New York e poi in Inghilterra. Innamoramenti omosessuali, impieghi come domestiche presso ricche famiglie italoamericane, riavvicinamenti col padre squattrinato, incendi, incarcerazioni, cartomanzia e rapimenti di bambini: a Eva, Iris e al loro nucleo familiare allargato, che di volta in volta si arricchisce dei personaggi più improbabili, succede davvero di tutto, ma nulla riesce a toglier loro il sorriso. E mentre sorridiamo con loro, respiriamo l’aria dell’America degli anni Quaranta, del suo cinema, della sua musica, ma anche di un momento storico complesso, con la guerra sempre sullo sfondo.

Amy Bloom insegna scrittura creativa alla Yale University. È autrice, tra l’altro, delle raccolte di racconti Come to me, finalista al National Book Award, e A Blind Man Can See How Much I Love You, candidato al National Book Critics Circle Award, e del romanzo Love Invents Us. Collabora con il New Yorker. Presso Einaudi ha pubblicato Per sempre lontano (Stile libero 2008), negli Stati Uniti uno dei romanzi americani di maggior successo e fortuna critica degli ultimi anni.

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Le copertine della Fazi mi fanno impazzire ( l’ho già detto parecchie volte) e questo era uno di quei romanzi che dovevo assolutamente avere in formato cartaceo per inserirlo nella mia libreria. Il fatto che sia ambientato nell’America degli anni quaranta è ovviamente un punto a favore di Amy Bloom: il viaggio “on the road” di una famiglia stravagante attorno alla quale gravitano personaggi feriti, malvagi, eclettici, e chi più ne ha più ne metta.

“Quando la moglie di mio padre morì, mia madre disse che era il caso di metterci in macchina e andare a vedere se a casa sua ci fosse qualcosa per noi.”

Così inizia il libro e la voce narrante, Eva, una ragazzina di dodici anni, non può certo sapere che questo è l’inizio della sua disavventura che la porterà molto lontano dalla vita che ha condotto finora. Infatti sua madre, una volta arrivate a casa del padre Edgar Acton, la scarica come fosse stata un pacco postale lasciandola sola con la sua valigia marrone di tweed sotto il portico. Per Eva è un colpo durissimo che la segnerà a vita, ma per sua fortuna non sarà sola ad affrontare il futuro; suo padre infatti aveva avuto un’altra figlia dalla seconda moglie, Iris, una ragazza di sedici anni che sogna di diventare una stella del cinema, determinata, sfrontata e ambiziosa, che decide di prendere subito Eva sotto la sua ala protettrice, aiutandola ad ambientarsi a scuola e sopravvivere in casa. La situazione agli inizi non è tutta rose e fiori: dopo quasi un anno di scatolette di salmone e hot dog bolliti infatti Eva decide di prendere in mano la situazione e imparare a cucinare e a rassettare casa, mentre il padre continua a rubare i soldi messi da parte da Iris per fuggire ad Hollywood. Così un giorno, stanca di essere derubata, Iris decide di partire con la sua sorellina per Los Angeles, per inseguire il proprio sogno. Quando le cose sembrano andare per il verso giusto e Iris ottiene i primi contratti alla MGM, viene sabotata da quella che credeva un’amica e amante, e uno scandalo distrugge la sua potenziale carriera costringendola di nuovo a fuggire. Questa volta però le ragazze non saranno sole: Edgar è riuscito a trovarle e decide di partire con loro assieme a Francisco Diego, uno dei più famosi truccatori di Hollywood divenuto amico delle sorelle Acton. Salgono su una Chevrolet station wagon del ’38 e inizia il loro viaggio verso New York, un viaggio che ricorderanno per tutta la loro vita:

“Tutte le mattine cantavamo. Mio padre intonava It’s Cold Without Your Trousers e A Little Bit Of Cucumber. Francisco e mio padre cantavano Hey! Stop Kissing My Sister, schioccando le dita, con mio padre che urlava «Maiale! Corri nel porcile!». Io e Iris cantavamo You Must Have Been A Beautiful Baby e You made Me Love You. Bevevamo caffè annacquato. Io e Iris mangiavamo ciambelle appena sfornate, che trasudavano olio ( e ciambelle ripiene di marmellata, danesi e brown bobbys , a seconda delle specialità delle pasticcerie locali, perché finalmente pagava mio padre). Francisco e mio padre mangiavano prosciutto e uova e la colazione del giorno. Ciascuno di noi aveva un compito. Francisco guidava tutto il giorno, e ogni mattina mercanteggiava sul prezzo del carburante. Per sei notti dormimmo tutti e quattro in una sola camera di motel. Nessuno strabuzzava gli occhi quando arrivavamo. C’era la guerra, e la gente si presentava in combinazioni piuttosto variegate: senza padre, senza madre, senza marito.”

