Brividi d’estate: recensione di “Non guardare nell’abisso” di Massimo Polidoro + breve chiacchierata con l’autore

Buongiorno cari lettori, oggi vi propongo la recensione del nuovo thriller di Massimo Polidoro, intitolato “Non guardare nell’abisso”, edito da Edizioni Piemme e uscito il 21 giugno 2016. Si tratta della seconda indagine di Bruno Jordan, il giornalista/detective protagonista del romanzo, che avevamo già conosciuto nel primo thriller di Polidoro, “Il passato è una bestia feroce” uscito lo scorso anno sempre per Piemme. Sabato 2 luglio ho avuto la possibilità di assistere all’incontro con lo scrittore, che si è tenuto presso il Circolo Nautico di San Benedetto del Tronto e che, come vi avevo già detto nel post precedente, costituiva una tappa del suo tour.

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Ci tengo a dire che l’autore è stato davvero gentile e disponibile, una persona professionale ma allo stesso tempo semplice e spontanea. Però prima di riportarvi la chiacchierata inaspettata con Massimo Polidoro, vorrei parlarvi delle mie impressioni sul libro. Partiamo subito!

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Titolo: Non guardare nell’abisso

Autore: Massimo Polidoro

Editore: Piemme

Genere: thriller

Collana: Narrativa

Pagine: 420

Data di pubblicazione: 21 giugno 2016

Prezzo:  cartaceo € 18,50 / eBook € 8,99

È una notte di luna piena. In un cimitero di campagna, una piccola processione guidata da un anziano sacerdote impaurito entra in una cripta. Ma non si tratta di un morboso rito esoterico: da una buca nascosta sotto l’altare riemergono mitragliatori, munizioni ed esplosivi. Un vero arsenale di guerra sepolto da chissà quanti anni. “Questi cambieranno ogni cosa” dice il leader del gruppo, estraendo il coltello che metterà fine alla vita del prete.

È una tranquilla mattina estiva, a Milano. Bruno Jordan esce di casa per la solita corsa nel parco: è un periodo piuttosto piatto, nella vita dell’inquieto cronista di nera, dopo le vicende che l’anno prima lo hanno portato al clamoroso ritrovamento di una donna scomparsa. Forse anche per questo, di fronte all’irrituale e insistente richiesta di un ex senatore in pensione di aiutarlo a rintracciare la nipote che non ha mai conosciuto, Jordan cede e accetta l’incarico. Per questo, e perché Publio Virgilio Strazzi non è un ex senatore qualunque: è uno dei nomi più quotati per l’imminente elezione del prossimo presidente della Repubblica italiana. Cominciando le indagini, però, Jordan si rende conto ben presto che l’uomo gli ha raccontato solo una parte della verità. Dietro il nonno tormentato dai rimpianti si allunga l’ombra inquietante di un complotto che affonda le radici negli anni più tragici e irrisolti del dopoguerra. E dietro il vicino della porta accanto potrebbe annidarsi un nemico che aspetta solo il momento giusto per seminare morte e terrore. In una crudele corsa contro il tempo, Bruno Jordan si trova di nuovo faccia a faccia con l’abisso più nero dell’animo umano: questa volta, oltre alla sua, sono in gioco molte altre vite.

Massimo Polidoro. Scrittore e giornalista, è considerato uno dei maggiori esperti internazionali nel campo del mistero e della psicologia dell’insolito. Conduttore e consulente scientifico di trasmissioni televisive di successo, è autore, tra gli altri, di Enigmi e misteri della storia e di Rivelazioni.
Con il thriller Il passato è una bestia feroce (Premio NebbiaGialla 2015 per la letteratura noir e poliziesca) ha dato vita al personaggio di Bruno Jordan, che torna come protagonista in Non guardare nell’abisso.

Partiamo come al solito dalla copertina: mi è piaciuto molto il titolo rosso lucido che spicca sullo sfondo nero. L’immagine che vediamo è quella di un’ombra che si allunga verso un baratro ai suoi piedi, con un richiamo all’abisso del titolo.

