Recensione:Una lontana follia di Kate Morton

Ben tornati cari imbranations, finalmente oggi riuscirò a parlarvi di un libro che mi sta particolarmente a cuore, ossia “The distant Hours” di Kate Morton. Questo libro mi piace così tanto che ho deciso di prenderne una copia anche per voi, e regalarvela sulla mia pagina facebook (vi lascio il link al giveaway che terminerà martedì 22 marzo a mezzanotte). Si tratta di un romanzo che lessi alcuni anni fa, ma colgo l’occasione di parlarvene ora perché a maggio uscirà il nuovo romanzo della stessa autrice, “I segreti della casa sul lago”, e vi avevo già parlato in un precedente post delle caratteristiche dei suoi romanzi. Oggi vi parlerò di uno dei miei due romanzi preferiti della Morton (l’altro è “Il giardino dei segreti”), e spero di potervi trasmettere il mio amore per questa storia.

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Titolo: Una lontana follia

Titolo originale: The distant Hours

Autore: Kate Morton

Editore: Sperling & Kupfer

Pagine: 566

Data di pubblicazione:  2011

Prezzo: cartonato 18,90 euro / ed. economica 10,90 euro / ebook 6,99 euro

Edie Burchill ha un’anima appassionata e un bruciante amore per i libri. Forse per questo non capisce sua madre Meredith, una donna fredda, scostante e silenziosa, che ha passato una vita intera assorta in pensieri che solo lei conosce. Ma un giorno a casa Burchill arriva una lettera con il timbro di cinquant’anni prima: sulla busta, l’indirizzo di Milderhurst Castle, la dimora di campagna dove Meredith, sfollata da Londra, trovò accoglienza quando aveva tredici anni. Di fronte a quella lettera ingiallita dal tempo, Meredith è sconvolta. E la figlia comprende che sua madre nasconde un segreto. È così che Edie comincia un viaggio nel passato di quella donna che non ha mai conosciuto davvero; un viaggio che inizia proprio dall’imponente castello ormai in rovina, con il suo giardino vasto e impenetrabile, dove Meredith ha vissuto i giorni che hanno segnato il suo destino. Il castello è ancora abitato dalle tre figlie del famoso scrittore Raymond Blythe, allora giovani e bellissime, con una vita piena di promesse davanti a sé. Ma di quelle promesse la vita non ne ha mantenuta nessuna, e loro oggi non sono che tre ombre, prigioniere di una lontana follia, destinate a vagare senza pace tra i corridoi dell’antica dimora. Un luogo che, scoprirà Edie, porta impresso il ricordo di un incendio rovinoso, e di una morte che non ha mai trovato un senso. Solo immergendosi nei misteri di Milderhurst Castle, Edie potrà liberare sua madre da ciò che la opprime. Imparando, finalmente, a volerle bene.

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Ci sono varie versioni della copertina, ed è inutile dire che la mia preferita è una delle originali (l’ultima qui sopra per l’esattezza). Ma non voglio dilungarmi troppo sull’argomento copertina, perché questo romanzo mette molta carne al fuoco, quindi meglio concentrarci sulla trama. Dalla sinossi che viene riportata sul retro del libro, sembra una storia di riconciliazione tra una madre e una figlia. Sì, è anche questo, ma non SOLO questo. Diciamo che la storia di Edie e sua madre è solo un pretesto per introdurci nella vita delle tre sorelle Blythe, che probabilmente sono le vere protagoniste del romanzo. Ma partiamo dall’inizio. Edie è una giovane editor di trent’anni che lavora per una piccolissima casa editrice londinese e che si è da poco lasciata con il suo fidanzato storico. Avendo lasciato la casa in cui conviveva con il ragazzo, viene temporaneamente ospitata dal suo capo, un simpatico signore a cui è molto legata, nella sua piccola casa/ufficio  in cui vive solo con Jess, un grasso cagnolino. Una domenica, mentre Edie è a pranzo dai suoi genitori, il postino consegna alla madre una lettera logora e ingiallita con un timbro datato 1941 e proveniente da “Milderhrust Catle”, una lettera che era andata smarrita per oltre cinquant’anni, con la quale la famiglia Blythe fa il suo primo ingresso nella storia.