Una volta giunti a New York, Edgar trova lavoro come maggiordomo presso una ricca famiglia italoamericana, i Torelli, nella cui dependance riescono a vivere tutti insieme. Mentre Iris diventa l’istitutrice dei bambini dei Torelli, Eva scopre di avere il dono di saper leggere le carte e così le due sorelle di Francisco, Carnie e Bea, le offrono un tavolo in un angolino nel loro salone di bellezza per predire il futuro alle loro clienti. Edgar è sempre pronto a offrire citazioni a colazione, sfoderando il vecchio professore di letteratura che era stato un tempo. Il suo garbo e il suo fare da gentiluomo gli procureranno la compagnia di una ballerina di colore che si trucca da bianca per coprire la vitiligine, Miss Clara Williams, una creatura affascinante agli occhi dell’adolescente Evie. Ma la vita pretende ancora molto da questi personaggi e Iris si innamora di Reenie, la domestica dei Torelli, sposata con Gus un uomo forte e simpatico che si diverte a passare le serate in compagnia di Evie insegnandole a giocare a carte. L’amore per Reenie acceca Iris al punto di compiere un’atto estremo di cui si pentirà per sempre e che stravolgerà la vita di Gus, facendo entrare così nel libro gli eventi della Seconda Guerra Mondiale. Evie si renderà persino complice della sorella nel rapimento di un bambino, nel tentativo di dare a Reenie il figlio che aveva sempre desiderato. Ma il destino non permette loro di godere di quella felicità che avevano tanto faticato a trovare, e la storia riserva molti colpi di scena, allontanamenti e ritrovamenti prima di arrivare alla parola “Fine”.

La musica ha un ruolo di primo piano nella storia, tanto che ogni capitolo porta il nome di una vecchia canzone degli anni trenta-quaranta: se vi interessa ho creato una playlist su Spotify che potete trovare digitando il titolo del libro. Vi cito solo alcune delle canzoni che potrete trovare: I’d Know You Anywhere, I May Be Wrong But I Think You’re Wonderful, Dirty Butter, My Blue Heaven, If You Ain’t Got the Do-Re-Mi, e molte altre.

Il libro è inoltre diviso in parti: la prima parte va dal 1939 al 1943, la seconda parte dal 1943 al ’45, la terza ed ultima parte dal 1945 al ’49. Nell’arco di questi dieci anni assistiamo alle vicende di una famiglia insolita, un po’ strampalata, i cui membri entrano ed escono di scena continuamente. Alcuni resteranno fino alla fine, altri scompariranno per un po’ e poi torneranno profondamente cambiati, altri ancora invece non torneranno mai più. L’atmosfera accattivante della prima metà del romanzo lascia il posto ad una leggera malinconia verso la fine, quando tutti i nodi vengono al pettine e tutte le carte vengono svelate. I personaggi sono molti e ognuno ha una propria caratterizzazione inconfondibile e uno spessore degno delle più belle storie: il padre erudito, a tratti protettivo a tratti usurpatore; le figlie così diverse, una intraprendente e impavida, l’altra timida e responsabile; il messicano Francisco, un secondo padre per Evie, e le sue sorelle che aiuteranno Evie a rendersi indipendente; Gus, “che ti dava l’idea che sarebbe riuscito a salvarti da un edificio in fiamme e poi sarebbe tornato indietro a salvare il tuo barboncino”. Vi ritroverete ad amare ciascuno di questi personaggi, a fare il tifo per loro quando le cose si mettono male, a compatirli, a perdonarli. Non è uno di quei libri da leggere tutto d’un fiato, ma che va assimilato e assaporato con calma. Bisogna godere delle emozioni che la scrittrice ci regala senza fretta, per immergersi nell’atmosfera di quegli anni cruciali per il futuro di tutti noi. Lo sfondo storico è infatti quello del grande sogno americano, della crescente industria cinematografica hollywoodiana, degli scandali, del proibizionismo, della Seconda Guerra Mondiale e dei primi segnali che avrebbero portato alla lotta dei neri per i diritti civili negli anni ’50. Un grande romanzo insomma, che vi consiglio assolutamente di non far mancare nella vostra libreria.

E voi lo avete già letto? È uscito da un paio di mesi, quindi se qualcuno di voi lo avesse già letto mi farebbe davvero piacere sapere cosa ne pensa! A presto miei cari. 😉

Stay imbranation

The imbranation girl

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