Recensione: “Longbourne House” di Jo Baker

Salve a tutti cari imbranations, oggi vi parlerò di “Longbourn House” un romanzo di Jo Baker, che tutte le amanti di “Orgoglio e pregiudizio” non possono assolutamente perdere. Perché? Seguitemi e lo scoprirete!  

 

Titolo: Longbourne House

Autore: Jo Baker

Editore: Einaudi

Collana: Super ET

Pagine: 392

Data di pubblicazione: 2014

Prezzo: cartaceo 13,00 euro

Nel mondo di Orgoglio e pregiudizio una storia d’amore che sarebbe piaciuta a Jane Austen.

«Arrivati all’ultima pagina se ne vorrebbero ancora altre».
Margherita Oggero

C’era una volta la famiglia Bennet: un padre distratto, una madre soffocante e cinque figlie da maritare. Jane Austen ne racconta magistralmente i signorili affanni in Orgoglio e pregiudizio, ma tace sulla servitú che dall’alba a tarda notte si affaccendava perché la conversazione in salotto scorresse serena. Jo Baker svela una metà del mondo popolata di ombre che, mentre cucinano e puliscono per gli altri, vivono vite e nutrono speranze proprie. E che sotto gli abiti di seconda mano nascondono segreti, ferite e passioni non meno intense di quelle che animano i piani superiori.

Adoro, adoro, adoro la copertina di questo libro. C’è qualcosa di ipnotico nella calma della ragazza nella foto, ed è una figura così semplice e così bella che non mi stancherà mai. La ragazza con il grembiule sulla cover ben rappresenta la protagonista di questo romanzo, dove i “grandi” personaggi che abbiamo imparato ad amare grazie a Jane Austen qui devono farsi da parte, per lasciare spazio al “dietro le quinte” di una delle più belle storie d’amore mai scritte. Per questo motivo dicevo che tutti i fan di “Orgoglio e pregiudizio” non dovrebbero perdersi la lettura di questo romanzo. I fatti narrati in “Longbourne House” si estendono leggermente oltre il finale narrato dalla Austen , ma in generale i tempi di “Longbourne” e quelli di “Orgoglio e pregiudizio” vanno di pari passo. Quello che l’autrice ha fatto è stato semplicemente mostrarci ciò che avviene nei piani inferiori mentre la signora Bennet annuncia al marito che un giovane facoltoso ha appena preso in affitto Netherfield, oppure la sera in cui Lady Catherine De Bourgh irrompe inaspettatamente in casa. Come afferma l’autrice stessa:

“i personaggi principali di Longbourne in Orgoglio e pregiudizio sono dei fantasmi: esistono unicamente al servizio della famiglia e della storia. Consegnano messaggi e guidano carrozze; eseguono commissioni quando nessun altro metterebbe piede fuori casa; sono coloro a cui viene “delegato” l’acquisto delle rose da scarpe per il ballo di Netherfield sotto una pioggia torrenziale. Ma sono anche – perlomeno nella mia testa – persone. Longbourne si allunga all’indietro narrando il passato di questi personaggi e si estende oltre il lieto fine di Orgoglio e pregiudizio; tuttavia, laddove i due libri coprono lo stesso lasso temporale, gli eventi del primo corrispondono esattamente a quelli di Jane Austen. Quando in Orgoglio e pregiudizio viene servito un pasto, in Longbournec’è la sua preparazione. Quando nel romanzo della Austen le ragazze Bennet fanno il loro ingresso a un ballo, nel mio c’è la carrozza che le aspetta. Sono intervenuta solo nel dare un nome agli innominati – il maggiordomo, il valletto e la seconda cameriera – e nell’assegnare a Mrs Hill il ruolo di cuoca oltre che di governante, essendo questa una soluzione non insolita in un’organizzazione domestica di quel tipo. Ma ciò che i servitori combinano inosservati in cucina mentre al piano di sopra Elizabeth e Darcy sono impegnati a innamorarsi è, io penso, affar loro e basta.”