“Tutto iniziò con una lettera smarrita tanto tempo prima, che attendeva il suo momento da almeno mezzo secolo, confusa fra tante altre in una borsa da postino, dimenticata nella soffitta di un’anonima casa di Bermondsey, a Londra. Ogni tanto ripenso a quella borsa, e alle centinaia di missive d’amore, di bollette da pagare, di biglietti d’auguri, di letterine di bambini che mischiati insieme sussurravano i loro messaggi nell’oscurità. E aspettavano che qualcuno si accorgesse di loro. Sapete come si dice, vero? Una lettera trova sempre il suo lettore. Prima o poi, piaccia o no, le parole riescono in qualche modo ad arrivare alla luce, a svelare i loro segreti. (…) Se il postino Arthur Tyrell fosse stato un po’ più responsabile, se in quella vigilia di Natale del 1941 avesse terminato il suo giro di consegne senza farsi tentare da tutti quei grog al rum, se la borsa non fosse stata gettata in soffitta e dimenticata dopo la morte del suo proprietario, una cinquantina d’anni dopo, e ancora, se una delle figlie non l’avesse ritrovata e non avesse chiamato il Daily Mail, forse l’intera vicenda avrebbe preso un’altra piega. Per me, per mia madre, e soprattutto per Juniper Blythe.”

Edie non ha mai visto sua madre così sconvolta, e quando le chiede cosa conteneva la lettera lei risponde che si tratta di una vecchia storia risalente all’epoca in cui da bambina era stata sfollata in un vecchio castello nella campagna del Kent. Edie è molto curiosa, ma la madre non è intenzionata ad approfondire l’argomento. Non molto tempo dopo la ragazza si trova in viaggio per lavoro nelle vicinanze del castello da cui proveniva la lettera indirizzata a sua madre, così decide di andare a visitare il luogo.

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Fermandosi nella piccola libreria del paese di Milderhurst, Edie scopre che il vecchio castello in cui aveva soggiornato sua madre è la residenza del famoso scrittore “Raymond Blythe”, autore de La vera storia dell’Uomo del Fango, uno dei capisaldi della narrativa gotica per ragazzi, che aveva segnato anche la sua infanzia. La storia della famiglia Blythe era molto tormentata, e il castello era stato testimone di varie sciagure: Raymond era il primo di quattro figli di una poetessa di un certo rilievo, Emily Blythe, la quale dopo la morte del figlio più piccolo a causa di un violento nubifragio si tolse la vita gettandosi dalla torre di Milderhurst. Raymond dedicò la sua vita agli studi diventando un importante scrittore e, all’età di ventinove anni, sposò la signorina Muriel Palmerston da cui, dopo molti anni, ebbe due gemelle: Persephone e Seraphina. Muriel era una nuotatrice provetta e come regalo di nozze il marito le fece costruire un laghetto in giardino, anche se lei preferiva nuotare nel fossato intorno al castello. Ma la felicità durò per poco tempo, perché la moglie Muriel rimase vittima di un incendio domestico che distrusse parte della casa, e poco dopo morì. Così il fossato venne fatto interrare, e da allora custodisce i segreti della famiglia, a partire dalla nascita de L’Uomo del Fango, e che sarà anche la chiave della nostra storia. Addolorato dalla perdita della moglie Raymond Blythe si chiuse in sé stesso, e solo dopo alcuni anni diede alla luce il romanzo che lo rese famoso, “La vera storia dell’Uomo del Fango”. Il successo professionale si accompagnò ad un nuovo periodo di serenità della famiglia: Raymond infatti, già oltre i cinquant’anni, si sposò una seconda volta con la bellissima Odette Silverman, appena diciottenne, da cui ebbe una figlia che chiamarono Juniper. Ma solo due anni dopo la seconda moglie morì in seguito alle complicazioni dovute ad una seconda gravidanza. Dopo la morte della moglie lo scrittore fu tormentato dai ricordi e dalle sue ossessioni, tanto che si convinse che l’Uomo del Fango avesse preso vita per tormentarlo. Trascorse tutta la sua vecchiaia a farneticare e a scrivere rinchiuso nella torre del castello, dalla quale si gettò nell’aprile del 1941, “ la stessa morte che si era data sua madre sessantacinque anni prima”.

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Quando Edie si reca in visita al castello di Milderhurst trova un vecchio maniero in rovina, che le sorelle Blythe tentano con tutti i loro sforzi di tenere in piedi. Sarà la maggiore delle sorelle, Persy, a farle da guida attraverso il castello, mostrandole le antiche stanze e la vecchia soffitta in cui tutte le figlie dello scrittore avevano trascorso i loro primi anni di vita.