Veniamo ora alla storia. Il protagonista, come dicevamo prima, è Bruno Jordan, quarantasette anni, giornalista presso la rivista “Krimen”(che, come si evince dal nome, si occupa di cronaca), personaggio dalla battuta sempre pronta, con una propensione non indifferente a cacciarsi in guai di dimensioni epiche, dai quali riesce a venire fuori grazie alla sua inossidabile onestà e, diciamocelo, anche grazie a un pizzico di fortuna. Jordan viene costretto dall’ex senatore Publio Virgilio Strazzi (lo so, sembra lo zio di Cicerone, ma tranquilli, il nome si addice perfettamente al personaggio), a  ritrovare la nipote nata dalla figlia Alida, brigatista, uccisa nel ’78 proprio dai suoi stessi compagni. Ciò che Bruno non riesce a capire però è il motivo per cui l’ex senatore voglia a tutti i costi rintracciare la nipote, certamente non per una questione affettiva, e perché abbia scelto proprio lui per questa ricerca. Jordan viene così trascinato in un vortice di segreti e di avventure, e la rete di false verità che avvolge la storia di Alida Strazzi e di sua figlia diventa sempre più difficile da dipanare. Scavando nel passato dell’ex senatore, Bruno scopre una serie di doppi giochi e traffici inquietanti che lo fanno dubitare della sua moralità: Strazzi si rivela un personaggio ambiguo e pronto a tutto pur di ottenere ciò che vuole, e per mettere pressione al giornalista fa rapire persino l’anziano padre malato di Alzheimer, sulle tracce del quale si metterà il fidato amico di Jordan, Gip. Mentre Bruno  riesce a trovare la figlia di Alida, Lara Martin, che si rivela essere bellissima e pericolosa, con una rosa tatuata sul fianco che cela un codice da decifrare, Gip s’imbatte in Gaetano,alias Elvis, il vicino di casa di Bruno molto affezionato al vecchio rapito, il quale vuole a tutti i costi affiancare Gip nella sua ricerca. Grazie al codice contenuto nella rosa, Lara scopre la verità sulla morte di sua madre, e quando l’intrico sembra sciogliersi in realtà è solo l’inizio di un nuovo abisso. A tutto ciò si aggiungono le telefonate ricevute da Bruno e da Linda, la direttrice di Krimen, da parte di un certo “Skorpio”… In realtà non è Strazzi a tirare le fila della storia, ma un ambiguo personaggio che si muove sullo sfondo, di cui non conosciamo l’identità, ma che sicuramente dev’essere più in alto nella scala gerarchica rispetto all’ex senatore.

Insomma, avrete capito che la trama è davvero ricca e Polidoro mette molta carne al fuoco ambientando il passato dei personaggi nello scenario degli Anni di piombo: sono molti i riferimenti alla recente storia italiana, dal golpe Borghese al rapimento di Aldo Moro. La cosa interessante, soprattutto per chi leggerà questo post ora, è che i fatti narrati si svolgono ad un ritmo serrato nell’arco di sei giorni (escludendo l’epilogo), da lunedì 4 luglio 2016 (cioè ieri) a sabato 9 luglio. Per cui mi sembra riduttivo definirlo un libro “attuale”! 😉 Il protagonista indiscusso è ovviamente Bruno Jordan, ma attorno a lui gravitano tutta una serie di personaggi secondari assolutamente ben costruiti e dotati di un’anima, un aspetto della storia che ho particolarmente apprezzato. Lo scrittore è riuscito a dare spessore anche ai personaggi minori, tanto che riuscivo ad immaginarmeli nei dettagli mentre leggevo. Il mio preferito in assoluto è “Elvis” il ragazzotto con l’anima di bambino, vicino di casa di Bruno, che se ne va in giro conciato come il suo idolo, ed è di una tenerezza sconcertante. Bruno Jordan non è un detective, ma un giornalista, per cui abbiamo di fronte un personaggio diverso da ciò a cui siamo abituati: è simpatico, irriverente, si caccia nei guai e ne esce sempre un po’ ammaccato! La trama rimanda inevitabilmente alle vicende narrate nel primo libro “Il passato è una bestia feroce”, ma la storia si segue benissimo anche se non lo avete letto. Il finale rimane aperto, quindi speriamo vivamente in una terza indagine di Bruno Jordan. Ve lo consiglio? Assolutamente sì, sia che siate appassionati del genere sia che non lo siate: vi garantisco che non vi annoierete mai!

