Booktellers: Dark places di Gillian Flynn

Buongiorno imbranations e ben tornati! Sabato ho terminato di leggere un libro tutta suspence che mi è piaciuto moltissimo. Per cui amanti dei thriller, dei gialli, del fiato sospeso e di storie forti, venite a me!

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Titolo: Dark places. Nei luogni oscuri

Autore: Gillian Flynn

Genere: thriller

Collana: narrativa

Uscita: 19/10/2015

Prezzo: brossurato 19,50 euro/ebook 4,99 euro

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p style=”text-align:justify;”>Libby non è una ragazza di buon carattere, non lo è mai stata. C’è qualcosa di cinico e meschino in lei, una sorta di lato oscuro di cui lei stessa ammette l’esistenza e con cui è costretta a fare i conti. Libby aveva sette anni quando sua madre e le sue sorelle furono uccise in un rito satanico. Fu lei ad accusare suo fratello Ben di essere stato l’autore della strage. Ventiquattro anni dopo Ben è in carcere e Libby vive alle spalle delle associazioni di beneficenza che le hanno inviato donazioni per tutti quegli anni.
A cambiare le carte in tavola sarà il Kill Club, una società segreta di “feticisti del crimine”, i cui soci sono convinti dell’innocenza di Ben e rintracciano Libby perché lo scagioni. I membri del gruppo le insinuano il dubbio di essere stata manipolata e Libby è infastidita da quei pagliacci fanatici che ficcano il naso nella sua memoria. Ma i soldi che le offrono per tornare a scavare nel suo passato e cercare il vero colpevole della strage le servono. Così Libby inizia una dolorosa ricerca attraverso la quale, a poco a poco, i ricordi riaffiorano da quei luoghi della mente che fino a ora aveva volutamente oscurato. Saranno gli oggetti della sua infanzia e i racconti delle persone che avevano conosciuto la sua famiglia ad aiutarla a ricostruire gli avvenimenti che portarono all’eccidio, fino ad ammettere l’inconsistenza della sua precedente testimonianza. Insospettabili verità verranno a galla e Libby ritroverà se stessa, ripartendo da dove aveva iniziato: in fuga da un killer.

Prima di tutto vorrei ringraziare Riccardo della casa editrice Piemme per avermi dato l’occasione di leggere questo libro. Iniziamo ora come al solito dalla cover: l’immagine sulla copertina fa riferimento al film che è stato tratto dal libro, con Charlize Theron, Nicholas Hoult (che per me resterà sempre il ragazzino di “About a boy”) e Chloë Grace Moretz, uscito in Italia il 22 ottobre 2015. Ma vi parlerò dopo del film, prima scopriamo meglio la storia. Libby Day è l’unica sopravvissuta alla strage della sua famiglia in cui venero brutalmente uccise la madre, Patty e le sue due sorelle Michelle e Debby. Lei aveva solo sette anni e riuscì a fuggire dalla casa prima di diventare parte di quel massacro, del quale testimoniò che era stato il fratello quattordicenne Ben ad essere l’autore. Da allora Libby è vissuta della compassione e della beneficienza di persone impietosite da quella bambina rimasta sola al mondo dopo aver visto la propria famiglia fatta a pezzi dal fratello. Ma ora Libby non è più una bambina, e l’attenzione della gente si indirizza su altri casi, nuovi omicidi, nuove scomparse. E Libby ha bisogno di soldi. Non è in grado di lavorare per cui deve trovare un modo per racimolare soldi per andare avanti, al più presto. Quando sembra non vedere più una luce in fondo al tunnel della sua esistenza ecco che le si presenta un’occasione d’oro: parlare della sua esperienza al Kill Club, un circolo di fissati con gli omicidi che tenta di esaminare i casi, in cambio di settecento dollari. Libby è reticente inizialmente. Nel club ci sono persone, donne soprattutto, che sostengono che suo fratello Ben sia innocente, un’ipotesi che non riesce a tollerare. Il fratello, in ventiquattro anni di carcere, non ha mai fatto ricorso in appello e non ha mai fornito un buon alibi per quella notte degli omicidi. Inoltre Libby non ha mai ritrattato le sue accuse contro Ben, e non è mai andata a trovarlo, convinta che fosse l’unico responsabile della strage. Poi il ragazzo che gestisce il Kill Club, Lyle Wirth, la convince ad andare a parlare con le persone coinvolte nei fatti di allora, primo fra tutti Ben, in cambio di soldi. All’inizio Libby lo farà con disinteresse, attratta unicamente dalla prospettiva di guadagnare un po’ di dollari, poi però la verità che si era sempre raccontata su quella lontana notte del 3 gennaio 1985 inizia ad avere delle falle. Si era promessa di non tornare mai in quelli che lei chiama “i luoghi oscuri” della sua mente, quelli in cui custodisce i ricordi della sua famiglia prima che accadesse il disastro, ma è costretta a farlo se vuole conoscere la realtà di quella fatidica notte e poter vivere in pace la sua vita. Nei “luoghi oscuri” la famiglia Day è una famiglia povera, in cui si mangiano avanzi e si indossano capi di seconda mano; in cui la madre, Patty, ha sussurrato a Libby “ti voglio bene” quella notte, prima di venire uccisa; in cui Michelle era una rompiscatole che ficcava il naso negli affari di tutti e poi li trascriveva sul diario che portava sempre con se, e in cui Ben era, agli occhi di Libby, il fratellone un po’ impacciato e timido. La ragazza si addentrerà nel passato che ha sempre rifiutato di guardare con occhi diversi, e  finirà per scoprire una verità sconcertante.

L’autrice, che avevo già adorato per Gone girl-L’amore bugiardo, si è dimostrata anche questa volta perfetta in ogni passaggio. Il personaggio della protagonista, Libby, è ben caratterizzato, con le sue mancanze, i suoi difetti, le sue paure e le sue fragilità mascherate dietro un atteggiamento da dura. La situazione è incredibilmente coinvolgente e i misteri così intricati da spingere il lettore a non mollare la presa sulla storia. Il libro è strutturato in capitoli che alternano il presente a quel giorno lontano precedente la notte degli omicidi, i cui avvenimenti sono narrati ora per ora con il susseguirsi dei capitoli. Così mentre conosciamo meglio Libby e la sua paura di confrontarsi con la vita, apprendiamo anche i fatti della sua infanzia. E questa modalità ci consente di comprendere i comportamenti della donna adulta di oggi, le cui fragilità scopriamo derivare dalla mancanza di una famiglia che le dicesse come vestirsi, quando mangiare, quando cambiare le lenzuola, come fidarsi del prossimo. A differenza di “La ragazza del treno”, di cui non riuscirò mai a comprendere tutto il successo che ha avuto e che sta avendo tutt’ora, questo sì che è un thriller ben fatto! Appena finito di leggere il libro poi, sono andata subito a guardarmi il film, che ho apprezzato altrettanto. Gli attori sono azzeccati e la sceneggiatura è molto fedele al romanzo quindi, super promosso! Charlize Theron merita sempre nei ruoli drammatici, come non applaudirla?

Bene ragazzi, spero che questa recensione vi abbia incuriositi, perché mi sento di consigliarvi caldamente “Dark places”. Fatemi sapere come sempre eh! Vi aspetto nei commenti, anche su Instagram! 😉 Bye bye!

Stay imbranation

The imbranation girl

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