Quando Elizabeth va a Netherfield a piedi a trovare Jane malata, capiamo quanto lavoro e quanta fatica costano alle ragazze della servitù lavare e pulire il fango dai vestiti e dagli stivaletti della padrona. Questo romanzo ci mostra la storia che abbiamo sempre amato da un nuovo punto di vista, che mette in nuova luce anche i nostri beniamini di sempre. Per quanto Jane ed Elizabeth siano buone e gentili con la servitù, non mancano mai di sottolineare il confine che le separa dai piani bassi e in qualche occasione, soprattutto verso la fine della storia, Elizabeth si mostra molto sgarbata nei confronti di Sarah, protagonista di “Longbourne” diventata nel frattempo sua cameriera personale a Pemberley. Sarah è inizialmente, assieme alla piccola Polly, una delle cameriere di Longbourne House, residenza della famiglia Bennet, il cui personale è diretto dal maggiordomo e sua moglie, Mrs Hill, governante e cuoca. La solita routine delle pulizie, del bucato e della cura degli animali prende una piega diversa per Sarah da quando alla tenuta arriva un nuovo bracciante, un certo James Smith, un giovane taciturno e ligio al lavoro. Eppure, nonostante James se ne stia sempre per i fatti suoi, Sarah è incuriosita dal nuovo arrivato ed è decisa a scoprire qualcosa del suo misterioso passato. Nel frattempo però il bel visino della cameriera attira le attenzioni di Ptolemy Bingley, un valletto di Mr Bingley, il quale le farà desiderare una vita diversa, lontano dai lavori di quella casa, lontano dalla campagna. Ma il grande amore che Sarah sogna non sarà Ptolemy, ma qualcuno a lei molto più vicino, quel ragazzo che la osserva di nascosto mentre cucina e che la segue durante le sue commissioni per accertarsi che non le accada nulla. Ma Mr Wickham rappresenta una minaccia non solo per le giovani sorelle Bennet, e la sua presenza in casa diventerà sempre più insopportabile per James, il quale teme di essere scoperto. Ma qual è il passato da cui James fugge? Perché dovrebbe temere la presenza insidiosa di Wickham? E quale è il legame segreto con la famiglia Bennet? Beh, questo non posso certo dirvelo, altrimenti vi rovinerei tutto il piacere della lettura. Quello che posso dirvi è che dopo aver letto questo romanzo non posso fare a meno di provare meno simpatia per la famiglia Bennet, soprattutto per Elizabeth, che una volta sposata con Darcy si comporta come una bambina capricciosa che vuole a tutti i costi la sua cameriera nella nuova casa per poterla trattare come pezza da piedi…due ceffoni glieli avrei dati volentieri! Ma “Orgoglio e pregiudizio” resterà sempre una delle mie storie preferite, e Elizabeth uno dei personaggi femminili che più ammiro. Lo so, è contraddittorio, ma che vi devo dire? Però è stato davvero affascinante perdersi nei retroscena dei grandi balli, nella preparazione dei vestiti, nell’acconciatura delle sorelle e nella fatica che sta dietro a tutti i vari spostamenti dei personaggi della Austen. Andare solo qualche giorno a Londra era praticamente un incubo per la servitù, mentre nei grandi romanzi leggiamo solo “oh che scocciatura, dovrò passare le vacanze di Natale a Londra nella villa di mio cugino!” e puf! passano dal viaggio in carrozza a bere tè in un lussuoso salotto londinese, mentre viene trascurato tutto il lavoro e l’organizzazione che c’è dietro a ogni piccolo viaggio. Se come me conoscete a memoria i personaggi, i luoghi e i fatti del romanzo austeniano non potete assolutamente perdervi questo romanzo, la cui lettura risulterebbe invece astrusa a chi non ha dimestichezza con la storia della famiglia Bennet. E voi, l’avete già letto oppure no? Cosa ne pensate? Fatemi sapere come sempre nei commenti perché sono curiosissima di sapere se vi interessa.

Per oggi è tutto ragazzi, al prossimo post! 😉

Stay imbranation

The imbranation girl

 

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8 pensieri su “Recensione: “Longbourne House” di Jo Baker

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