Vi ho detto di essere andata all’incontro con l’autore, ma non pensavo che ci fosse minimamente la possibilità di fare un’intervista, così mi ero solo segnata poche domande che mi erano venute in mente durante la lettura. Per cui ribadisco che non è stata un’intervista (non ne aveva le pretese) preparata, ma una semplice chiacchierata. Invece sono arrivata in anticipo, il tempo per le domande c’è stato, (se fossero state più edificanti sarebbe stato ancora meglio! Ma sono imbranation, e questo passa il convento XD) e Massimo Polidoro è stato così gentile da rispondere, ignorando con molta classe la qualità delle mie richieste!

Mi chiedevo come è nato il personaggio. Ossia, qual è stato il processo di creazione di Bruno Jordan?

“Volevo un personaggio che non fosse il commissario, il questore, l’ispettore, il detective, perché ci sono moltissimi personaggi del genere, quindi non c’era bisogno di un’altra indagine di questo tipo. Volevo qualcuno che fosse più vicino a quello che è il mio mestiere, che comunque si trova a dover indagare, a fare delle inchieste, delle ricerche, però si trova di fronte a situazioni che non sono quelle giornalistiche. Mentre nel primo romanzo tutto partiva da una lettera, quindi l’indagine era legata più ad un’esperienza personale, questa volta invece viene trascinato dentro ad una situazione suo malgrado. E quindi volevo qualcuno che avesse queste caratteristiche, che potesse trovarsi coinvolto in questo tipo di storie, e poi che fosse anche un po’ diversa come figura da quella dell’investigatore tutto d’un pezzo.”

Quanto tempo hai impiegato per la stesura del romanzo? Avevi già chiari sin dall’inizio tutti i punti da trattare oppure è stata una storia che si è creata in divenire?

“Ho impiegato molto tempo a costruire il primo, perché era il mio primo thriller e volevo che venisse in un certo modo. Era anche la prima volta che lavoravo in un determinato modo, mentre per questo secondo romanzo l’idea di base l’avevo quasi da subito, perché l’idea era quella di far nascere un personaggio seriale già dal primo libro. Poi tutto dipende da come va il libro, se piace ai lettori, perché se non piace allora…”

Fortunatamente, diciamo che il personaggio si è prestato bene ad essere replicato.

“Esattamente.

Riprendendo il discorso, questa storia alla fine l’ho scritta non in tantissimo tempo, perché la conferma da parte dell’editore che ci sarebbe stato un seguito l’ho avuta l’estate scorsa, e l’ho chiusa intorno a febbraio.”

Ti piacerebbe che il libro diventasse un film? Perché ha un’impostazione molto cinematografica, la sceneggiatura sarebbe già pronta così com’è!

Ironicamente risponde “hai ragione guarda, stupisce che un regista non se ne sia ancora accorto!”

E magari chi ti piacerebbe che interpretasse Bruno?

“Ci sono stati dei dibattiti già la volta scorsa, quando è uscito il primo libro: c’è chi dice che ricorda un po’ Pierfrancesco Favino, c’è chi invece vede meglio Alessandro Gassman…”

Visto che hai affermato di aver dovuto studiare molto il genere thriller, affrontando la lettura di molti autori prima di iniziare a scrivere il tuo romanzo, quali sono i libri cult del genere che non toglieresti mai dalla tua libreria?

“Ne ho tantissimi. Diciamo i tre che porterei se dovessi andare su un’isola deserta, che probabilmente non mi stancherebbero mai: sarebbero “Misery” di Stephen King, “Il silenzio degli innocenti” di Thomas Harris. E poi tra gli italiani ce ne sono tanti, molto bravi, ma rischio sempre di scontentare qualche amico per cui restiamo sempre sull’internazionale e sul classico: l’opera omnia di Sherlock Holmes.”

Un grazie ancora all’autore, e vi ricordo che sulla mia pagina Facebook “The Imbranation Girl”, se vi fa piacere, potete trovare il video della presentazione di sabato scorso.

Sant’uomo che si è fatto anche la foto con me!

Spero che il post vi sia piaciuto e che sia riuscita a trasmettervi il mio entusiasmo per questo libro. A presto! 😉

Stay imbranation

The imbranation girl

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