Recensione: “Loney” di Andrew Michael Hurley

Buongiorno  cari lettori, oggi vi propongo la recensione di un libro che aspettavo da tempo di leggere e che mi è piaciuto molto. Si tratta di “Loney” di Andrew Michael Hurley, un libro difficile da categorizzare perché strizza l’occhio a vari generi narrativi, dal gotico al mistery, dal thriller all’horror, eppure senza rientrare propriamente in nessuno di essi. Seguitemi, venite a scoprirlo…

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Titolo: Loney

Autore: Andrew Michael Hurley

Editore: Bompiani

Collana: Letteraria straniera

Pagine: 359

Data di pubblicazione: 28 aprile 2016

Prezzo: cartaceo € 18,00 / eBook € 9,99

Per la voce narrante di questo romanzo Loney vuoi dire tante cose insieme: uno strano nulla sulla costa del Lancashire, una stagione della vita, una dimora che cela segreti, la memoria delle vacanze di Pasqua trascorse laggiù insieme ai genitori, al fratello maggiore Hanny e a una piccola comunità fanatica in cerca di un miracolo impossibile. Loney è il tempo del legame esclusivo con il silenzioso, oscuro Hanny, fatto di muti scambi attraverso oggetti e piccoli giocattoli, e del rapporto controverso con due preti molto differenti: padre Wilfred, morto in circostanze tutte da chiarire, e il giovane padre Bernard, forse troppo interessato alla vita e alle opere del suo predecessore. Anni dopo quello strano nulla ancora respinge e chiama con i suoi riti antichissimi, i suoi misteri macabri, i suoi prodigi sanguinosi.

Pubblicato in prima battuta da Tartarus Press, piccolo editore specializzato in romanzi dell’orrore e del soprannaturale, poi portato a un pubblico più vasto da John Murray, editore inglese di lungo corso, Loney ha vinto il Costa First Novel Award 2015 e si è meritato subito l’etichetta impegnativa ma meritata di classico moderno.

Partiamo come sempre dalla copertina: è fantastica, c’è bisogno di dire altro? Semplice ma d’effetto, è una piccola opera d’arte che racchiude in sé tutti gli elementi del romanzo: un’antica dimora sulla costa inglese immersa in una vegetazione selvaggia, aspra e inquietante che allunga i suoi rami verso gli abitanti della casa. E la vedete quella gocciolina rossa che pende dall’ultimo ramo in basso? È appena accennata, nascosta tra i rami…è sangue? Probabilmente sì. Ma state tranquilli, non fatevi spaventare da quelle paroline, “horror” e “soprannaturale”. Non aspettatevi sangue, fantasmi, scene splatter o roba del genere. In questo romanzo tutto è appena sussurrato, accennato e coperto da un velo di mistero, in modo che il lettore provi un sentimento d’inquietudine senza sapere bene da cosa sia scatenato. All’inizio del romanzo il narratore è adulto, e  apprendiamo che la recente notizia di un bambino trovato ai piedi della scogliera, fa riaffiorare in lui antichi ricordi legati ad una località, Coldbarrow, un nome che credeva di aver cancellato per sempre dalla sua vita.  Voltiamo pagina e facciamo un lungo salto temporale all’indietro, a quando il narratore era solo un bambino, figlio minore dei signori Smith, ed era solito recarsi con la famiglia e i vicini presso un paesino sulla costa chiamato Coldbarrow, nel periodo della settimana di Pasqua. Si trattava di un gruppo di fanatici religiosi che aveva scelto come meta del ritiro spirituale una zona molto isolata del paese, una sorta di palude che la gente del posto chiamava “il Loney”, e che l’autore descrive in modo suggestivo:

“Per quanto potesse sembrare scialbo e anonimo, il Money era un luogo pericoloso. Un inutile e selvaggio tratto di costa inglese. Una cieca foce di baia che si riempiva e svuotava due volte al giorno e trasformava Coldbarrow in un’isola. Le maree potevano arrivare più rapide del galoppo di un cavallo, e ogni anno qualcuno finiva annegato. Sfortunati pescatori venivano spazzati fuori rotta e finivano sbattuti sulle rocce. Cercatori di telline, non sapendo con cosa avessero a che fare, si spingevano coi camioncini sulla spiaggia durante la bassa marea e riaffioravano settimane dopo con la faccia verde e la pelle sfilacciata. A volte quelle tragedie finivano nel notiziario, ma la crudeltà del Money aveva una tale inevitabilità che molto spesso quelle anime andavano a raggiungere in silenzio le innumerevoli altre che nei secoli vi avevano trovato la morte nel tentativo di addomesticarlo. (…) Ma era impossibile conoscere davvero il Money. Si trasformava con ogni afflusso e ogni deflusso dell’acqua, e i minimi di marea rivelavano gli scheletri di coloro che si erano illusi di leggere il posto abbastanza bene da poterne sfuggire le correnti insidiose. Affioravano resti di animali, e in certi casi di persone, e una volta di entrambi: un pastore e la sua pecora, isolati e annegati sul vecchio passaggio da Cumbria. E adesso, a più di un secolo dalla loro morte, il Loney aveva sospinto nuovamente le loro ossa verso l’entroterra, come per dimostrare qualcosa.”