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Persephone parla come se si tratti di una reggia nel pieno del suo splendore, e Edie capisce che non solo la donna non si rende conto di quanto il castello stia cadendo a pezzi, ma che la maggiore delle sorelle tiene a quelle mura più della sua stessa vita. Durante la sua breve visita al castello Edie si imbatte in quello che a prima vista le sembra essere un fantasma, ma che poi si rende conto essere la minore delle sorelle Blythe, Juniper, una ragazza intrappolata nel corpo rugoso di una vecchia, vestita con lo stesso abito che indossava quella sera del 1941, quando il suo innamorato non si presentò per incontrare la famiglia. Da quella notte, Juniper attende ancora che il suo Thomas bussi alla porta per condurla verso la vita che avevano sognato insieme. Ma lui non arriverà mai, perché un mistero avvolge quella notte lontana nel tempo, e Thomas sembra essersi volatilizzato. A questo punto della narrazione torniamo indietro al 1939, quando Neville Chamberlaine annuncia l’entrata in guerra dell’Inghilterra e esorta il popolo a partecipare in qualunque modo allo sforzo bellico. Percy e Saffy sono due donne non più giovanissime che hanno perso la loro occasione di farsi una vita al di fuori del castello: Percy, essendo nata qualche secondo prima della gemella, ha sempre avuto il ruolo di sorella maggiore, rigida, severa, priva di frivolezze, è l’opposto di Saffy, estroversa, affabile e più romantica. Juniper è solo una ragazzina di diciassette anni, ma ha già avuto modo di dimostrare la sua abilità con le parole, segno che è la perfetta erede dell’illustre dinastia dei Blythe. La ragazza passa le sue giornate nella soffitta del castello, a scrivere e a sognare il mondo al di fuori di quelle mura, sorvegliata dal padre e dalle sorelle che la proteggono come se fosse un animale molto raro. Ma Juniper è davvero speciale, di una bellezza anticonvenzionale con gli occhi da gatta un po’ distanti, lo spazio tra i denti e i lunghissimi capelli biondi, riesce ad affascinare chiunque la conosca. Dentro quella ragazza così esile però, si nasconde il seme di una lontana follia, “il tempo vuoto” come lo chiamano le sorelle, momenti in cui Juniper viene sopraffatta da una violenza innaturale, momenti di cui poi non ricorda nulla. Saffy le ha insegnato a riconoscere gli attacchi quando arrivano, ad aggrapparsi forte a qualcosa e ad aspettare che passino. Ma la premura delle sorelle non riesce a tenere Juniper lontana dal mondo reale: la ragazza prende l’auto del padre e va in paese a scegliere “il suo piccolo sfollato”, portando a casa Meredith, la madre di Edie. La bambina sarà la prima vera amica che Juniper abbia mai avuto, e le due instaureranno un legame molto speciale che spingerà la giovane scrittrice a seguire la sua piccola amica a Londra, quando i genitori verranno a riprendersela. Proprio attraverso Meredith, Juniper conoscerà Thomas Cavill, il ragazzo che le ruberà il cuore. Thomas è appena tornato dalla guerra confuso, ferito nel corpo e nello spirito, e Juniper sarà il balsamo che allevierà i suoi tormenti, tanto che in poco tempo decideranno di sposarsi e di comunicare la notizia alla famiglia di lei. Sarà proprio in occasione della cena organizzata dalle sorelle al castello per conoscere il futuro sposo di Juniper, che Thomas non si presenterà, o meglio, questa è la versione che le due sorelle hanno sempre raccontato a tutti, anche alla sorella minore…

Nel frattempo Edie viene scelta da Percy in persona per redigere una nuova introduzione alla nuova edizione de “L’Uomo del Fango” prevista per il settantacinquesimo anniversario del libro, “rubando” il lavoro allo scrittore che si stava già occupando del caso. Così Edie deve recarsi di nuovo al castello per le sue ricerche e qui, nell’archivio, trova una lettera sconcertante che potrebbe addirittura mettere in dubbio la paternità di Raymond Blythe dell’ Uomo del Fango.

Credo di avervi svelato anche troppo della trama e non voglio rovinarvi il finale, perché è davvero ricco di colpi di scena! Non credo ci sia ancora bisogno di ribadire quanto questo romanzo mi abbia affascinata. Ha tutte le carte in regola per essere una delle mie storie preferite: un antico castello con i muri che sussurrano, tre sorelle legate da un rapporto possessivo e soffocante, destini intrecciati e un amore stroncato sul nascere. L’atmosfera che la scrittrice ha saputo creare è assolutamente coinvolgente, e durante la lettura sembra di essere nel castello insieme alle protagoniste della storia, un castello le cui pietre “cantano le ore lontane”, ricordi di tutte le anime che “hanno vissuto tra quelle mura, che hanno mormorato i loro segreti, tessuto le loro trame”. I due piani temporali (l’oggi di Edie e il passato delle sorelle) si alternano tra un capitolo e l’altro lasciandoci sempre con il fiato sospeso. Tutti i passaggi si incastrano perfettamente e la scrittura non è mai banale o prevedibile, insomma una storia con i fiocchi! Non posso che consigliarvi di cuore la lettura di “Una lontana follia”, e se siete arrivati a leggere fin qui vi meritate davvero un premio! Infatti vi invito a partecipare al giveaway su Facebook così avrete la possibilità di vincere una copia del libro 😉

In bocca al lupo a tutti e a presto!

Stay imbranation

The imbranation girl

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