La voce narrante è allo stesso tempo protagonista della storia, ma non ci rivelerà mai il suo nome. Suo fratello Andrew, che lui ama chiamare Hanny, è affetto da una forma di ritardo mentale e non ha mai pronunciato una parola in tutta la sua vita. Il rapporto tra i due è semplicemente simbiotico: solo suo fratello riesce ad interpretare gli umori e le necessità di Hanny, mentre sua madre è troppo presa dalla preghiera nella speranza che un miracolo riporti suo figlio alla normalità. Siamo nel 1976, e dopo che il vecchio e severo parroco, padre Wilfred,è morto in circostanze misteriose, il gruppo decide di partire insieme al nuovo parroco, padre Bernard McGill, molto più emancipato rispetto al suo predecessore, e per questo messo alla prova dalla comunità. Una volta arrivati si sistemano a Moorings, una vecchia casa isolata, incastrata tra il mare e il bosco che risale la collina alle sue spalle. Durante la settimana che trascorreranno insieme avremo modo di ascoltare le confessioni di tutti i componenti del gruppo, grazie all’abilità del nostro narratore di nascondersi nel ripostiglio adiacente alla stanza del parroco, e di scoprire i loro più intimi segreti, le loro paure e le loro trasgressioni. In un clima di crescente morbosità, alimentato soprattutto dalla signora Smith, una vera e propria bacchettona, si verificano “piccoli” avvenimenti che avrebbero fatto rizzare i peli a chiunque, e che invece vengono abilmente glissati dagli abitanti della casa. Ad esempio, il signor Smith, dunque il padre di Hanny e del narratore, durante una perlustrazione della casa scopre una stanza segreta, alla quale si accede per mezzo di una porta nascosta dietro la carta da parati: un letto, dei giocattoli e una finestrella sbarrata, murata dall’esterno. Inizialmente questa scoperta non li turba, ma verso la fine del libro i personaggi riusciranno ad incastrare tutte le tessere del puzzle, e a capire che in realtà Moorings non era stata costruita per essere una semplice casa. E questo è legato alla presenza nelle vicinanze di una fonte, le cui acque torbide pare abbiano poteri miracolosi. Aggiungiamo le grida “come una danza di guerra” provenienti dal bosco durante la notte, antiche leggende su una strega che viveva lì accanto, una ragazzina incinta tenuta rinchiusa nell’antica dimora che si erge sulla punta del promontorio…diciamo che io avrei fatto immediatamente le valige e “grazie, è stato un piacere!” Invece no, ovviamente loro restano fino alla fine, perché Hanny deve essere guarito e tutti nella casa pregano perché ciò avvenga.

Per tutto il libro il lettore resta con il fiato sospeso, sempre in tensione, nell’attesa di quel qualcosa di non detto, che prima o poi dovrà rivelarsi. E poi qualcosa succede, e ci lascia basiti e in dubbio fino all’ultima pagina.

Nell’ultima parte torniamo ai nostri giorni, e il narratore deve liberarsi dall’ossessione di proteggere sempre suo fratello Hanny, portandosi dietro il fardello di ciò che successe quell’ultimo giorno a Coldbarrow, e che non ha mai avuto il coraggio di rivelare a nessuno.

Ho divorato questo libro di quasi quattrocento pagine in neppure due giorni: la storia mi ha affascinata sin dall’inizio, e proprio questi misteri celati mi hanno spinta ad appassionarmi sempre più alla lettura. Volevo assolutamente scoprire le “verità nascoste”, ma allo stesso tempo volevo godermi il piacere di una lettura fantastica. La scrittura di Hurley è scorrevole, quasi ipnotica, e ha saputo rendere con maestria l’ossessione religiosa degli abitanti di Moorings. Vi ho detto che è difficile racchiudere questa storia nei limiti di un genere, ma se siete amanti del gotico allora “Loney” fa sicuramente per voi. Gli ho dato cinque stelline piene su Goodreads, e vi dico che non sono mai così generosa!

Fatemi sapere se lo conoscete, se lo avete già letto oppure se vi ho incuriositi! Aspetto i vostri commenti!

A presto 😉

Stay imbranation

The imbranation girl

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